di Pino Cabras.

La testata Réseau Voltaire parla della kermesse della destra europea Europa Viva 2024, tenutasi pochi giorni fa in Spagna, cui ha partecipato in videoconferenza anche Giorgia Meloni. Ebbene. Tutto è ben ricondotto all’ovile di Washington. Così come gli ambienti del Partito democratico USA hanno legami organici e finanziari con il “progressismo” di mezzo mondo per riportarlo docilmente alle obbedienze statunitensi, allo stesso modo il mondo degli “straussiani” neoconservatori che accompagna le scelte internazionali dei repubblicani impugna i fili delle reti conservatrici di altri paesi per tenerle strettamente connesse al verbo nordamericano.

Abbiamo visto presenziare fisicamente presso il palazzo Vistalegre di Madrid l’argentino Javier Milei (presidente della Repubblica), la francese Marine Le Pen (candidata del Rassemblement National alle elezioni presidenziali), il portoghese André Ventura (presidente della Chega! – [Basta!]), l’israeliano Amichai Chikl (ministro della diaspora), il cileno José Antonio Kast (presidente del Partito Repubblicano) e lo spagnolo Santiago Abascal (presidente di Vox).

Si sono invece collegati da remoto l’ungherese Viktor Orbán (primo ministro), l’italiana Giorgia Meloni (presidente del Consiglio dei ministri), lo statunitense Matt Schlapp (Heritage Foundation) e Roger Severino (Centro Etica e Politiche Pubbliche).

Cosa conclude Réseau Voltaire? «Il legame tra tutte queste personalità non è ideologico. Alla vigilia delle elezioni europee, è finanziario. È lo straussiano [1] statunitense-israeliano Elliott Abrams [2], cofondatore del Project for the New American Century, amministratore del National Endowment for Democracy (NED) e presidente del Tikvah Fund [3] a finanziare l’evento».

Il punto è che «chi paga, decide», conclude Réseau Voltaire.

Gli organizzatori, in merito a chi finanzia il convegno dicono tuttavia un’altra cosa: che è «parzialmente finanziato dal Parlamento Europeo, ma che la responsabilità sui contenuti ricade unicamente sugli autori».

Ora al di là di chi li finanzia o meno, è chiaro che l’orbita dei lavori è comunque dentro l’egemonia neocon. E se fra i big ci sono Milei, Schlapp e Chikl, la scia ideologica radunatasi a Madrid segue in ogni caso i progetti di lungo termine di personalità come il superfalco neocon Elliot Abrams. Il quale ha un curriculum niente male: è lo storico patron di ogni forma di golpismo e di ogni sorta di violazione massiccia dei diritti umani, uno che ha organizzato squadroni della morte, colpi di Stato, sostegno a dittatori genocidi in mezza America Latina. Persino Donald Trump, che pure con qualche limitato successo (in termini di meno guerre) ha cercato di affrancarsi dalla tutela dei neocon, ha dovuto obbedire allo “stato profondo” e nominare Abrams come inviato speciale in Venezuela quando si tentava l’operazione Guaidó. Anche un potente presidente USA dunque dipende da chi tira i fili dei contatti politici e finanziari con i satelliti conservatori e reazionari di mezzo mondo. Figuriamoci i partiti che oggi ambiscono a entrare nella maggioranza che governerà l’Europa dei prossimi cinque anni. Che poi Orbán non voglia la guerra sul suolo europeo può essere un elemento di contraddizione interessante. Tutto il resto appare come un’ulteriore declinazione del proteiforme atlantismo del XXI secolo.

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NOTE:

[1] “È agli Straussiani che la Russia ha dichiarato guerra”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 7 marzo 2022.

[2] «Elliott Abrams, le « gladiateur » converti à la « théopolitique»», par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 14 février 2005.

[3] “Il colpo di Stato degli straussiani in Israele”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 7 marzo 2023.

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