Fanzine! O di un vecchio veicolo rivoluzionario

Per quelli come me, nati a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, la “Fanzine” oggi assume le sembianze di un vecchio cimelio ed il ricordo non puo’ che andare ad una delle piu’ celebri fanzine cartacee degli anni ’70 pubblicata dalla mitica Radio Alice di Bologna (se la memoria non mi inganna).

Noi possiamo subito osservare un aspetto molto interessante, perche’ non si puo’ fare a meno di notare la simbiotica e contemporanea presenza di due medium comunicativi e cioe’ la compresenza di una radio insieme con una pubblicazione cartacea.

Oggi noi abbiamo acquisito una dimestichezza incredibile con i mezzi offertici dalla tecnologia e internet in particolare, nelle sue ubique e varie sfaccettature che sono i social.

Tutto ci sembra a portata di mano e la sensazione di poter disporre a piacimento di questi moderni medium è come irresistibile. Abbiamo però anche imparato durante questa interminabile ed imposta emergenza, ora trasformatasi in pulsione autoritaria da parte del Governo, come la censura colpisce invece in maniera trasversale e totalizzante ad ogni livello. Quando si dice che si puo’ fare tutto premendo un bottone diciamo una verita’ che e’ tanto piu’ vera per chi esercita il potere, in tutte le sue forme. Infatti la chiusura di siti, blog, radio ed emittenti indipendenti e’ cosa ben nota e all’ordine del giorno.

Schivare ed evitare i colpi che la mannaia della censura abbatte sulla liberta’ di espressione creativa e’ impresa non facile e richede mezzi sempre piu sofisticati, potenti e, dulcis in fundo, finanziariamente dispendiosi, cosa questa che non e’ alla portata di tutti.

E qui allora che si riaffaccia, prepotente, il ricordo della “Fanzine” irrituale e irriverente nei confronti del potere e del conformismo.

Oggi bisogna riscoprire il potenziale rivoluzionario della carta stampata e non mi riferisco certo ai grandi giornali o alle varie riviste nazionali, tutte emanazioni della propaganda militare del potere. Mi voglio invece richiamare ad una stampa indipendente e ad un suo potenziale circuito di distribuzione attraverso un canale tradizionale per eccellenza: la posta.

Si, perche’ stampare i nostri contenuti e spedirli via posta rimane forse il mezzo piu’ sempilce ed autenticamente indipendente che oggi possiamo riscoprire. Il potere di Big Data puo’ cancellare il dissenso con un click ma non puo’ nulla contro la diffusione a mezzo stampa.

Il mondo dell’arte in generale e quello della musica in particolare sono oggi intrappolati nella gabbia dorata dei social, di cui ho scritto in un mio intervento dal titolo “La musica al tempo dei social”.

La tentazione, l’idea, la sfida, sarebbe quella di lanciare, di “fare uscire” si sarebbe detto una volta, una rivista cartacea da spedire inizialmente agli abbonati o addirittura ad personam, una rivista fatta di interventi, interviste e quant’altro, dove i musicisti indipendenti possano parlare della propria musica, delle proprie idee e dei progetti comuni, magari allegando, quando necessario, un cd per farsi anche ascoltare.

La profusione e la proliferazione dell’offerta “internettuale” sono infinite, cosi’ come  lo sono, al tempo stesso, la dispersione e la confusione da questo generate. In opposizione, l’avere tra le mani un oggetto fisico frutto del lavoro e della creativita’ di un musicista o di altri artisti, ci puo’ ridare l’immensa ed incommensurabile opportunita’ di materializzare lo spirito creativo che dovrebbe essere innato in ogni artista che sia veramente tale, riconducendolo in quella sfera dell’intimita’ che permette poi l’elaborazione di una propria personale e libera sensibilita’.

Tutto cio’ puo’ apparire nostalgico, se non banale, ma la sfida sta proprio nel ribaltamento, nel rivolgimento totale della narrativa mainstream intrinseca a questo medium. L’invenzione della stampa resta pur sempre una delle piu’ grandi rivoluzioni culturali che l’umanita’ abbia conosciuto e ri-appropriarsi di questo mezzo potrebbe diventare un passaggio strategico cruciale nella lotta per la riconquista della liberta’.

In questa distopica pandemia la musica e’stata violentata e i musicisti seviziati dal cosiddetto “live streaming” dove ognuno, chiuso nella solitudine della propria stanza, si illudeva di condividere da lontano e separato cio’ che e’ solo condivisibile dal vero, nel momento della esecuzione dal vivo, al cospetto di un pubblico fatto di persone in carne e ossa, in un luogo fisico reale e non davanti al “mi piace” di un anonimo schermo.

Nelle manifestazioni di questi mesi la musica e’ stata la grande assente, tranne qualche rara eccezione che, per quanto sacrosanta, non puo’ certo dirsi rappresentativa del desiderio e del bisogno di liberta’ che si sta levando da tutte le piazze  e strade italiane.
Allora chiedo a tutti i musicisti veramente indipendenti di stampare la propria fanzine, non e’difficile, distribuirla durante i cortei e rimanere a suonare alla fine delle manifestazioni, per riprendersi spazi, linguaggi e mezzi che sono i nostri e non il prodotto di un freddo algoritmo che detta regole, tempi e modi del vivere contemporaneo, uccidendo la creativita’ in una sorta di eutanasia telematica.

E concludo con questi testi che riporto a memoria:

“ il mio mitra e’ un contrabasso che vi spara sulla faccia,
che vi spara sulla faccia cio’ che penso della vita,
con il suono delle dita si combatte una battaglia,
che ci porta sulle strade della gente che sa amare”

Area, Gioia e rivoluzione, 1975

GENNARO DE MATTIA

Antonello Cresti

Saggista, conferenziere ed agitatore culturale.
Si è laureato con lode in Scienze dello Spettacolo presso l’Università di Firenze.
Ha iniziato la sua attività artistica come musicista, animando vari progetti e producendo numerosi album.

Ha già pubblicato undici libri, usciti con varie case editrici, dedicati a musica underground, cultura britannica, esoterismo, controcultura.

E’ ideatore di un film e di un documentario, entrambi a tematica musicale.

Collabora con numerose testate giornalistiche nazionali tra cui CulturaIdentità e Optimagazine.

E’ fondatore della Convenzione degli Indocili, una rete trasversale di intellettuali e creativi che operino in opposizione al Pensiero Unico.

E' Vicepresidente Nazionale di Ancora Italia

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