Già mancavano medici e infermieri, ora il governo si mette anche a licenziarli

Il Governo lascia in braghe di tela “gli eroi in camice bianco” e gli italiani insieme a loro. Negli ospedali mancano 30.000 infermieri e altri 30.000 mancano sul territorio. C’è carenza di medici ovunque: un calcolo complessivo non esiste, ma praticamente da ogni luogo si leva un grido di dolore. Ad aggravare la situazione dei sanitari costretti a lavorare in condizioni di perenne emergenza (nonché dei loro pazienti), martedì 14  l’Ordine dei Medici di Torino ha sospeso 95 iscritti non vaccinati, specificando che sono soltanto i primi.

Anche la stima relativa alla mancanza di infermieri è stata diffusa martedì 14. Viene dalla FNOPI, Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche, che avverte: in Italia ci sono solo 5,5-5,6 infermieri ogni mille abitanti, uno dei rapporti più bassi in Europa. In dettaglio, secondo FNOPI, c’è bisogno di 27.000 infermieri al Nord, 13 .000 al centro, 23.000 al Sud e nelle isole.

E tutte le millantamila assunzioni promesse all’inizio dell’epidemia? I dati di Quotidiano Sanità, aggiornati al novembre 2020 e a loro volta basati su quelli della Corte dei Conti, sembrano impressionanti solo finché non li si analizza: l’anno scorso, nel sistema sanitario italiano sono entrati oltre 36.000 nuovi addetti.

Tuttavia, per cominciare, un terzo di questi 36.000 nuovi addetti – 12.000 persone – non sono né medici né infermieri. Il loro profilo professionale non viene specificato; si può supporre che si tratti di tecnici, di burocrati o simili.

Gli infermieri assunti a tempo indeterminato sono stati soltanto poco più di 5.000. Altri 11.000 circa hanno preso servizio con contratti a tempo determinato o variamente flessibili, e non è dato di sapere se nel frattempo questi contratti siano scaduti. Inoltre, i dati sugli assunti non tengono conto del turn over, ovvero della necessità di rimpiazzare gli infermieri che sono andati in pensione o si sono licenziati e il cui numero numero non è noto.

E i medici? Sempre nel 2020 e senza tener conto del turn over, ne sono stati assunti solo 433 a tempo indeterminato. Altri 7.000 circa sono stati assunti con contratti di libera professione, a tempo determinato o flessibili e, di nuovo, non si sa se sono ancora in servizio.

I 433 nuovi  medici assunti in pianta stabile sembrerebbero ampiamente insufficienti per curare i mali del servizio sanitario nazionale e – soprattutto – degli italiani.

Non sono note analisi complessive della carenza di medici. E’ noto invece che mancano più di mille medici di base e che i medici mancano praticamente in ogni ospedale, soprattutto nei pronto soccorso ma a volte anche nei reparti, per i quali addirittura a volte si parla di possibile chiusura. Mancano medici a Ravenna, a Cagliari, ad Ancona e in Molise; ne mancano a Napoli, a Viterbo, a Narni, a Forlì… In Piemonte ne mancano così tanti che i pronto soccorso rischiano il tracollo: e sempre a Torino 95 medici, sebbene certo non tutti specializzati nelle urgenze, sono stati sospesi perché non vaccinati.

Una questione di scelte, di politiche, di priorità: come quella di spendere miliardi  per sovrabbondanti vaccini Covid destinati solo a scadere.

DON QUIJOTE

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