Mancano pochi giorni allo scadere del conto alla rovescia per l’entrata in vigore delle nuove durissime norme contenute nell’ultimo DPCM, e sui social gli utenti raccontano di file chilometriche davanti agli uffici postali. Si tratta di cittadini che, sprovvisti di green pass, non potranno più recarsi all’ufficio postale per ritirare la pensione o fare qualsiasi operazione sui loro conti. Come riferiscono sul web, hanno quindi deciso di chiudere i conti e ritirare il denaro prima di trovarsi impossibilitati ad accedervi.

La decisione del governo di bloccare l’accesso agli uffici postali va nella direzione di imporre a quei milioni di italiani over 50 che hanno rifiutato il siero sperimentale di continuare a vivere senza piegare la testa ai diktat di Speranza e ai progetti di Big Pharma.

Dopo aver di fatto imposto ai lavoratori dipendenti del pubblico e del privato la punturina magica per poter continuare a ricevere lo stipendio, il governo del banchiere Draghi ha deciso di affrontare la questione dei tanti pensionati che,  non ricattabili dal punto di vista lavorativo, continuano a resistere sbarrandogli le porte di banche e uffici postali.

Cavallo che vince non si cambia, avrà pensato l’aspirante presidente della Repubblica, dopo che i greci erano stati ricondotti all’ordine con il blocco dell’erogazione di contanti da parte dei bancomat ellenici.

Impedirgli di accedere al servizio dove gli viene accreditata la pensione e dove custodiscono i loro risparmi deve essere stato visto come il modo migliore per costringere gli anziani riottosi ad obbedire, ma la decisione potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio.

Ma quali potrebbero essere le conseguenze del ritiro della liquidità da parte di tanti nostri concittadini?

L’economia sta vivendo un momento difficilissimo; inflazione e crisi energetica stanno colpendo le imprese e minando la tanto decantata ripresa, mentre il settore finanziario, mai messo al sicuro dopo la grande crisi, continua a essere a rischio crollo.

Cdp, che gestisce il risparmio postale degli italiani, nei primi sei mesi dell’anno ha visto la raccolta toccare quota 386 miliardi di euro, in crescita del 2% rispetto al dato di fine 2020. In particolare, la raccolta del risparmio postale è stata di 279 miliardi di euro,  ovvero +2,9 miliardi di euro rispetto al 2020. Ma in questi ultimi anni sono diminuiti gli italiani che scelgono di custodire nella posta i propri risparmi e attualmente il primo posto nella gestione del risparmio privato è saldamente in mano al gruppo Intesa-Sanpaolo.

La Cassa Depositi e Prestiti, che svolge un ruolo vitale nel sistema industriale italiano ed ha sopperito in questi anni alla mancanza di una banca pubblica che consenta e tuteli lo sviluppo industriale del Paese in settori strategici, di tutto ha bisogno meno che di essere indebolita.

Se migliaia di cittadini italiani chiuderanno i loro conti o liquidano i loro investimenti, per avere il danaro in contante, per acquistare un bene immobile che non si svaluti o per protesta politica contro un governo che gli vuole imporre un trattamento sanitario obbligatorio, a pagarne le spese non sarà soltanto la Cassa Depositi e Prestiti, ma l’intero settore produttivo italiano, comprese imprese strategiche che fanno gola ai nostri competitori internazionali. Draghi lo sa bene, ma evidentemente la cosa non lo preoccupa.

ARNALDO VITANGELI

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