Esclusivo video dal Kazakistan: wahabiti nelle case ad Almaty. Ma intanto arrivano i russi

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Questo filmato arriva direttamente da Almaty, nei giorni convulsi della nuova primavera colorata kazaka. E’ stato inviato da una persona che vive laggiù per far capire, meglio di mille parole quello che sta succedendo.

Gli individui che stanno entrando nel condominio, osservate da alcune persone dalla telecamera di sicurezza sono wahabiti. Così almeno lo definisce la persona con la quale siamo in contatto. Si possono sentire i ragazzi che li osservano entrare dire “Ecco, eccone un altro. Il primo, ecco il secondo”. E poi sentire il sospiro di sollievo quando escono “se ne vanno”

Come detto sono stati identificati da chi ci ha parlato come wahabiti, ovvero appartenenti a quella setta islamica estremista che da cento anni governa l’Arabia Saudita e ha in mano i Luoghi Santi musulmani. Perché spesso si tende a dimenticare che il Kazakistan è una terra per il 70 per cento musulmana e di etnia turca contro un 26 per cento di russi cristiano-ortodossi. Quindi è scontato che la manovalanza dietro questi disordini sia affiliata all’estremismo islamico come vent’anni fa accadde in Cecenia.

I racconti della nostra testimone, etnicamente russa, fanno capire la gravità della situazione in Almaty: Per giorni non è stato disponibile internet, quindi lei è stata irraggiungibile. Solo da due giorni internet è stato riattivato per un motivo ben preciso: costringere la gente in casa. E’ stato fondamentalmente un escamotage del governo per far sì che la popolazione si distraesse sui telefonini evitando di uscire, perché fuori è il Far West con i wahabiti che sparano per la strada.

E grazie alla riattivazione di internet che abbiamo avuto anche questo filmato che ci mostra che forse stare nelle case non basta più, perché questi entrano anche nei palazzi.

L’elemento religioso ed etnico è stato poco sottolineato. Dal lato religioso si rischia un’altra Cecenia, da quello etnico un’altra Ucraina, comunque rischia di esplodere un polverone.

Putin in un primo momento è parso disinteressarsi della questione kazaka, provocando la preoccupazione dei molti russi etnici che abitano lì. Solo dopo diverse ore ci ha ripensato e ha deciso di intervenire attraverso il CSTO (Collective Security Treaty Organisation), un trattato di alleanza militare a leadership russa che comprende repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale.

Si potrebbe fare la punta alla matita specificando che le autorità (superstiti) del Kazakistan hanno esplicitamente chiesto l’intervento del CSTO. Poco importa. Il punto è un altro: la richiesta del Kazakistan fa riferimento ad un’ingerenza straniera nelle rivolte. Non specifica se si tratta di wahabiti, della NATO, di di tutti e due in combinazione o di qualcosa di diverso.

Le interferenze straniere potrebbero essere anche (perché no?) l’infido alleato Erdogan, che ha già dato prova di inaffidabilità. I kazaki sono turchi, ed Erdogan aveva già minacciato di far sollevare i tatari della Crimea. Minaccia ripetuta durante un incontro avvenuto ad aprile con Zelensky durante la quale il presidente turco ha detto che rafforzerà la partnership con l’Ucraina.

Di certo ci restano le immagini di Almaty e le testimonianze dei russi laggiù, che ci dicono che l’elemento islamista, sottovalutato dalla stampa, è ben presente e pericoloso.

A prescindere dalla mano che c’è dietro le interferenze straniere, una cosa è chiara. La Russia non ha nessuna intenzione di subire un’Euromaidan II. Euromaidan I si verificò in Ucraina nel 2013-14. Furono rivolte di piazza che portarono alla caduta un Governo non ostile alla Russia: al suo posto, un regime che più filoatlantico, più antirusso e più filo-UE non si può. E infatti nel 2013 Victoria Nuland, alto funzionario statunitense allora incaricata degli affari europei, distribuiva biscotti in piazza ai rivoltosi ucraini.

Visto che sul fronte ucraino la tensione ora è stratosferica, l‘apertura del fronte kazako avrebbe lo scopo di dividere ed indebolire la risposta russa. Se questo sta avvenendo, ad andarci di mezzo – in senso geografico e non solo – sarà esclusivamente l’UE (cioè noi), che gli Stati Uniti considerano una sacrificabile pedina. Fuck EU, si fotta l’Unione Europea, disse infatti letteralmente la Nuland intercettata al telefono durante Euromaidan I.

ANDREA SARTORI e GIULIA BURGAZZI

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