Venute meno le rotte del Mar Nero, l’Ucraina continuerà ad esportare grano e prodotti agricoli attraverso porti diversi da quelli nazionali. L’operazione avverrà a spese dei contribuenti italiani ed europei. L’Ue infatti ha già tirato fuori il portafoglio e si prepara a pagare il trasporto via terra fino a terminal navali. Se si trattasse di coprire i costi dei viaggi con autocarri o treni fino al Mediterraneo e al Baltico, si profila un conto di 1,3- 1,8 miliardi di euro all’anno.

Questi soldi si aggiungeranno a tutti quelli che l’Ue ha già estratto ed ancora estrarrà dalle tasche dei cittadini per tenere in piedi l’Ucraina e la guerra contro la Russia.

LE RICHIESTE DI KIEV A BRUXELLES

L’Ucraina è uno dei grandi produttori mondiali di grano (al quarto posto per le esportazioni prima della guerra) e di altre derrate agricole. La possibilità di esportare nonostante il conflitto non va a beneficio di piccoli contadini che campano grazie a cinque campi e quattro galline. Infatti il grosso della terra è in mano a pochi Paperoni stranieri.

Similmente, non sono andate ai Paesi poveri le esportazioni agricole che l’Ucraina ha effettuato durante la guerra grazie all’accordo sulle rotte del Mar Nero. Nonostante la retorica, agli affamati del mondo sono andate solo le briciole.

Dopo la chiusura delle rotte navali sul Mar Nero, l’Associazione cerealicola ucraina ha bussato alla porta di Bruxelles chiedendo alla Commissione Europea di finanziare la spedizione via terra delle esportazioni verso porti diversi da quelli nazionali. Senza un sussidio di questo tipo infatti il grano e gli altri prodotti agricoli dell’Ucraina costerebbero troppo e nessuno li acquisterebbe.

I NUMERI DEL GRANO UCRAINO

Secondo i calcoli dell’Associazione, l’Ucraina è in grado di esportare quest’anno 45 milioni di tonnellate di cereali e di semi di girasole. Il costo del trasporto su treni e autocarri verso i porti del Mediterraneo e del Baltico è di 30-40 euro la tonnellata. Di qui si deduce – ma l’Associazione non lo dice – che per mandare tutta quella roba fuori dal continente i contribuenti europei dovrebbero pagare 1,3-1,8 miliardi.

L’Ucraina non fa parte dell’Unione Europea: non ancora, perlomeno. Però pesa sulle decisioni di Bruxelles come se fosse già nel blocco: ed anzi di più. Infatti il commissario Ue all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, ha prontamente fatto propria la proposta dell’Associazione cerealicola ucraina. Siamo pronti ad esportare praticamente tutto via terra e ad offrire sussidi per il trasporto, ha affermato: circa 4 milioni di tonnellate al mese. Nel corso di un anno, si può aggiungere, è la stessa quantità che l’Associazione cerealicola ucraina dice di essere in grado di esportare: e perfino un po’ di più.

IL NO DELL’EST EUROPA AL GRANO UCRAINO

Il commissario non ha specificato a quanto ammonterebbero i sussidi. Non ha specificato neanche se l’Ue sosterrebbe i costi della spedizione fino ai porti e alla partenza per altri continenti o per tratti più brevi: nell’ultimo caso, una quantità ancora maggiore di prodotti agricoli ucraini finirebbe nell’Ue. I prezzi crollerebbero ed i produttori locali si ritroverebbero praticamente rovinati.

Polonia, Ungheria e Slovacchia hanno già detto no ad una prospettiva del genere. In primavera hanno ottenuto dall’Ue il diritto di bloccare le importazioni di cereali e semi di girasole dall’Ucraina, allora ben più ridotte di quelle che adesso si profilano, e di consentirne solo il transito. L’accordo in questo senso con l’Ue scade il 15 settembre 2023. Ora dicono no all’arrivo dei cereali e girasoli ucraini anche Bulgaria e Romania, cioè tutti i Paesi che confinano con l’Ucraina stessa. Vogliono che l’esenzione dal dovere di importare venga prorogata ed estesa anche ad altre merci.

Il Consiglio Ue doveva decidere sulla proroga ieri, martedì 25 luglio 2023. Non l’ha fatto. Se ne riparlerà il mese prossimo.

Oltre ad essere così abbondanti, il grano e i prodotti agricoli dell’Ucraina sono anche ottimi? Mica tanto. Per bloccare le importazioni, in primavera Polonia, Ungheria e Slovacchia si sono messe ad ispezionare accuratamente queste merci al loro ingresso nel territorio nazionale. Hanno trovato pesticidi e Ogm che le norme alimentari Ue non consentono. Ora c’è anche il problema delle sostanze inquinanti depositatesi sui campi a causa di guerra, bombardamenti ed esplosioni.

GIULIA BURGAZZI

 

 

 

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