Dopo la diffida a Roberto Burioni, arrivano le lettere di replica alla carta stampata.

Datata 31 ottobre 2022, la prima replica è una risposta al direttore del Gazzettino Roberto Papetti, che nei giorni precedenti aveva rilanciato il solito mantra contro i no-vax sulle pagine del suo quotidiano, nella rubrica “Lettera al direttore”.

L’iniziativa (prima firma, la biologa Laura Teodori) è sostenuta dall’associazione Arbitrium nonché da numerose altre organizzazioni,  scienziati e giuristi.

Nella replica in questione si analizzano diverse pubblicazioni recenti, nonché i dati del Vaers, l’agenzia americana che si occupa di raccogliere i numeri degli effetti avversi da vaccino.

Ne emerge un quadro poco confortante.

Tra le cose evidenziate, persino morti improvvise potenzialmente collegate al siero, un elemento che invece di spingere l’utenza alla vaccinazione avrebbe dovuto e dovrebbe tuttora imporre estrema prudenza.

Per questo nella lettera si chiede che il direttore rettifichi quanto scritto e riporti ogni possibile valutazione all’interno del perimetro scientifico del dubbio e dell’analisi critica.

La seconda replica, datata 1° novembre 2022, è invece indirizzata a La Stampa diretta da Massimo Giannini, in merito ad alcune affermazioni della dottoressa Antonella Viola.

In sostanza, il quotidiano torinese ha riproposto l’immagine divisiva e fuorviante di medici e pazienti no-vax quale gente irresponsabile e complottista, rigurgitata sulla scena in maniera cadenzata e regolare.

Nella risposta, sempre a prima firma della dottoressa Teodori, si cita il noto confronto in sede istituzionale tra l’europarlamentare olandese Rob Roos e la responsabile commerciale di Pfizer Janine Small.

Durante quel confronto si è appreso ufficialmente che il prodotto di Pfizer mai stato sottoposto a test in relazione alla sua efficacia.

Ciò avrebbe dovuto sconvolgere le coscienze, ma per la dottoressa Viola fa parte del repertorio conosciuto.

Chiaramente il fatto di dover assumere un farmaco la cui efficacia (e sicurezza) non è nota diventa davvero come un tiro di dadi: può funzionare, come no, guai però a chiedersi quale sarà la sorte che toccherà a chi lo assume.

Ebbene, non è così che funziona la scienza, questa è semmai la definizione di dogma.

In precedenza Roberto Burioni era divenuto destinatario di una diffida a seguito di alcune sue dichiarazioni rilasciate durante la trasmissione Che Tempo Che Fa condotta da Fabio Fazio.

Nella diffida si contestava la diffusione di notizie menzognere, esagerate e volte a turbare il pubblico, citando l’articolo 656 del Codice penale, nonché mancanza di trasparenza, correttezza e veridicità da parte della tv di Stato: motivo per cui la per cui la diffida è stata girata anche all’Agcom per conoscenza.

La diffida a Burioni, come abbiamo appena visto, altro non è stato che l’inizio di una serie di repliche, tutte maturate all’interno della comunità di Arbitrium.

Costoro hanno ritenuto che l’unica strategia per adesso percorribile sia quella di rispondere colpo su colpo al mainstream, cercando di creare un contro-flusso informativo.

A tal riguardo abbiamo raggiunto telefonicamente la dottoressa Laura Teodori, biologa appunto, già direttore di ricerca in ambito biomedico. Ci ha detto:

Sono stanca che la disinformazione passi con questa facilità, è questo invece il momento di ribattere colpo su colpo.

Ricordiamo infatti che la dottoressa è anche firmataria di altre due lettere di replica: una al quotidiano La Stampa e l’altra al Gazzettino, appunto. Così ancora la dottoressa:

La guerra che oggi combattiamo e che dobbiamo vincere passa necessariamente attraverso l’informazione. Questa deve essere chiara, limpida, non viziata da conformismo. Si deve capire che nella scienza non c’è posto per i dogmi, ma solo per il dubbio. Questo deve alimentare una costante ricerca tra modelli di conoscenza, metodo epistemologico e dato numerico. Tuttavia, questo meccanismo che è così straordinariamente fecondo se orientato al bene dell’uomo, si può trasformare nella peggiore minaccia per l’individuo.

Poi il discorso si incentra sull’aspetto morale:

Si deve partire sempre dal dato scientifico, è vero, senza tuttavia mai rinunciare all’etica. E l’etica ha bisogno di professionisti che la pratichino, siano essi scienziati o giornalisti. Chi fa scienza, e chi la comunica. Tuttavia, non ha senso chiedersi se la scienza di per sè sia buona o cattiva, è ciò che se ne fa che conferiscono il valore al fatto. Usare la scienza per ricostruire un cuore artificiale che salvi la vita ad un uomo è la cosa migliore del mondo. Altro discorso invece usare la scienza per tutt’altri scopi.

Oggi più che mai dunque la scienza e l’informazione non possono prescindere dall’etica, una dimensione sociale che deve guidare l’uomo nel fare le giuste scelte e nel perseguire i giusti fini.

Se si prescinde da questo, la dinamica del denaro che vince sopra ogni cosa alla fine prevale. Lo abbiamo visto ampiamente con la pandemia.

Ecco dunque che l’etica alla base di ogni attività, sia essa scientifica che giornalistica, restituisce valore al rapporto di fiducia tra professionista e destinatario, tra medico e paziente, tra giornalista e lettore:

Il desiderio di verità e di allontanarsi dal comfort del conformismo dovrebbe nascere all’interno dei canali di informazione, per tornare a pensare e a far pensare in maniera indipendente”, conclude la dottoressa. “E anche se non abbiamo tutto il tempo che vorremmo, risponderemo sempre colpo su colpo contro ogni cosa che giudicheremo inaccettabile.

E non possiamo pensare ad un modo migliore di augurarci che proprio questo cambio di paradigma sia ciò cui assisteremo in tempi non troppo lontani.

MARTINA GIUNTOLI

 

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