E così il giorno dell’Armageddon per il gas è arrivato. E’ una tragedia, anche se le istituzioni UE stanno producendosi in alcuni effetti collaterali francamente comici. Oggi, mercoledì 27, il colosso russo Gazprom ha chiuso i rubinetti a Polonia e Bulgaria, che non accettano il pagamento in rubli richiesto dalla Russia per disinnescare almeno in parte le sanzioni impostele dall’UE. Hanno invece già accettato di pagare in rubli l’Austria e l’Ungheria.

Secondo la solitamente informatissima testata economica Bloomberg, avrebbero già effettuato pagamenti in rubli quattro società europee e dieci società si sarebbero messe in condizione di farlo.

L’Unione Europea si è spaccata, dunque. Eppure – ed è il lato comico – la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, annuncia pomposamente una riunione per una “risposta coordinata” alla mossa di Gazprom. Tuttavia ogni possibilità di coordinamento sembra morta e sepolta, visto che alcuni hanno hanno deciso autonomamente cosa fare. E poi, la Russia ha reso noto ormai un mese fa che vuole essere pagata in rubli. C’è già stato tutto il tempo per una risposta coordinata…

Il lato tragico è l’aumento repentino del prezzo del gas in Europa. Ovvio: la disponibilità è diminuita. L’ennesimo aumento. L’ennesima tegola in testa alle attività economiche e alle famiglie già alle prese con bollette stratosferiche.

E l’Italia? Il gas russo continuerà ad arrivare? Non si sa. I contratti fra ENI e Gazprom sono segreti, come del resto tutti i contratti europei per il gas. Essi fissano anche le date entro le quali vanno effettuati i pagamenti. La Russia manda gas finché non viene superata la data in cui è dovuto il primo pagamento in rubli.

E dunque, scopriremo solo vivendo se Putin chiuderà il rubinetto anche a noi. Sarebbe una tragedia. Arriva dalla Russia circa il 40% del gas utilizzato dall’Italia. L’Algeria e gli altri Paesi africani ai quali si è rivolto il Governo per trovare approvvigionamenti alternativi hanno ben poco gas da venderci: nella migliore delle ipotesi, potrebbero cominciare a darcene un pochino di più fra un anno. Campa cavallo…

L’ENI ha fatto sapere da settimane che non pagherà il gas russo in rubli. Tuttavia la Commissione Europea, che prima sembrava contrarissima, pochi giorni fa ha detto che, beh, sì, insomma forse si può anche pagare il gas russo in rubli. Non sono noti pronunciamenti dell’ENI e delle autorità italiane successivi a questo fatto.

Il documento con il quale la Commissione Europea ha reso noto che pagare in rubli in fondo non è proibito rappresenta un’autentica perla nella quale il burocratese compie involontarie incursioni nel campo della comicità. Afferma, e contemporaneamente nega. Dice di sì ai rubli per il gas, ma linka le decisioni UE sulle sanzioni alla Russia precisando che bisogna rispettarle. Dalla loro lettura si potrebbe desumere invece che il pagamento del gas in rubli è assolutamente vietato…  E’ un testo molto, molto ambiguo, sebbene lo si interpreti generalmente come un timido semaforo verde e come un superamento del precedente e nettissimo “No”.

Il fatto che secondo Bruxelles si possa anche pagare il gas russo in rubli non significa, ovviamente, che sia obbligatorio farlo. Ungheria e Austria, che hanno reso noto di aver accettato, hanno nei confronti della Russia una posizione relativamente moderata. La Bulgaria e soprattutto la Polonia sono falchi antirussi: e infatti hanno rifiutato.

E’ veramente arduo immaginare il primo ministro Draghi come una colombella, mettergli nel becco un ramoscello d’ulivo e farlo volare fino a Mosca. Mai dire mai, tuttavia il Governo ha preparato un nuovo decreto per spedire armi in Ucraina. Superato il Covid, inoltre, Draghi è atteso a Kiev.

GIULIA BURGAZZI

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