Gianandrea Gaiani tende a non dare troppo peso alla retorica bellicista cara alle élite tedesche che dominano la UE. "Dopo i primi morti la compattezza di qualsiasi Paese europeo andrebbe in frantumi..."

Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, ha recentemente espresso dubbi sulla capacità dei Paese europei di sostenere i costi di una guerra vera, sottolineando come la retorica bellicista delle élite tedesche che dominano l'Unione Europea non tenga conto della realtà. Secondo Gaiani, una volta che i primi morti si registrano, la compattezza di qualsiasi nazione europea andrebbe in frantumi, rivelando la fragilità di un sostegno che si basa più su slogan che su una reale determinazione a combattere.
In un contesto di crescente tensione tra Russia e Ucraina, Gaiani mette in evidenza come la guerra in corso stia logorando non solo le forze armate ucraine, ma anche quelle russe e, in ultima analisi, l'Europa stessa. La crisi energetica e industriale che ne deriva sta costringendo molti Paese europei a rivedere i propri piani di riarmo, con il rischio di una diminuzione dei fondi destinati alla difesa. Questa situazione potrebbe portare a cambiamenti significativi nell'orientamento politico e sociale all'interno dell'Unione, con un crescente scetticismo nei confronti di un conflitto che appare sempre più lontano dagli interessi diretti dei cittadini europei.
Gaiani sottolinea anche la crescente insoddisfazione all'interno della società russa riguardo alla strategia attendista di Putin. La percezione di debolezza potrebbe spingere a una richiesta di azioni più aggressive, specialmente in risposta a provocazioni come attacchi ucraini sul territorio russo. La guerra, che ha già visto l'uso di droni da parte dell'Ucraina per colpire obiettivi russi, potrebbe intensificarsi ulteriormente se si verificassero incidenti significativi, come un attacco durante la celebrazione della vittoria del 9 maggio in Russia.
In questo panorama complesso, Gaiani avverte che la strategia russa potrebbe risultare vincente nel lungo termine, in quanto evita un'escalation diretta con i Paese occidentali. La guerra in Ucraina, secondo lui, non è solo una questione di territori, ma un confronto più ampio tra la Russia e le potenze occidentali, con l'Europa che si trova sempre più isolata e indebolita. Le scelte strategiche di Putin, quindi, non si limitano a considerazioni militari, ma si intrecciano con le dinamiche politiche interne ed esterne, rendendo la situazione europea sempre più precaria.
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