Finito il blocco attuato in nome delle regole UE. Sebbene con alcune limitazioni, le merci russe possono di nuovo raggiungere Kaliningrad, il lembo della Russia staccato dal territorio principale e stretto fra Polonia e Lituania, che fanno parte dell’Unione Europea

Dall’inizio della guerra, è la prima ed unica volta che nell’UE le pur cautissime quasi-colombe non hanno fatto la fine dei polli allo spiedo. Inversione di tendenza o episodica botta di buonsenso per scongiurare pesanti ritorsioni russe? Il tempo dirà. Molto dipende da come le nuove regole saranno concretamente interpretate ed attuate, ma in ogni caso si tratta di un fatto nuovo.

In forza di un vecchio accordo con la UE le merci russe dirette a Kaliningrad, caricate su treni e autocarri, possono percorrere liberamente un centinaio di chilometri in territorio lituano. Circa un mese fa, la Lituania ha deciso di attuare le sanzioni UE contro la Russia anche attraverso il blocco di varie merci destinate a Kaliningrad. All’inizio di questa settimana, con l’entrata in vigore di nuove sanzioni, la gamma di merci bloccate alla Lituania si è ampliata.

La promessa dell’Unione Europea di risolvere la situazione, caldeggiata dalla quasi-colomba Germania ed osteggiata dalla Lituania, si è concretizzata ieri, mercoledì 13.

Le linee guida partorite a Bruxelles devono essere andate di traverso ai falchi lituani, che hanno sempre ritenuto legittimo e anzi doveroso impedire il passaggio alle merci russe soggette a sanzioni UE. Dicono in sostanza che la Russia può mandare a Kaliningrad via treno le merci oggetto di sanzioni (non sugli autocarri, però), ma solo in quantità che rispecchino la media degli ultimi tre anni, così da impedire che le sanzioni UE vengano aggirate.

Il documento tuttavia contiene margini di ambiguità nei quali i falchi lituani, se vogliono, possono manovrare per innescare un’altra crisi.

La Lituania infatti dovrà controllare che la Russia non metta sui treni diretti a Kaliningrad tutto ciò che può avere un impiego militare né beni che la Russia ha procurato aggirando le sanzioni occidentali. Che il transito dei beni rimanga entro la media degli ultimi tre anni e che riflette “la domanda reale di beni essenziali”. Infine, che non abbiano luogo “flussi inusuali o schemi commerciali” tali da aggirare le sanzioni UE.

A questo proposito, la Lituania ha il compito di attuare “controlli mirati, proporzionali ed efficaci” e altre misure idonee a prevenire la violazione di norme UE. E’ il vero punto della faccenda. Volendo, controlli ed “altre misure” potrebbero diventare un micragnoso setaccio tale da rallentare il passaggio delle merci fino a rendere l’arrivo a Kaliningrad un miraggio.

Sarà probabilmente la nuova frontiera del confronto, in seno all’UE, fra falchi e simil-colombe. E si potranno trarre importanti indicazioni sul futuro osservando quali dei due faranno la fine del pollo allo spiedo.

GIULIA BURGAZZI

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