Green pass statali: non c’è scampo, neanche in smart working

Continua la farsa italiana dell’obbligo vaccinale senza obbligo per i lavoratori dopo il 15 ottobre: sarà obbligatorio il green pass anche per lo smart working. E anche sui dipendenti in smart working ci saranno controlli a tappeto per controllare chi è in possesso del certificato verde.

Il particolare rende bene l’accanimento del governo Draghi sulla vaccinazione, e il non cedere su questo punto, in attesa di far partire il nuovo cinema dell’emergenza climatica.

Oramai è chiaro che il certificato verde non è una misura sanitaria, ma politica: non ha infatti senso arrivare a obbligare a questo tipo di certificazione chi se ne sta a casa sua.

Abbiamo già affrontato il tema della “sadicocrazia” legata al green pass, evidente soprattutto in personaggi come Prodi o Brunetta che hanno ostentato sorrisi compiaciuti nel parlare della sofferenza inflitta ai lavoratori col tampone o col green pass: una sofferenza assolutamente gratuita e ingiustificata, che si somma a quelle che già da anni devono subire con la riduzione dei diritti. Che oramai si sia in mano a psicopatici è addirittura ovvio.

Queste saranno le linee guida quindi della presidenza del Consiglio dei Ministri, almeno secondo la bozza: green pass anche per chi sta a casa. E ovviamente ci dovranno essere controlli: il green pass dovrà essere verificato dai datori di lavoro, la verifica dovrà essere svolta, ai sensi del riformato Art. 9-septies del D.L. 52/2021, anche quando il lavoratore è collocato in una struttura diversa, e quindi è a casa.

In realtà si sta comunque procedendo ad una eliminazione totale dello smart working, come ha già in parte detto il ministro Renato Brunetta: il cosiddetto lavoro agile dovrà essere concesso solo a determinate condizioni.

In Italia il 70 per cento della popolazione è immunizzato. Con le stesse percentuali la Danimarca ha fatto cadere tutte le restrizioni, e così il Regno Unito: si tratta di due Paesi molto più all’avanguardia dell’Italia su tutti i fronti, compreso quello scientifico. E invece qui si arriva ad un inasprimento e, anzi, il ministro Speranza è arrivato a sostenere che nemmeno il novanta per cento di vaccinati potrebbe essere sufficiente per far cadere obblighi e restrizioni, e dello stesso tenore sono anche ler parole di Ricciardi.

Il green pass è quindi evidentemente una misura coercitiva per raggiungere il cento per cento di immunizzazioni. E l’assurdità di obbligare al green pass persino i dipendenti in smart working fa ben comprendere le difficoltà sotto questo punto di vista, anche perché probabilmente l’emergenza Covid è arrivata al capolinea (e infatti stanno cominciando a scaldare i motori con la prossima farsa).

Il New York Times, all’inizio dell’emergenza Covid, aveva interpellato alcuni storici della medicina sulla fine delle pandemie. Era emerso il fatto che esiste una fine “medica” e una fine “sociale” . La fine medica non abbiamo bisogno di spiegarla, mentre qualche spiegazione in più va riservata alla “fine sociale”: arriva un punto in cui la gente, per una sorta di reazione psicologica, “smette” di pensare al virus. Questo fatto è avvenuto anche durante le grandi pandemie, segnatamente durante la spagnola: si cessa di provare preoccupazione per il virus.

E ora infatti non se ne parla quasi più: il discorso si è talmente centrato sulla vaccinazione che il Covid in se stesso ha perso “attrattiva” e non spaventa più. L’introduzione del green pass ha poi fatto cadere definitivamente in secondo piano la questione sanitaria e prevalere quella politica. Forse anche per questo il governo Draghi ha fretta di smaltire le benedizioni e sta  arrivando a misure folli come quella del green pass. In attesa della nuova emergenza climatica.

ANDREA SARTORI

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