Comincia a far paura l’autolesionistica frenesia bellica che invade le istituzioni e i grandi media europei. Appena qualcuno osa alzare, nemmeno il capino: osa appena alzare il ditino con una ragionevole obiezione, zac!, scattano le bastonate.

Le ultime vittime sono la Germania e il cancelliere tedesco Scholz. La Germania prende sul serio il dibattito relativo alle conseguenze economiche di uno stop al gas russo. Scholz invece è accusato di insufficiente zelo nell’invio di armi al buco nero chiamato Ucraina.

Istituiamo sanzioni contro la Germania se non smetterà di importare gas russo, propone il blasonato quotidiano britannico Telegraph. Se Scholz non ingranerà la quarta con la fornitura di armi all’Ucraina rischia di doversi dimettere, annuncia il prestigioso settimanale tedesco Spiegel in un articolo riservato agli abbonati ma disponibile altrove sotto forma di riassunto.

Va messa in conto una prossima spedizione punitiva anche nei confronti dell’opinione pubblica italiana. Il sondaggio ISPI è del 6 aprile. Difficile trovarne di più recenti. La ragione probabilmente sono i risultati di quelli vecchi. In sintesi: per il 60%, la NATO (e dunque l’Italia) non deve entrare in guerra in nessun caso. Il 37% è convinto che le sanzioni danneggino la nostra economia e non siano utili a risolvere il conflitto, mentre solo il 30% pensa che possano essere utili in questo senso anche se ci danneggiano.

Eppure lo scrive perfino il Financial Times:  in caso di stop alle importazioni del gas russo, la Germania affronterebbe la crisi peggiore dalla Seconda guerra mondiale. Si possono aggiungere due elementi. Primo, la crisi del 2008 al confronto sembrerebbe dunque acqua fresca. Secondo, l’Italia è quasi altrettanto dipendente dall’importazione di fonti di energia dalla Russia e si troverebbe in una situazione del tutto analoga a quella tedesca.

Non a caso sia gli industriali sia i sindacati tedeschi si sono detti contrari a fermare l’importazione del gas russo. Almeno, si è aperto il dibattito: cosa che in Italia non è avvenuta. Si è aperto il dibattito e, zac!, il Telegraph ha usato il bastone proponendo di attuare sanzioni contro la Germania.

Massì, facciamoci ancor più male. Smettiamo di comprare il gas russo e anche i prodotti chimici tedeschi. Stiamo al freddo, al buio e in aggiunta senza materie plastiche, prodotti per l’agricoltura, forniture destinate all’industria automobilistica e all’edilizia nonché senza tutte le analoghe quisquilie e pinzillacchere. E che sarà mai!

Quanto al cancelliere tedesco, lo Spiegel lo ha avvisato che, se non decide l’invio di armi pesanti a Kiev, la settimana prossima i due maggiori partiti d’opposizione, CDU e CSU, presenteranno una mozione parlamentare in proposito. Notoriamente, la coalizione di Governo in proposito è sotterraneamente divisa. Scholz potrebbe quindi essere costretto a dimettersi.

Ci vuole l’elmetto, in questa situazione. L’elmetto per costruire una pace che non faccia morire l’Europa e la sua economia. L’Italia non vuole né la guerra, né l’invio di armi e giudica inutili le sanzioni. Prepariamoci: sarà la battaglia più importante.

GIULIA BURGAZZI

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