Un medico tedesco nei giorni scorsi ha ricevuto una condanna per aver emesso falsi certificati di esenzione dalle mascherine.

Si tratta di una dottoressa di Weinheim, cittadina della Germania sud-occidentale. Avrebbe rilasciato attestazioni comprovanti patologie compatibili appunto con l’esenzione da mascherina a pazienti cui non sarebbe spettata.

La donna, di cui non si fa il nome pubblicamente, ha ammesso di aver compilato qualcosa come 4.200 certificazioni false.

I certificati permettevano ai richiedenti di essere dispensati dall’utilizzo del dispositivo nei luoghi in cui invece questo era previsto.

Anche in Italia è stato possibile richiedere legalmente un documento simile. Le malattie respiratorie cui faceva riferimento la normativa del governo Conte erano ristrette ad asma e altre severe broncopatie.

Tutte le certificazioni inoltre dovevano essere accompagnate da esenzioni per patologia che in pratica avevano la funzione di controllo incrociato.

La dottoressa tedesca avrebbe invece deciso di combattere la sua battaglia contro le ingiuste restrizioni nei confronti dei concittadini manipolando tali documenti.

Da un lato abbiamo assistito a infermieri che hanno fatto finte iniezioni, attestando avvenute inoculazioni vaccinali. Dall’altro abbiamo invece chi ha preferito emettere certificazioni false.

I giudici hanno contestato alla specialista di non aver visitato o visto una sola volta in clinica questi pazienti.

Accusa, questa, che la donna non respinge. Ciò che invece nega è che dietro questa compilazione di certificati falsi vi fosse scambio di denaro.

E sarebbe proprio questo il punto nodale della questione.

La somma attenzionata dalle autorità sarebbe di circa 29.000 euro, la stessa che viene in sentenza richiesta a restituzione dell’indebita appropriazione.

Insieme alla dottoressa, anche una sua assistente ha ricevuto una condanna al pagamento di una multa.

L’ammontare della multa comminata sarebbe di poco meno di 3.000 euro per aver aiutato, sempre secondo i giudici, la dottoressa nella compravendita dei certificati.

La giustizia tedesca tuttavia ci è andata giù pesante. I giudici non hanno voluto colpire solo il singolo medico, probabilmente, bensì l’intera categoria dei dissidenti.

Chiunque altro avesse in mente di fare altrettanto, avrebbe in questo modo la loro sentenza a monito.

Il medico ha ricevuto una condanna a 2 anni e 9 mesi di carcere, 3 anni di sospensione dalla pratica medica e, come anticipato, ben 29.000 euro di multa.

La dottoressa ha replicato così alle accuse:

Rilasciavo certificati a chi li chiedeva perché ero e sono convinta che la mascherina causi un danno concreto. Mi sono battuta fin dall’inizio per salvaguardare la salute dei pazienti. 

Molti i suoi pazienti acquisiti che a distanza si facevano aiutare dal medico dissidente. Gli stessi che si sono riuniti fuori dal tribunale di Weinheim per protestare contro il verdetto.

Altri gruppi del dissenso si sono comunque ritrovati fuori dalla corte per testimoniare la loro contrarietà alle restrizioni contro il Sars-Cov2 che sono ancora in vigore in alcuni luoghi.

Ricordiamo infatti che mentre la maggior parte delle restrizioni sono state eliminate dalla vita dei tedeschi, ambienti medici e trasporto a lunga distanza sono ancora penalizzati dall’uso di mascherine.

Se poi parliamo di ospedali e di Rsa ad oggi serve ancora il tampone negativo oltre all’uso dei Dpp.

I manifestanti reggevano cartelloni, uno dei quali in particolare spiccava: “La dignità umana è stata ampiamente violata. Quando vi opporrete?”

I legali della donna si sono prontamente dichiarati favorevoli a fare ricorso, opponendosi alla sentenza di primo grado.

A questo punto non è chiaro se il medico davvero si sia intascato soldi dai pazienti, oppure abbia agito in scienza e coscienza, pur consapevole delle conseguenze legali.

Moltissimi i commenti sui social a favore della donna, tanto che in poco tempo la sua vicenda è divenuta virale.

“Gli unici che appartengono alla galera sono quelli che le restrizioni le hanno messe”, si legge su diversi profili.

In effetti il sentire comune legge questa sentenza come l’ennesima punizione di chi si è opposto a restrizioni disumane.

Vedremo come la giustizia reagirà alla massiva ondata di proteste e alla richiesta di opposizione presentata dai legali della donna.

MARTINA GIUNTOLI

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