Egitto: la pazzesca nuova capitale dei faraoni del XXI secolo

In Egitto, l’aggettivo “faraonico” ha una sua solida, plurimillenaria tradizione: ma la nuova capitale ormai quasi completata ad una quarantina di chilometri dal Cairo anche grazie a capitali cinesi va ben oltre questo concetto ed è uno schiaffo alla miseria come il palazzotto di Amazon nella baraccopoli messicana.

La nuova capitale, ancora priva di un nome, sta sorgendo ex novo in mezzo al deserto. Comprende case per oltre 5 milioni di persone. Lasciano senza fiato le foto diffuse in occasione della visita del primo ministro: la piazza più grande del mondo; la moschea (una delle dieci più grandi del mondo) con minareti alti 140 metri; un gruppo di cinque grattacieli tipo Manhattan fra cui il più alto dell’Africa; un centro strategico ottagonale che dà pastina al Pentagono già solo per avere tre lati in più. Il tutto con strutture architettoniche lussuose ispirate all’antico Egitto. Per vagonate di miliardi di dollari.

La filosofia di fondo è che le grandi opere rendono grande anche l’economia; a contorno, le promesse di una città con molti spazi aperti e con molto verde, così da spazzar via d’un colpo gli immani problemi di congestione e inquinamento del Cairo, la storica capitale che è anche la più grande megalopoli africana: 20 milioni di abitanti, molti dei quali, poverissimi, vivono in baracche.

Non ci sono indizi del loro prossimo acquisto di appartamenti nella nuova capitale. Peraltro, le immagini della nascente città non mostrano neanche il promesso verde: solo la sabbia del deserto, che bisognerà abbondantemente innaffiare affinché ci cresca qualcosa.

Ma, oltre a gravi problemi di povertà, l’Egitto ha enormi problemi d’acqua. Come ai tempi dei Faraoni, può attingerla solo dal Nilo, svenato dai continui prelievi e ora anche dai bacini artificiali legati all’ennesima diga costruita a monte per dissetare l’Etiopia. Si calcola che entro la fine di questo decennio all’Egitto l’acqua del Nilo non basterà più, con o senza le innaffiature nella nuova capitale: e se non si può creare l’acqua dal nulla, l’Egitto ha però amplissimi margini di miglioramento per razionalizzare l’uso dell’acqua. L’agricoltura assorbe l’86% dell’acqua egiziana ma la rete d’irrigazione ne spreca la metà, come ha messo nero su bianco lo stesso Governo qualche anno fa.

Tuttavia secondo il ministro per gli Affari sociali il problema della rete idrica potrà essere affrontato solo quando la crescita economica sarà adeguata. E per la crescita, l’Egitto si affida evidentemente alla costruzione della cattedrale nel deserto. Si affida alla nuova capitale che, con i sui grandi spazi (verdi o meno che siano), renderà almeno più facile la vita alla polizia. E’ la lezione che la trasformazione urbanistica subita da Parigi nell’Ottocento ha impartito al mondo: anche se il popolo è  inferocito, i grandi boulevard  – gli spaziosi viali prontamente replicati dai Savoia a Torino – gli rendono impossibile fare le barricate e conquistare il controllo delle piazze.

DON QUIJOTE

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