La tempesta perfetta si è materializzata. La Russia durante il fine settimana ha interrotto le consegne gas all’Unione Europea lungo la rotta polacca, ed anzi si sta riprendendo indietro un po’ del suo gas stoccato nelle riserve europee. Il gas russo arriva ancora attraverso la rotta baltica (il Nord Stream I) e lungo la rotta ucraina: ma abbastanza col contagocce. Il grafico dà un’idea della situazione.

La cosa curiosa – forse tragicamente curiosa – è che quasi contemporaneamente i prezzi per le consegne del gas nell’UE nel prossimo marzo-aprile sono nettamente diminuiti. Non esistono alternative praticabili, nell’UE, al gas russo: se non, forse, l’arrivo di gas liquefatto statunitense via nave, che però costa di più. Delle due, l’una: o i mercati sanno che le cose si aggiusteranno e che fra un po’ l’UE e l’Italia traboccheranno di gas a buon prezzo, o i mercati sanno che l’economia UE e italiana non possono sopravvivere ad uno shock del genere.

Si chiama demand destruction: chiusura di molte attività a causa del gas caro e e introvabile (stava accadendo già prima che la Russia chiudesse i rubinetti), conseguente diminuzione della domanda e – ulteriore conseguenza – diminuzione dei prezzi: perché tanto il gas non potrà più comprarlo nessuno. Sta di fatto

La Russia, in tempi normali, fornisce il 40% del gas importato in Europa. Lo stop sostanziale delle forniture, che rischia di lasciare le fabbriche europee ferme e la gente al freddo (gli stoccaggi sono semivuoti), non viola le condizioni contrattuali imposte dalla UE, la cui “filosofia” economica snobba i contratti fissi di lungo termine e punta sulla pluralità di fornitori, nella convinzione che in questo modo si possa approfittare delle migliori condizioni offerte dal mercato e spuntare i prezzi più bassi.

Questa “filosofia” si sta rivelando catastrofica. Risulta ancora funzionante il gasdotto Norvegia-UE, ma sempre nel fine settimana l’Algeria ha messo  di pompare gas alla UE lungo la rotta del Marocco e della Spagna: c’entra anche, pare, un crollo della produzione. Il faraonico TAP, Trans Adriatic Pipeline, che porta in Grecia e in Italia il gas proveniente dai giacimenti azeri, sta fornendo una quantità di gas pari al 17% di quello che serve alla piccola Grecia e al 10% di quello che serve all’Italia. Un po’ pochino, visto che doveva rappresentare l’alternativa al gas russo e anzi doveva ridurre del 10% il costo dell’energia per tutti gli italiani.

Il vecchio contratto per la fornitura di gas russo alla UE lungo la rotta polacca (gasdotto Yalam-Europe) è scaduto nel maggio 2020. Da quel momento, la Russia ha dovuto acquistare all’asta il diritto di far passare di lì il suo gas, in ossequio alla convinzione UE che solo dal libero mercato possano scaturire le condizioni migliori e il benessere di tutti. All’ultima asta, il gigante russo del gas Gazprom si è riservato solo una modesta parte della capacità del gasdotto. Lo stop all’arrivo del gas e addirittura il ritiro del gas dai giacimenti europei non viola i suoi obblighi contrattuali. Un altro grafico sintetizza la situazione del gas lungo rotta polacca.

Le cose non sono molto migliori lungo la rotta ucraina di consegna del gas russo. Il contratto 2019-2024 prevede che già quest’anno sia sensibilmente ridotto il volume della fornitura e che la Russia, se vuole, debba procurarsi ulteriori diritti attraverso aste. La Russia non vuole, dato che i cospicui diritti di passaggio del gas intascati dall’Ucraina – miliardi di dollari – vanno a un Paese con una politica estera russofoba, nel quale è in corso una guerra civile contro le province dell’Est dove la gente parla il russo e non l’ucraino. L’Ucraina ora sbraita che le mosse russe sul gas possono portare a un’escalation del conflitto.

Chiedere alla Russia di coprire di soldi i propri avversari politici è chiederle oggettivamente un po’ troppo. Gli osservatori concordano nel dire che la Russia punta sul Nord Stream II, il raddoppio del gasdotto che segue la rotta baltica: quando entrerà in funzione, il gas non dovrebbe più mancare all’UE.

Il Nord Stream II è già finito, ma prima che entri in funzione la Germania e la Commissione Europea devono verificare che esso non violi le sacre regole UE della concorrenza. Il verdetto dovrebbe arrivare entro la fine di febbraio. Se sarà favorevole, il gas russo del Nord Stream II comincerà ad arrivare in marzo.

Forse i lungimiranti mercati sui quali è diminuito il prezzo per le consegne del gas all’UE in marzo-aprile danno per certo l’arrivo di copioso gas russo via Nord Stream II. Forse: e in ogni caso dopo un inverno che si prospetta molto duro. Ma l’alternativa, la demand destruction e la distruzione dell’economia europea tratteggia un futuro più duro ancora.

DON QUIJOTE

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