Galimberti, il dissenso, e lo spauracchio della minaccia fascista

Negli ultimi mesi si è cercato prima di indurre l’opinione pubblica a sostenere l’equiparazione tra coloro che dissentono dalla narrazione pandemica e criticano le misure liberticide ai pazzi, che andrebbero quindi sottoposti a cure psichiatriche per poter essere riaccettati in seno alla società, poi di creare un frame sui manifestanti, screditandoli come violenti ed estremisti di destra. Come ben sappiamo, si è creata una cornice valoriale negativa su costoro, etichettandoli come “negazionisti” e “No Vax”, e associandoli a elementi legati alla violenza, al complottismo e al fanatismo.

I recenti fatti di Roma hanno permesso al potere di poter avvalorare questo duplice frame, puntando a diffondere nell’opinione pubblica l’idea che chi critica il Green Pass sia un esagitato e presumibilmente un fascista e che pertanto non abbia più il diritto di manifestare il proprio dissenso, corroborando la stretta del Viminale nella gestione dei cortei.

Per quanto riguarda il primo punto, ossia la patologizzazione del dissenso, ci troviamo di fronte a un atteggiamento paternalistico, autoritario e scientista del potere che mira a ottenere cieca obbedienza da parte dei cittadini e nel caso che questi si rifiutino di sottomettersi in modo acritico al catechismo del potere, di poter correggere il comportamento e il pensiero di costoro attraverso la psichiatria o la tecnologia.

Nelle ultime settimane il Sistema, per poter contrastare il dissenso, ha virato progressivamente verso il consueto spauracchio del fascismo, facilitato dalle recenti inchieste di FanPage: l’assalto alla sede romana della CGIL ha prestato il fianco alla demonizzazione e all’equiparazione dei No Green Pass ai fascisti.

È interessante notare come, per avallare tali ipotesi su proposte assurde e liberticide degne della peggiore psicopolizia, si dia voce a scienziati, psicanalisti e psichiatri: i cittadini, infatti, tendono ad affidarsi alle parole di uno specialista in base al principio di autorità. Se lo dice un “esperto” si tende a credere che sia vero. È altrettanto curioso sottolineare come nei salotti televisivi, dove per mesi si è esarcerbata la violenza e si sono invocati metodi violenti per zittire i dissidenti, ora ci si stracci le vesti per un episodio isolato di violenza dovuta chiaramente a infiltrati e alla ben nota strategia della tensione, con picchiatori fascisti cooptati per “creare il caso”, come ha ben osservato Andrea Sartori.

Alle voci che si sono prestate a questa pantomima – tanto più assurda considerando che siamo nel pieno di un totalitarismo tecno-sanitario e che da venerdì bisognerà munirsi di tessera verde per poter lavorare – c’è anche il filosofo e psicanalista Umberto Galimberti che ieri, ospite de La 7, si è scagliato contro la “matrice fascista” delle violenze, dichiarando:

«Dobbiamo smetterla di perdonarli, altrimenti daremo sempre l’idea che si può benissimo manifestare il fascismo».

Le dichiarazioni di Galimberti sono stata accolte con fibrillazione dagli ospiti di casa che gli avevano spianato la strada rifacendosi, tra le risate, a un articolo in cui si delineavano i contorni di una fantomatica “trama nera” dai tentacoli internazionali coltivata in rete dai soliti “complottisti” e “fascisti”, tutti presuntivamente orbitanti intorno alla figura di Mons. Viganò che combatte il “Grande Reset” e in cui si citava anche Visione TV.

David Parenzo ha focalizzato poi l’attenzione sul caso del leader di IoApro, Biagio Passaro, che ha filmato l’assalto alla CGIL, chiedendo al filosofo se si trattasse di un caso di narcisismo. Citando Reich, Galimberti ha liquidato la domanda rispondendo che la psicologia di massa annulla il proprio io e ha poi spostato il focus nuovamente sui “No Vax”, accusandoli di essere persone che dicono “NO a qualunque cosa” e che pertanto, se nella loro ottusità vanno dietro ai fascisti, non sarebbero più credibili nel loro rivendicare la libertà di non sottoporsi a vaccinazione. Insomma, generalizzando, se i No Vax si scoprono fascisti, non hanno il diritto di rivednicare la libertà di scelta in campo vaccinale. Pertanto devono soccombere e smettere di scendere in piazza.

Negli ultimi mesi Galimberti ha inanellato una sequela impressionante di sparate che evocano la patologizzazione del dissenso: ricordiamo quando, ospite della trasmissione Atlantide su La7, aveva equiparato i negazionisti della Covid ai pazzi:

«I negazionisti hanno paura della paura. Più che paura provano angoscia. Perdono i punti di riferimento. E arrivano a essere dei deliranti. Il negazionismo è una forma di contenimento dell’angoscia […] Coi pazzi non è facile ragionare. Si può persuadere chi nega la realtà che la realtà è differente? Molto difficilmente».

La libertà del proprio comportamento finisce «quando esso danneggia la vita di un altro», ha sostenuto il filosofo in un’altra occasione, ospite di In Onda. Incalzato dai conduttori, Galimberti si era detto a sostegno dell’obbligo vaccinale e aveva ribadito che i No Vax – che, a suo dire, per le loro convinzioni “mettono in pericolo gli altri” – andrebbero curati… mettendoli insieme ai fedeli che credono “a Lourdes e Medjugorje”:

«I No Vax hanno come una pazzia. Come si può convincerli che la scienza è seria se loro vivono ancora con una mentalità religiosa e anti-scientifica come ai tempi di Di Bella? Se per loro i miracoli di Lourdes e Medjugorje sono più importanti della scienza, come fai a convincerli?».

Non pago di aver derubricato a “pazzi” da curare sia fedeli sia i No Vax, Galimberti aveva rincarato la dose:

«Tso per i No Vax? Non si può negare la realtà, come si può dire che i vaccini non hanno funzione dopo che abbiamo visto diminuire casi e vittime proprio con l’arrivo dei vaccini».

Legittimare scelte arbitrarie come il TSO, camuffate da scienza o psichiatria, è un metodo semplicemente sadico degno di un totalitarismo che vuole entrare nella mente dei cittadini per sradicarne i pensieri “cattivi” e riprogrammarne l’immaginario. La creazione di una sorta di “terrore sanitario” sta diventando il grimaldello per scardinare le libertà individuali e stringere le maglie del controllo sociale. Ora, alla patologizzazione del dissenso si è aggiunto un nuovo tassello per reprimere le libertà e i diritti: la minaccia del fascismo.

L’élite tecnocratica, grazie alla cassa di risonanza dei media genuflessi al pensiero unico, sta tentando in ogni modo di frenare il diffondersi del dissenso che rischia di frenare i piani di assoggettamento globale. Questo è il vero nemico che si dovrebbe combattere, mentre attraverso il metodo del divide et impera si lascia che i cittadini si scannino tra loro, generando un Effetto Sarajevo. E come la storia insegna, si genera caos o si lascia che questo dilaghi, per ottenere un ordine fittizio che era stato preordinato, deciso dall’alto.

Enrica Perucchietti

vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. È caporedattrice della Uno Editori e autrice di numerosi saggi di successo, tra cui ricordiamo: Fake news; Coronavirus. Il nemico invisibile

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