L’approvazione del Green Pass, il lasciapassare “verde” e soprattutto nazista che tanto piace al governo e alla maggioranza del parlamento italiano, nella mente dei suoi ideatori doveva forzare alla vaccinazione gli italiani ancora recalcitranti alla doppia benedizione con il siero genico sperimentale. Il fastidio di doversi sottoporre ogni 48 ore ad un controllo invasivo come il tampone nasale o faringeo avrebbe dovuto far capitolare tutti coloro che ancora si ostinavano a rifiutare la versione corrente dell’affaire “coronavirus” e soprattutto rifiutavano la salvezza dei relativi vaccini sperimentali, siano essi a mRNA o di tipo più tradizionale.

Vi è una evidente contraddizione nel voler costringere tutta un’intera popolazione ad una vaccinazione sperimentale e contemporaneamente far firmare, ad ogni singolo individuo, appena prima dell’iniezione, un documento che solleva medici e governo da ogni possibile responsabilità. È una cosa che nemmeno i nazisti avevano mai pensato e praticato e di sicuro non appartiene a tempi normali. Ma l’Italia non vive tempi normali, questo dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti.

Non deve stupire che politici italiani come il ministro Renato Brunetta abbiamo candidamente ammesso (sic) l’intrinseca perversa natura di questo provvedimento, definendolo pubblicamente “geniale”. Geniale sarebbe quindi l’aggirare svariati articoli della Costituzione italiana introducendo un “disagio psicologico” alle persone prive del lasciapassare nazista senza il quale, è bene ricordarlo, ora in Italia non si può più lavorare, sedersi in un bar, una pizzeria, frequentare una palestra.

Altri, come lo storio Franco Cardini non esitano invece a riconoscere la reale natura del Green Pass e i reali motivi che ne hanno causato l’approvazione. Cardini non è solo, ma la compagnia di spiriti illustri come i filosofi Giorgio Agamben e Massino Cacciari non rende il suo messaggio predominante perché i grandi media sono schierati compatti con il governo e la sua versione. In altre parole: la censura è implacabile ed esercitata con metodo scientifico e volontà inquisitoria.

A questo punto, sentiamo il dovere di ricordare, una volta di più, come l’Italia sia ora governata da un governo di nuovo in pugno al Partito Democratico, gli oramai ex-comunisti che si sono sempre auto-definiti iBuoniTM per antonomasia.

Malgrado l’imposizione del lasciapassare nazista da parte di un governo il cui Primo Ministro è il terzo di fila in tre anni a non essere stato eletto da nessun italiano ad una qualsiasi carica politica o parlamentare, malgrado ciò, la reazione di coloro che dovevano capitolare è stata diversa da quella prevista.

Gli italiani non vaccinati si sono messi in fila nelle farmacie per ottenere il Green Pass ma hanno anche iniziato a manifestare nelle piazze. Le proteste dovevano essere semplicemente pacifiche ma dopo l’attacco alla sede della CGIL a Roma, il 15 ottobre scorso, da parte di militanti di Forza Nuova, è chiaramente emersa una certa inclinazione da parte del governo in carica di sfruttare una violenza indotta artificialmente per scatenare contro i manifestanti pacifici una polizia rabbiosa ma ancora fedele a chi le paga bene lo stipendio.

Condanneremo sempre la violenza gratuita ma l’Italia ha un evidente problema di Democrazia.

Lo stesso scenario romano si è ripetuto a Trieste, in toni purtroppo solo leggermente minori, in occasione dello sciopero contro il lasciapassare nazista che i portuali hanno indetto nei giorni scorsi.

Dove stiamo andando? Per molti di noi è una domanda retorica, sappiamo già la risposta che è sotto i nostri occhi. Ma è doveroso porla per tutti gli altri che sono ancora sotto incantesimo e non capiscono il pericolo che stiamo fronteggiando.

Nel tentativo di dare una risposta articolata ma anche di suscitare una scintilla di spirito critico, ho intervistato Paolo Sceusa, già professore, avvocato e magistrato, da poco in pensione. La video intervista è caricata su YouTube e Rumble. Sceusa ha ricoperto la carica di presidente presso il tribunale dei minori di Trieste e di conseguenza conosce bene sia la città che il suo tessuto sociale.

Schiavo è chi lo schiavo fa” afferma per due volte Sceusa alla fine dell’intervista, parafrasando Forrest Gump. Spero che questa semplice osservazione possa essere per alcuni il seme che fa germogliare un albero nuovo, più forte e migliore.

Video intervista con Paolo Sceusa su YouTube:

https://www.youtube.com/watch?v=tL2RyOYefYs

Video intervista con Paolo Sceusa su Rumble:

https://rumble.com/vo4iuh-il-green-pass-e-lopposizione-dei-cittadini-italiani.html

COSTANTINO CEOLDO

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