Siamo nel 10500 avanti Cristo. La Terra è popolata dall’uomo delle caverne. Eppure, qualcuno già complotta alle spalle dei cavernicoli. O meglio: progetta il loro futuro. Per conto di chi? Impossibile saperlo. Esegue forse gli ordini dei misteriosi leader dell’ipotetica civiltà preesistente? Quella che probabilmente aveva eretto le grandi piramidi, molto prima che lungo il Nilo comparissero i faraoni?

Gran bel film, in effetti. Solo che non si tratta di fantascienza. E la trama non è quella di una pellicola. È scritta in un libro: pubblicato in Italia nel 2010, “L’altra Europa”. Titolo quasi istantaneamente scomparso insieme al suo editore, Hobby & Work. Poi la ristampa, grazie alla piccola editrice Panda. Ma senza che il volume sia mai uscito dalla clandestinità. Congiura del silenzio, nonostante la prefazione di un eminente politologo del calibro di Giorgio Galli, spentosi nel 2020.

L’ALTRA EUROPA: VIETATO PARLARNE

Illustre anche l’autore, l’avvocato vicentino Paolo Rumor. Nipote del cinque volte primo ministro Mariano Rumor. Il padre di Paolo, Giacomo Rumor, era il factotum di monsignor Montini, futuro Papa Paolo VI. Proprio l’alto prelato l’aveva indicato a De Gasperi, allora ministro di Parri: come rappresentante dell’Italia, Rumor avrebbe presenziato alle primissime trattative per dar vita, nell’immediato dopoguerra, a qualcosa che un giorno assomigliasse all’unità europea.

E fin qui, tutto bene: c’era da ricostruire il continente, raso al suolo dalla guerra nazifascista. Sennonché, un giorno Giacomo Rumor si accorge di qualcosa di anomalo. Le loro riunioni sembrano sempre controllate da una forza occulta e onnipresente. Come se le decisioni fossero già prese, in partenza. Solo un’impressione? No, tutt’altro. Glielo conferma l’esoterista francese Maurice Schumann, uomo di punta del gollismo. Il portavoce di quell’élite impalpabile. Gli confida: noi esistiamo da secoli. Anzi: da migliaia di anni. Di fatto, decidiamo tutto. E senza che nessuno sappia della nostra esistenza.

LA “STRUTTURA” INVISIBILE

Migliaia di anni? Sì: precisamente 12.500. Dai tempi dell’uomo delle caverne, appunto. Lo stesso Paolo Rumor allarga le braccia: «Di fronte a simili enormità, sono il primo a provare sconcerto. E prima di me, mio padre. Come valutarla, una “rivelazione” di questo tenore? Francamente, non saprei. Mi rendo conto che si tratta di affermazioni difficili da accettare. Resta il fatto che il dossier di Schumann conteneva indizi coerenti. A cominciare dall’archeologia pre-diluviana, verificata da uno studioso come Loris Bagnara, co-autore del libro».

In altre parole: un network invisibile, chiamato La Struttura, avrebbe iniziato a operare nell’area mediorientale e sud-mediterranea attorno al 10500 avanti Cristo. Vale a dire: trecento anni dopo il “primo round” dell’immane cataclisma che, secondo i geofisici, avrebbe sconvolto il pianeta verso il 10800. Il “secondo round” (il Diluvio Universale, sempre innescato da una pioggia di comete) si sarebbe scatenato attorno al 9600. Al punto da sciogliere i ghiacci, innalzare gli oceani e ridisegnare la geografia delle terre emerse.

REGISTI OCCULTI DELL’UMANITÀ

Da quel momento, secondo Schumann, la Struttura non si sarebbe più fermata. Avrebbe plasmato le nostre civiltà: ispirando imperi e religioni, somministrando saperi, dettando i tempi della storia e della conoscenza. Pura follia? Delirio? Quel che è certo – ripete Paolo Rumor, intervistato in questi giorni – è che proprio di quella Struttura si dichiaravano segretamente eredi, i precursori dell’attuale Unione Europea.

Cosa che lasciò senza parole Giacomo Rumor, inducendolo a congedarsi da quella scomoda compagnia. «Mio padre – spiega Paolo – era un cattolico e un sincero democratico: non tollerava l’idea che le decisioni dei governi potessero essere a tal punto condizionate dall’esterno. Cioè da uomini di grande talento, ma dalle finalità ignote. E per di più convinti di discendere da un’antica civiltà, diversa dalla nostra, di cui storicamente non sappiamo niente».

ARCHEOLOGIA PROIBITA: UNA CIVILTÀ PRECEDENTE?

Una remota civilizzazione terrestre, poi scomparsa? Gli schizzi di Schumann, nei taccuini passati a Rumor, confermano con precisione – assicura Bagnara – l’esatta ubicazione di insediamenti antichissimi, che oggi sappiamo essere pre-diluviani. La stessa archeologia sta facendo scoperte rivoluzionarie: il sito turco di Göbekli Tepe rivela l’esistenza di una società molto avanzata, in grado di costruire templi e palazzi, risalente all’11600 avanti Cristo.

Fino a ieri si credeva che la stessa agricoltura fosse nata soltanto in epoca sumerica, in Mesopotamia, migliaia di anni dopo. E nei fondali marini, specie nell’Oceano Indiano, si intravedono rovine di città sommerse. Il dubbio: il cosiddetto “grande diluvio” travolse un’umanità già molto sviluppata, di fatto azzerandola? E gli uomini del paleolitico – coevi del fondatori dell’ipotetica Struttura – ne sarebbero stati gli sparuti superstiti, costretti a ricominciare dalle palafitte?

DE GAULLE E GLI ALTRI

Non possiamo saperlo. In compenso, riferisce Rumor, sappiamo che Schumann e soci ne erano invece sicuri: si consideravano davvero gli eredi di un’umanità estinta e superiore, più sviluppata. Dunque pronta a dettare le regole ai comuni mortali, infiltrandone con discrezione le strutture di governo. Uomini di eccezionale valore, onnipresenti. Politici, regnanti, religiosi (Papi, rabbini). Nonché filosofi, pensatori, scienziati, artisti e letterati. Prima solo europei, poi anche americani. Spesso associabili alla filiera iniziatica dei Rosacroce. Tutti nei posti chiave, in ogni epoca. Posizioni dominanti, da cui esercitare un’influenza decisiva sul nostro sviluppo.

Riguardo al Novecento, il memoriale di Rumor cita Charles de Gaulle insieme a pensatori come Jacques Maritain e André Malraux, il regista Jean Cocteau e lo stesso André Gide, romanziere e Premio Nobel. Poi, i personaggi – sempre francesi – legati alla vicenda di Rennes-le-Château, resa popolarissima dal successo del “Codice da Vinci”, il bestseller mondiale di Dan Brown. All’ombra dell’ipotetico Priorato di Sion, Pierre Plantard e il parroco Bérenger Saunière. Con loro Henri Lobineau e lo svizzero Mathieu Paoli, «presumibilmente lo pseudonimo di un giornalista investigativo che negli anni ’70 condusse trasmissioni radiofoniche sul misterioso Priorato». Aggiunge Bagnara: «Quello di Lobineau invece è un personaggio inventato: ma perché allora inserirlo nei ranghi della Struttura?».

NUSAYBIN: GLI ILLUMINATI

Quello che colpisce, spiega sempre Bagnara, è il loro interesse per l’archeologia “proibita”. Il dossier Rumor cita i Rotoli di Nusaybin, cittadina turca al confine con la Siria. Frammenti in greco, copto e siriaco: ora sarebbero custoditi in Scozia, nella cappella (massonica) di Rosslyn. Chiesetta edificata nel 1400 da William Sinclair, la cui famiglia è citata nell’elenco dei nominativi del “livello consultivo” della Struttura, in epoca medievale. Un passaggio nel testo di Nusaybin affermerebbe: «I Sorveglianti sono divenuti Illuminati quando hanno posto le tre piattaforme rialzate sulla collina a fianco del fiume, nel luogo in cui l’alto e il basso si bilanciano, lungo la via d’acqua che serpeggia fra le canne, sul punto di maggiore intersezione della rete, scrivendo con la pietra gli avvertimenti da rispettare».

Che cosa significa? Le cosiddette “piattaforme”, sostiene Bagnara, sarebbero state completate migliaia di anni dopo: per ospitarvi le piramidi di Giza, orientate secondo precise mappe celesti. Nell’archivio Rumor compaiono piantine e schemi grafici, planimetrie e sezioni. «Rappresentano un sistema di corridoi e ambienti sotterranei esteso a tutta l’area della Sfinge e delle piramidi di Giza. Questi schemi indicherebbero anche il punto in cui nel 1872 sarebbero state rinvenute, da un spedizione privata, alcune “tavolette di gesso” incise».

NEL SOTTOSUOLO DI GIZA

Le incisioni sarebbero state interpretate grazie all’illustre archeologo Alexander Thom, lo scopritore della “yarda megalitica” (unità di misura con cui sarebbero stati eretti complessi molto antichi, come Stonehenge). Nelle “tavolette di gesso”, dice sempre Bagnara, vi sarebbe scritto che coloro i quali avevano realizzato le “piattaforme” per le piramidi e scavato il “puntatore” (la base per la Sfinge) lo avrebbero fatto affinché fosse trasmessa per sempre una determinata conoscenza astronomica e geofisica. «A chi possiede la “conoscenza” e ai ricercatori della “via”, il contenuto dell’avvertimento».

Quale “avvertimento”, dunque? Insomma: in cosa consisterebbe, quel monito? Semplice: la previsione di un terribile cataclisma incipiente. Le tracce: «Una serie di schemi geometrico-matematici, di coordinate geografiche, di allineamenti con località e con corpi celesti (espressi a volte per mezzo di ignote unità di misura di spazio e tempo) correlati a fenomeni di natura geofisica». Ovvero: «La rottura dell’equilibrio nella rotazione terrestre e lo scivolamento degli strati più superficiali rispetto a quelli più interni del pianeta».

IN SALVO, PRIMA DEL DILUVIO

Precisamente: “onde di roccia” (terremoti), “grandi piogge” (inondazioni) e “scalini d’acqua” (maremoti) che avrebbero colpito la Terra in due periodi diversi, migliaia di anni fa, nell’età precessionale del Leone. «In seguito a ciò, il Collegio dei Sorveglianti avrebbe operato per preservare la conoscenza della civiltà precedente a tali eventi, realizzando un cosiddetto “tabernacolo” dove custodire “l’essenza spirituale” di coloro che avevano messo in movimento la nuova era».

Di quel mitico passato, a Giza avrebbero “messo in cassaforte” le tracce: che altrimenti sarebbero state travolte dai catastrofici eventi atmosferici e tellurici in arrivo? Sì, sembra proprio un film di fantascienza. Solo che non lo è. Impressionante l’elenco degli studiosi che sarebbero stati reclutati, nei ranghi della Struttura. Come l’archeologo massone Alexandre Lenoir, convinto della discendenza della massoneria dall’antico Egitto. E i fratelli John e Waynman Dixon, ingegneri ferroviari, noti per aver scoperto nel 1872 i cunicoli della Camera della Regina nella piramide di Khufu (Cheope). Poi l’italiano Livio Catullo Stecchini, professore di storia antica, autore di una controversa teoria numerologica sulla grande piramide.

ANTICHE CARTE SEGRETE

Insieme a Germain Dieterlen, il francese Marcel Griaule compì lunghi studi in Mali sulle conoscenze astronomiche della cultura africana dei Dogon. Ancora: il cartografo svedese Adolf Erik Nordenskiöld concluse che i “portolani” medievali (mappe di navigazione «troppo precise, per l’epoca») dovevano derivare probabilmente dai marinai fenici. Centrale, a quanto pare, il ruolo dello storico statunitense Charles Hapgood. «Nel libro “Maps of the ancient sea kings”, pubblicato nel 1966, Hapgood si riallaccia direttamente agli studi di Nordenskiöld: avanza l’ipotesi dell’esistenza di un’antica e sconosciuta civiltà».

Un’umanità remota, che avrebbe mappato l’intero pianeta. Avrebbe prodotto una cartografia accurata, le cui tracce si sarebbero viste poi, appunto, nelle carte fenicie, nei portolani medievali e in altre sconcertanti mappe del Cinquecento: come quella dell’ammiraglio turco Piri Reis, che presenta un’Antartide priva di ghiacci. In altre parole, la fantomatica Struttura intercettata da Rumor (tramite il gollista Schumann) avrebbe mobilitato le migliori menti per indagare su quel passato preistorico e sul suo ipotetico grande segreto: lo splendore di una civiltà preesistente. Informazione strategica, da tenere sotto chiave? E poi: quale sarebbe la possibile origine di una filiera così elusiva?

ORIGINI NON TERRESTRI?

Domanda esplicita: è possibile che abbiamo a che fare con qualcosa di non umano, cioè non terrestre? «Penso di sì», ammette Loris Bagnara, autore per Newton Compton del saggio “Il segreto di Giza”. E spiega: «Credo che dietro a questo percorso millenario, sin dalle origini, vi siano componenti non umane, o semi-umane: cioè commistioni fra l’umano e qualcos’altro. I sumeri ci parlano dei divini Oannes, umanoidi-pesce incaricati di trasmetterci il sapere. Il loro discendente, sempre secondo loro, era l’Ummanu, finalmente antropomorfo. Ummanu: curiosa assonanza, no? Almeno mitologicamente, indica una possibile discendenza diretta».

Ulteriori risvolti, teoricamente tenebrosi: qualcosa a che vedere con le Georgia Guidestones, recentemente distrutte? Trasmettevano anch’esse uno sconcertante “avvertimento”: contenere (ridurre) la popolazione mondiale. Bagnara esclude ogni collegamento: «Quello che sta dietro le Georgia Guidestones è un gruppo di potere angloamericano: deviato, transumanista e venato di massonerie varie. Ma non ci vedo la linea originaria della Struttura: rappresenta un lato più oscuro, disumano. In realtà – conclude lo studioso – penso che esistano più “agende” mondiali. Certo, quella di oggi è anti-umana. Il guaio è che le vere fonti non le conosciamo: ci limitiamo a subirne gli effetti. Ma ripeto: credo che la Struttura citata da Rumor abbia svolto una funzione diversa. E forse la svolge tuttora, visto che sembrerebbe esistere davvero».

RUMOR: SONO STATO MINACCIATO

Parlarne? Può essere pericoloso. Ne sa qualcosa l’ormai anziano Paolo Rumor, classe 1946. «Lo ammetto, non ho vuotato completamente il sacco: l’avevo giurato a mio padre. C’è altro, che conosco, e che terrò per me». Rumor confessa di essersela vista brutta, dopo la pubblicazione del libro. «Un giorno feci una chiamata: il numero l’avevo trovato tra le carte di papà. Non sapevo a chi facesse riferimento. L’uomo che mi rispose al telefono era seccato, mi pregò di non chiamarlo più. L’indomani ebbi una sgradita sorpresa. Diciamo che sono stato persuaso, in maniera piuttosto brutale (non voglio dire in che modo), a non informarmi ulteriormente. Da allora ho capito che sono cose che stanno sopra la mia testa: non ne sono all’altezza».

Insiste Rumor: «Questi argomenti sono interessantissimi, ma anche pericolosi. E io l’ho sperimentato di persona». Aggiunge l’avvocato: «Pensiamo alla morte di Mattei: anche in quel caso abbiamo questa Struttura, che si attiva in modo feroce: dimostrando di non avere scrupoli, quando si tratta di raggiungere certi risultati. Lo pensava anche mio padre: queste non sono storie da romanzo, sono cose che riguardano il nostro mondo. Sono attuali, si intrecciano con la politica e soprattutto con l’economia. E in tutto questo, ripeto, c’è una quota di pericolosità».

CHI GOVERNA DAVVERO IL MONDO?

«Ciò che fa funzionare le cose – sintetizza Paolo Rumor – è un motore che non riusciremo mai a individuare: mettiamoci l’anima in pace». E ribadisce: «Abbiamo a che fare con gente intelligentissima, decisa e determinata: non sapremo mai cos’ha in mente. E cosa la spinge: il denaro, il potere o che altro». Beninteso: «La democrazia è necessaria, certo. Ma temo che sia solo una parvenza esteriore. Quello che determina gli eventi è un ambiente sotterraneo e irraggiungibile». Chiosa Rumor: «Sinceramente, sono disarmato: credo che non riusciremo mai a capire, davvero, cosa governa il mondo».

Scoraggiante? Certo che sì. Per contro, viene da domandarsi come mai, proprio adesso, quella storia sepolta sia potuta uscire dal buio, grazie al coraggio civile di Rumor: non certo un mitomane visionario. Dunque saremmo stati segretamente sovragestiti da personaggi insospettabili, convinti di discendere di una misteriosa civiltà precedente? Un’umanità ancestrale, che avrebbe progettato dei bunker indistruttibili (le piramidi) anche per sfuggire ai cataclismi incombenti? Teorie, ipotesi, indizi. Suggestioni. Materiale da soppesare, con le dovute cautele. Valutato comunque con estremo interesse da Giorgio Galli: grande studioso del lato più oscuro del potere mondiale. E dei suoi tanti segreti.

GIORGIO CATTANEO

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