L’Unione Europea intende offrire impegni di sicurezza all’Ucraina. Secondo il Financial Times, c’è anche la promessa di esplorare la possibilità di inviare una missione militare. Per il resto, per la parte che è stata resa pubblica giovedì 29 giugno 2023, questi impegni rispecchiano e semmai ampliano solo quanto già fatto finora: soldi, armi, addestramento di soldati.
Mandare al fronte soldati europei contro la Russia. È come quando in una stanza ci sono una mosca e una torta alla crema. La mosca ronza, gira e rigira, viene allontanata con il gesto di una mano: ma prima o poi di solito finisce per posarsi. Per vedere a che punto è la mosca, è necessario circostanziare e specificare.
La prospettiva delle garanzie di sicurezza all’Ucraina sono uscite dal Consiglio Europeo, il summit che riunisce i capi di stato e di governo. La frase è un po’ contorta, come d’uso in casi del genere. Recita: “L’Unione Europea e gli Stati membri sono pronti a contribuire, insieme ai partner, a futuri impegni in materia di sicurezza a favore dell’Ucraina”.
IL VERTICE NATO A VILNIUS
Si tratta in sostanza delle famose garanzie di sicurezza che l’Ucraina verosimilmente otterrà al vertice Nato in programma a Vilnius il prossimo 11 e 12 luglio 2023 e che in qualche modo faranno le veci del suo ingresso formale nella stessa Nato, impossibile finché dura la guerra con la Russia.
Le garanzie di sicurezza (altrimenti dette impegni) Ue possono inoltre sommarsi a garanzie aggiuntive fornite da singoli Stati membri. Quindi i riferimenti al futuro e anche l’avvio di discussioni, almeno secondo il Financial Times, sull’invio di una missione militare collettiva non contrastano con un eventuale e celere intervento militare da parte di alcuni Stati membri. Si parla a questo proposito di Polonia e Repubbliche Baltiche. Nulla però di minimamente ufficiale.
Oltre ai promessi impegni di sicurezza, dal summit europeo è emerso anche che, almeno per il momento, la pace non è all’orizzonte. O almeno: le conclusioni pubbliche fanno riferimento alla pace solo secondo il piano dell’Ucraina, che prevede il ripristino dei confini del 1991. La controffensiva dell’Ucraina è ben lungi dal riconquistarli. Non un accenno all’eventualità di congelare il conflitto.
Si può dedurre che l’ottica dell’Ue è quella di allargare il conflitto stesso, dal momento che l’Ucraina non ha la possibilità di continuare la guerra nelle condizioni attuali. Ma è solo una deduzione e ci si può arrivare per esclusione. Una presa di posizione in proposito sarebbe ben altra cosa.
L’IPOTESI DEL FINANCIAL TIMES
In ogni caso, vanno in direzione di un allargamento della guerra anche le parole del Financial Times sulla missione militare Ue. Ha scritto infatti che il vertice ha concordato l’impegno ad esplorare la possibilità di missioni militari dell’Ue in Ucraina “nel caso che le condizioni fossero ritenute adatte”.
Quali sarebbero le condizioni eventualmente adatte, non si sa. È chiara invece una cosa: le cautele e gli accenni, nelle conclusioni ufficiali del vertice, al “carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri” non discendono solo dal fatto che l’Ungheria di Orban si oppone anche solo a continuare a dare soldi Ue all’Ucraina: e figuriamoci se si trattasse di mandarci i soldati. C’è anche il fatto che tre Stati Ue sono neutrali: l’Austria, Malta, l’Irlanda. È proprio scritto nelle rispettive Costituzioni.
Però da qualche mese l’Ue e la Nato hanno “riconosciuto il valore” di una difesa europea complementare ed inter-operabile con la Nato stessa. Questo, di fatto, significa inserire nell’orbita della Nato anche i tre Stati neutrali e quelli che, pur non essendo tali, non fanno neanche parte della Nato stessa: come Cipro e come la Svezia, anche se quest’ultima ha già chiesto di entrarci. La mosca, verosimilmente, non tarderà molto prima di posarsi sulla torta alla crema.
GIULIA BURGAZZI

















