Si arricchisce di nuovi capitoli la grana del grano e degli altri prodotti agricoli provenienti dall’Ucraina, con annessi problemi di pesticidi e Ogm. E a farne le spese sarà anche l’Italia. La guerra con la Russia ha reso difficili le esportazioni: nei magazzini ucraini c’è ancora parte del raccolto 2022 e fra poco arriva il raccolto 2023. Bisogna fare spazio e l’unica rotta rimasta conduce verso Europa occidentale. Tuttavia i Paesi che nelle settimane scorse hanno controllato i cereali provenienti dall’Ucraina hanno effettuato scoperte poco edificanti a proposito appunto di pesticidi vietati e Ogm non dichiarati.

La constatazione che il grano dell’Ucraina non potrà che arrivare in Italia ed in Europa occidentale nasce da due notizie. La prima è il mancato rinnovo, e già ora il blocco di fatto, dell’accordo con Turchia e Russia (sotto l’egida delle Nazioni Unite), che ha permesso all’Ucraina di esportare cereali in tutto il mondo, nonostante la guerra, attraverso navi partite dal porto di Odessa, sul Mar Nero.

IL GRANO NON VIAGGIA VIA MARE

L’accordo scade a fine maggio 2023 . Per rinnovarlo, la Russia chiede il ritorno della sua banca per l’agricoltura nel sistema interbancario Swift, dal quale molte banche russe sono tagliate fuori in seguito alle sanzioni. Chiede anche di far ripartire i suoi carichi di fertilizzanti agricoli rimasti bloccati nei porti europei sempre in seguito alle sanzioni.

Già ora comunque i cereali dell’Ucraina non vengono più esportati via mare. Le navi possono anche salpare: ma poi rimangono bloccate in attesa delle previste ispezioni da parte della Russia. Ce ne sono 90 in coda, si lamenta l’Ucraina. La Russia ha smesso di controllarle dopo che il suo porto di Sebastopoli è stato attaccato da droni partiti dal porto di Odessa.

L’accordo per esportare via mare i cereali dall’Ucraina è stato presentato come indispensabile per far giungere alimenti ai poveri e agli affamati del mondo. Tuttavia, come mostrano i dati delle Nazioni Unite, essi hanno ricevuto veramente le briciole. Gli acquirenti principali sono stati, nell’ordine, Cina, Spagna, Turchia, Italia, Olanda.

Comunque la rotta delle esportazioni alimentari ucraine via mare verso tutto il mondo è già ora bloccata. E qui si inserisce la seconda notizia che suggerisce un ancor più massiccio afflusso di derrate agricole ucraine verso l’Europa occidentale e verso l’Italia. Riguarda il trasporto e le importazioni via terra.

I PAESI DELL’EST PROTEGGONO L’AGRICOLTURA NAZIONALE

I Paesi dell’Europa orientale, inondati di grano, mais e simili provenienti dall’Ucraina, hanno ottenuto dall’Ue, alla quale l’Ucraina è legata da un accordo di associazione, di sospendere le importazioni almeno fino a giugno: e poi si vedrà. Lo scopo è proteggere gli agricoltori dal ribasso dei prezzi dovuto al massiccio arrivo di merci ucraine.

Così Polonia, Ungheria, Romania, Slovacchia e Bulgaria non accettano più grano, mais, colza e semi di girasole provenienti dall’Ucraina. Fanno tuttavia passare i carichi sul loro territorio nazionale – cosa che prima non avveniva – dopo aver ottenuto dall’Ue sussidi per i propri agricoltori.

Attualmente nei depositi dell’Ucraina ci sono ancora 25 milioni di tonnellate di cereali. Un’enormità: ed oltretutto si tratta dei rimasugli del raccolto 2022. Per fare un paragone, la produzione 2022 di mais in Italia è stata pari a 5,2 milioni di tonnellate; quella di grano, a 6,5 milioni di tonnellate.

E fra poco arriveranno i nuovi raccolti. Impossibile per l’Ucraina esportare via mare verso tutto il mondo; impossibile anche esportare via terra verso l’Europa dell’Est. Da qualche parte, tutta quella roba dovrà pure andare. Ma dove? Ecco…

GIULIA BURGAZZI

 

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