di Giulia Bertotto.

“Il giudizio sul governo Netanyahu? Pessimo” scrive in un post Instagram il Partito guidato da Elly Schlein.

Iniziamo col dire che pessimo non ci pare la parola adeguata; pessimo è un piatto di pasta scotta, un lungo viaggio in treno in piedi, un bel film con un finale banale che ti delude. Non uno Stato che fa pulizia etnica da ottanta anni giustificandola con la persecuzione subita dagli ebrei europei. Pessimo? Semmai criminale, genocida, contrario alla vita. L’uso di questo aggettivo non è certo uno scivolone sulla pista di superficialità e vacui stereotipi che circonda questo partito.

Post del Pd su Palestina

Passiamo alla dicitura sotto al post: «Il giudizio sul governo Netanyahu? È pessimo, un governo di estrema destra, con estremisti che negano l’esistenza dei palestinesi. Stanno sbagliando, stanno isolando Israele». Il termine estrema ed estremista ricorre due volte in un brevissimo periodo grammaticale per trasmettere al lettore una netta distinzione tra componenti fondamentaliste e un corpo politico e sociale moderato. Estremo è un modo per dire che sono poche mele marce (ovviamente fasciste) a devastare la Palestina e non un decennale programma coloniale. Estrema destra è un modo per affermare che i democratici italiani si dissociano da questa amministrazione, ma non dallo storico sopruso che ha caratterizzato nei fatti la presa sionista sulla Palestina.

Il Partito Democratico è un’agenzia di comunicazione allineatissima alle linee guida degli apparati d’Oltreoceano, più che un partito di militanza popolare. Ed è stato costruito proprio per far credere ancora al target della sua propaganda di essere “inclusivo e antifascista”, con la sua immagine giovane e rampante, impersonata dalla pupilla di Obama. Il partito – fondato nel 2007 e non certo ai tempi di Enrico Berlinguer (che non usava slogan ambigui) – sa perfettamente che non sono gli “estremisti” di questo governo a voler “negare” l’esistenza dei palestinesi ma è l’essenza etnocentrica dello stato sionista a fondarsi su questo principio razzista e suprematista, con gli esiti disumani che vediamo. Esiti non esclusivamente imputabili al Pessimo Bibi, ma a un sistema ideologico radicato.

Lo stato d’Israele nasce da un principio di sopraffazione “sbagliato”, Israele si sta “isolando”. Si è isolato quando ha occupato illegittimamente dei territori e ignorato le innumerevoli risoluzioni ONU, quando ha costruito il muro in Cisgiordania, quando ha asfaltato i cimiteri, distrutto le case, ebraicizzato i nomi delle strade, strozzato l’accesso alla pesca, ricattato la popolazione per lavorare, recintato i gazawi, impedito loro le cure mediche. Anni e anni prima del 7 ottobre e delle bombe sulle incubatrici e sui forni per il pane che ne sono seguite.

Israele si è “isolato” ogni volta che ha indottrinato i suoi bambini alla disumanizzazione dei palestinesi per crescere soldati capaci di impedire alle ambulanze di raggiungere gli ospedali. Israele si è “isolato” rendendo la Terra Promessa una promessa di vendetta e in fondo di autolesionismo. Il monito di Primo Levi va in ogni direzione: se ritenere ogni straniero un nemico diventa la premessa maggiore di un sillogismo, al termine della catena sta il lager. Anche quando il campo di distruzione è Gaza. «Finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano», scriveva Levi. Occorre profondità storica e filosofica, non capri espiatori “pessimi”.

Il PD è molto, ma molto più che pessimo. Nella sua sudditanza internazionale uguale a FdI, ma vestito di falsità woke. Un post sui social così carico di omissioni storiche e ipocrisie tragiche, non lo potevamo ignorare.

You may also like

Comments are closed.