La Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj) ha sospeso l’affiliazione dei colleghi russi. Intanto reporter italiani risultano bloccati dal governo dell’Ucraina.

La sospensione dei giornalisti russi

La decisione della Ifj, con effetto immediato, è stata adottata mercoledì 22 febbraio 2023. Motivo: l’Unione russa dei giornalisti ha aperto sue filiali nei territori dell’Ucraina orientale passati alla Russia dopo i referendum dell’autunno scorso.

La Ifj  è la più grande organizzazione di coloro che, in tutto il mondo, lavorano nel settore dei media. Al suo interno, l’Italia è rappresentata dalla Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana): il sindacato unitario dei giornalisti italiani.

Dall’Italia, la Fnsi ha appoggiato la sospensione dei giornalisti russi dall’associazione internazionale perché, si legge in un suo comunicato, l’apertura delle nuove filiali da parte dell’Unione russa dei giornalisti “si pone nel solco dell’aggressione nei confronti dell’Ucraina tracciato dal governo russo”.

Il giornalismo all’epoca di Mario Draghi

Ci sarebbe da domandarsi quanta parte del lavoro dei giornalisti mainstream italiani e occidentali non si ponga nel solco tracciato dai governi. Qualcuno si ricorda ad esempio – tanto per rimanere nel passato – di quando i giornali italiani chiamavano quello di Draghi “il governo dei migliori”? O di quando nessun giornalone ha sottoposto a fact checking le falsità di Draghi sui vaccini?

Più è forte l’appiattimento dei media sul solco tracciato da un governo, più i giornalisti avrebbero bisogno dell’appoggio delle loro associazioni, nazionali ed internazionali, per mantenere la schiena diritta. Se la Fnsi teme per l’indipendenza dell’informazione russa, accompagnare alla porta della Ifj gli affiliati russi non sembra una brillantissima idea.

Quanto all’Italia, c’è un particolare curioso. Il comunicato della Fnsi effettivamente sottolinea il dovere di sostenere i giornalisti dell’Ucraina, dove è in vigore una censura che va ben oltre una “normale”  censura di guerra: contro di essa si è mossa anche Ifj. Per il resto, tuttavia, cita solo il dovere di sostenere i cronisti russi contrari alle politiche di Putin. Messa in questi termini, sembra l’indimenticata distinzione del comico televisivo Andy Luotto fra buono e no buono…

I giornalisti italiani bloccati in Ucraina

A proposito di Fnsi, meritano una parola anche i giornalisti italiani bloccati da molti giorni in Ucraina. Si fanno spesso due nomi, Alfredo Bosco e Andrea Sceresini. Attendono di essere interrogati dai servizi segreti di Kiev. La loro “colpa” è quella di aver lavorato in passato nei territori separatisti filo-russi. Ovvero, hanno raccontato una guerra da opposti punti di vista. Ma il Fatto Quotidiano, in un articolo riservato agli abbonati di 18 febbraio 2023, riferisce che i giornalisti italiani bloccati in Ucraina sono almeno otto. Così almeno risulta al Fatto da “fonti informali governative”.

Tuttavia le prese di posizione della Fnsi di lunedì 20 e di ieri, mercoledì 22 febbraio 2023 fanno sempre e solo riferimento ai due nomi noti: Bosco e Sceresini. Non un accenno alla necessità di aiutare anche gli altri sei, né la smentita della loro esistenza.

La Fnsi condanna e usa parole dure a proposito del trattamento subito da Bosco e Sceresini: ci mancherebbe ancora che non lo facesse! Però si limita ad invocare una rapida soluzione grazie all’ambasciata italiana a Kiev. Non chiede l’aiuto del ministero degli Esteri. Non constata che Giorgia Meloni, nel suo viaggio dell’altro giorno a Kiev, poteva e doveva spendere il suo peso ai massimi livelli.

Come se l’argomento dei giornalisti italiani sgraditi a Kiev scottasse. Come se fosse no buono.

GIULIA BURGAZZI

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