In Italia e in Europa mancano farmaci. Ne mancano numerosissimi: anche alcuni di uso molto comune come determinati antibiotici e la Tachipirina. E non si tratta, a quanto pare, di un problema temporaneo. La Commissione europea parla addirittura dell’approvvigionamento dei medicinali come di “una sfida sistemica”.

Per avere un’idea della situazione generale, ed affidando ad un altro articolo l’approfondimento relativo all’Italia, basta sfogliare gli inventari delle carenze nazionali messi on line dall’Ema, l’agenzia dell’Unione Europea per i medicinali.

Navigando a partire dalla pagina dell’Ema, si accede agli elenchi nazionali che contano centinaia, a volte migliaia di nomi. Ma i nomi commerciali dei farmaci spesso dicono poco a chi non è esperto nel settore. Più utile qualche esempio.

In Germania non si trovano alcune medicine usate per trattare il cancro. Alla già lunga lista degli irreperibili, in Irlanda si sono aggiunte 12 voci solo negli ultimi sei giorni, compreso un preparato contro l’epilessia. Addirittura in Francia c’è penuria perfino negli ospedali e non solo nelle farmacie. La Grecia si è trovata costretta a rivolgere un Sos all’Unione europea e a vietare l’esportazione di un certo numero di preparati.

Gli esperti confidano che gli antibiotici tornino nelle capitali europee prima della metà di febbraio: e magari sperano ancora che l’annuncio sia rassicurante. Non se la passa bene neanche la Gran Bretagna, dove si addossa la colpa al Brexit: come se nell’Unione Europea la situazione fosse migliore.

Cosa sta accadendo? La causa principale sembra essere il fatto che la Cina e l’India hanno chiuso i rubinetti delle esportazioni per ragioni non sempre evidenti, o non sempre indagate a fondo dai grandi media.

Cina e India, almeno, sono le cause più spesso citate, insieme ad alcune aggravanti. L’inverno è stagione di malanni. I lockdown Covid, i distanziamenti eccetera hanno fatto sì che negli ultimi anni i disturbi di tipo influenzale fossero meno frequenti: e adesso il ritorno alla normalità comporta un accresciuto afflusso alle farmacie, che a sua volta può indurre penurie.

E poi, i farmaci vano confezionati: scatoline di cartone, flaconi, blister per le pillole. La produzione degli imballaggi è energivora. La crisi energetica innescata dalle sanzioni contro la Russia certo non aiuta a tenere il passo con la necessità.

Se si guardano i dati generali, l’Unione Europea è un esportatore netto di prodotti farmaceutici e i suoi maggiori partner commerciali in questo settore sono la Svizzera e gli Stati Uniti. Tuttavia i dati generali dicono poco a proposito della provenienza dei principi attivi e dei medicinali ora introvabili.

Il Financial Times e la Commissione Europea individuano nelle ridotte forniture provenienti dalla Cina la causa principale della mancanza di farmaci in Europa. Ovvero, da venti o trent’anni ci dicono che lo Stato deve ritirarsi dalle attività economiche perché il mercato ci salverà, ed ora scoprono che il mercato ci ha lasciato in braghe di tela. L’articolo certifica anche che la situazione non si risolverà presto. In traduzione:

La Commissione [Europea] ha affermato che le carenze non sono un problema temporaneo ma “una sfida sistemica che presenta numerose vulnerabilità”, tra cui l’eccessiva dipendenza da alcuni Paesi per determinati prodotti e il modo in cui i medicinali sono regolamentati ed acquistati.

Per far fronte alla mancanza di farmaci in Europa, scrive il Financial Times, si tenterà di aumentare la produzione interna e di diminuire la dipendenza dalla Cina. Per assicurare la disponibilità di medicine, la Commissione Europea intende presentare una proposta legislativa che renda fra l’altro obbligatorio l’accumulo di scorte. Inoltre l’Hera (Health Emergency and Response Authority), l’autorità Ue istituita per far fronte al Covid, potrebbe organizzare acquisti collettivi per gli Stati membri.

Fin qui il Financial Times. Giova ricordare però cosa sono stati finora gli acquisti collettivi. Mica si vorrà replicare lo scandalo dei vaccini Covid? I contratti per 4,6 miliardi (miliardi!) di dosi con una spesa di 71 miliardi a carico degli Stati membri?

GIULIA BURGAZZI