Quando il 7 gennaio 2021, all’indomani della certificazione di Joe Biden come 46esimo Presidente degli Stati Uniti, Matteo Renzi dichiarò la propria soddisfazione per l’elezione del democratico, magari pensando che in quel modo le indagini avviate dall’ex procuratore generale statunitense Bill Barr per il Russia Gate sarebbero state archiviate e che qualche nome sarebbe anche finito nel dimenticatoio, evidentemente non aveva messo in conto di potersi sbagliare. A quasi un anno e mezzo da quelle parole, infatti, prima con un Tweet, poi in un video messaggio diretto questa volta all’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, Matteo Renzi torna proprio in questi giorni a far parlare di sé e del suo presunto coinvolgimento nella vicenda americana, e tira in ballo i servizi segreti, il Copasir e l’ex primo ministro pentastellato.

Da un articolo di Repubblica si apprende che Giuseppe Conte non avrebbe raccontato proprio tutto nella ricostruzione da lui fatta delle missioni di Bill Barr a Roma. L’ex primo ministro avrebbe omesso di dire che nell’agosto del 2019 avrebbe consentito a Vecchione, un agente del DIS, di andare a cena con l’ex procuratore generale degli Stati Uniti, cena durante la quale sarebbe poi stato fatto il nome di Matteo Renzi in relazione al Trump Gate. Conte, dunque, secondo il quotidiano “avrebbe messo a disposizione una attività di intelligence nei confronti dell’ex premier di Italia Viva, “per assicurarsi la permanenza a Palazzo Chigi, ingraziandosi la figura di Donald Trump“.  Tuttavia, Conte rigetta le accuse e dichiara con forza di non essere mai stato a conoscenza delle cene tra Barr e Vecchione. Renzi, lo stesso Renzi che Report mostrava in incontri privati con l’agente Mancini del DIS in una piazzola di sosta a Fiano Romano, oggi invece grida allo scandalo visto che “Conte non avrebbe mai potuto fare quello che ha fatto poiché fuori dagli schemi istituzionali”, e ancora, “Conte non avrebbe mai potuto, né dovuto utilizzare gli uomini dei servizi segreti al di fuori delle opportune sedi.”

Ma, aldilà delle procedure e delle ambizioni di natura personale, dopo che oltre oceano si è scritta la parola fine sul file del Russia Gate, sembra essere ormai arrivato il momento anche per l’Italia di chiudere la partita, e di capire una volta per tutte se Matteo Renzi abbia avuto un coinvolgimento nello scandalo o meno, ed eventualmente se vi siano stati altri che hanno sostenuto la stessa causa.

Ricordiamo brevemente gli eventi principali della faccenda.

Il Russia Gate prende campo come inchiesta giudiziaria quando nell’area democratica, sia al Congresso che in edicola, viene diffuso il sospetto che vi sia stato segno di una massiccia ingerenza russa sia nella campagna elettorale, sia poi nello svolgimento delle elezioni statunitensi del 2016. L’allora candidato vincitore Donald Trump si ritrovò in breve tempo accusato di aver sfruttato i suoi legami con il Cremlino per poter avere la meglio nei confronti di Hillary Clinton. Dopo 6 anni, e grazie alle indagini  che sono poi passate nelle mani di Durham, si é scoperto non solo che le prove contro Trump erano state appositamente confezionate per stampa e pubblica opinione rendendo quindi il Russia-gate una delle più grandi bufale della storia della politica americana, ma soprattutto che la vittima di tale macchinazione fu lo stesso Trump, spiato sia in casa propria sia alla Casa Bianca. Motivo per il quale la vicenda da Russia Gate cambiò il proprio nome in Trump Gate.

Chi sia dietro allo scandalo in USA è piuttosto facile immaginarlo e ironia della sorte, Matteo Renzi ci dà una mano con il suo Tweet, meno facile invece comprendere esattamente come si siano svolte le vicende in terra nostrana. Nel rispondere al Tweet di Renzi, Conte invita il leader di Italia Viva a recarsi nelle sedi del Copasir per dare la sua versione dei fatti, invito che però Renzi non pare accogliere di buon grado. Anzi, risponde che forse dovrebbe essere Conte a raccontare ai cittadini italiani come sono andate le vicende legate alla pandemia, prima con l’arrivo dei russi, poi con la vendita delle mascherine. E così rilancia:

“Non é che ci si può recare al Copasir come e quando si vuole”, ratifica Renzi. Tuttavia se lo chiameranno, e potrebbe davvero accadere, non potrà tirarsi indietro, e più che di forma sarà costretto a parlare di contenuti.

MARTINA GIUNTOLI

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