L’intervista a Francesca Zemella, di Rovigo, con la sua dolorosa testimonianza: “L’obbligo vaccinale è stato un crimine, altro che scienza”

di Giulia Bertotto.

Francesca Zemella ha perso nel 2022 il figlio Saverio, all’età di 26 anni, dopo aver eseguito la somministrazione del profarmaco anticovid Pfizer, e ancora oggi nonostante questo lutto inconsolabile subisce l’ostinazione, l’ottusità di alcuni conoscenti e parenti che non condividono il suo percorso verso la verità. La prefazione del suo libro “La sconfitta del drago” è stata scritta da Auro Sgarbi, il quale ha perso la moglie in circostanze simili, legate alla vaccinazione anticovid. Francesca è socia fondatrice del comitato Salvaguardia il cui presidente è la dottoressa Elena Alberton il quale sostiene le famiglie di coloro che hanno perso un familiare durante la campagna vaccinale anticovid.

Ringraziamo di cuore la signora Francesca per averci donato la sua dolorosa e lucida testimonianza. Ci racconti.

obbligo vaccinaleMio figlio Saverio era affetto da una patologia neurologica chiamata SNC8A, soffriva anche di crisi epilettiche e seguiva una rigida e delicata terapia farmacologica. Infatti ogni volta che dovevamo inserire un nuovo medicinale o sostituirne un altro c’erano molte analisi da fare. Questa volta invece non era previsto nessun controllo e l’unica cosa che mi sentivo ripetere era “vaccino vaccino vaccino” soprattutto perché mio figlio era considerato un soggetto fragile. Fin da subito avevo delle perplessità, mi sembrava che ci fosse una sorta di isteria collettiva e non fosse permesso fare domande o avere dubbi su queste nuove sostanze in circolazione. C’era molta confusione, paura, non era facile capire cosa stesse succedendo. Le neurologhe di mio figlio dicevano che dovevo vaccinarlo e anche alla svelta. Così feci. Mi recai all’hub vaccinale con la cartella clinica di Saverio e un giovane medico rispose alle mie domande e titubanze affermando che il vaccino era sicuro. “Sicuro e lo deve fare” disse. Dopo la prima dose a marchio Pfizer (come tutte e tre quelle eseguite) nel marzo 2021 mio figlio non ha mostrato alcun effetto avverso.

Dopo la seconda dose, eseguita dopo 40 giorni dalla prima, ha invece sofferto gravi effetti collaterali.

Sì, dopo la seconda dose mio figlio era in stato catatonico, non rispondeva ai segnali, si ripresentarono anche le crisi epilettiche e un ascesso inguinale. Ero furiosa, mi sono precipitata da tutti i medici che seguivano mio figlio per chiedere cosa stesse succedendo e mi risposero che si trattava di effetti normali e sarebbero passati. E così avvenne. A dicembre 2021 vengo convocata dalla Asl di competenza per fargli svolgere la terza dose. A quel punto mi sono messa contro tutto e tutti per ottenere un’esenzione ed evitarla. In famiglia venivo considerata una cattiva madre, mi vengono dette cose molto dure. Mi reco dalle neurologhe che mi sconsigliano la terza dose ma senza fare alcuna esenzione. Ho iniziato a muovermi per vie legali, riuscendo a parlare con un giudice il quale mi spiega che Saverio può essere esonerato solo se ottiene un’esenzione.

Dopo la terza dose, nel marzo 2022, sono sopraggiunte le bronchiti continue, Saverio ha anche contratto il Covid19, il medico di base mi disse che non sapeva spiegarsi come mai il suo sistema immunitario fosse crollato. Ad ottobre è stato ricoverato per broncopolmonite e in dieci giorni se ne è andato. Ero certa che lo avrebbero curato, del resto era vaccinato proprio per contrarre il virus in forma leggera e nel 2022 le polmoniti vengono curate senza problemi. Non è andata così, non rispondeva a nessun antibiotico. Ha sofferto molto, non poteva respirare autonomamente. Non potrò mai dimenticare.

Come state agendo sul piano legale?

Io e il mio avvocato puntiamo al riconoscimento da parte della Usl dove è stata somministrata la terza dose, in virtù della legge 210 per ottenere un indennizzo con eventuali valutazioni di altre responsabilità medico-sanitarie. Mio figlio aveva problemi dal punto di vista neurologico ma nulla che possa motivare un decesso per broncopolmonite. Lo pneumologo stesso quando ho chiesto come fosse possibile mi ha detto “non lo so”. L’obbligo vaccinale è stato un crimine, altro che scienza.

Ci parlavano continuamente di “Scienza”. Invece secondo lei, al contrario, l’obbligo terapeutico durante la campagna anticovid ha rappresentato la rottura tra scienza e cittadinanza?

Certamente, la collaborazione tra istituzioni e cittadinanza, tra scienza e popolazione si è interrotta lì per molte persone. Io ho fiducia nel metodo scientifico, ho sempre collaborato con la medicina, sono grata alla ricerca per avermi permesso di vivere 26 anni di vita di qualità con mio figlio. E non accetto, dopo aver consegnato mio figlio alla Scienza e allo Stato, di essere definita no vax.

Il libro che ha scritto parla davvero poco della vaccinazione, è un testo che racconta la storia di suo figlio, della sua crescita, della vostra famiglia, della disabilità; in un certo senso è un libro di vita e non del suo contrario.

Sì, lo scopo, oltre ad un mio bisogno di raccontare, è fare in modo che cose come questa non accadano mai più, denunciare e sensibilizzare perché i genitori siano vigili e che i cittadini capiscano cosa ci è stato fatto.

Cosa ci è stato fatto secondo lei?

Siamo stati travolti da un grande esperimento di manipolazione delle menti, una prova di ingegneria sociale che ha fatto leva sulla paura che tutti abbiamo naturalmente della morte. Molte persone hanno ancora paura per questo non possono accettare che la vaccinazione abbia comportato danni e pericoli per molte persone. Io ho fede e credo ancora nella vita e nel futuro.

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