Le misure restrittive anti Covid hanno rilanciato un’altra ondata di rivolta anti-sistema. Quando Joe Biden è stato eletto presidente degli Stati Uniti, si pensava che segnasse la fine della rivolta populista dei cappelli MAGA e dei sostenitori della Brexit.  Si doveva insomma tornare alla normalità di un tempo, seppur con qualche contraccolpo.

Il primo ministro canadese Justin Trudeau, come la maggior parte dei leader mondiali, ha sostenuto in pieno e con grande entusiasmo le politiche chiusuriste di fronte al rischio pandemico. Le legislature canadesi hanno dichiarato lo stato di emergenza, l’obbligo delle mascherine, il divieto di riunioni pubbliche, le restrizioni dei viaggi e la chiusura delle attività. Ciò che ha spinto i camionisti alla protesta  è stato il termine della loro esenzione vaccinale. Con il loro convoglio si sono avute grandi manifestazioni di solidarietà a Winnipeg, British Columbia e Ottawa. Forse inaspettatamente, Trudeau è fuggito dalla capitale, Ottawa, magari per evitare di incontrare i camionisti.

È importante notare che nessuna delle proteste, né in Canada né nel resto d’Europa, può pretendere di essere così popolare poichè rappresentativa dell’opinione della maggioranza. Al contrario, i sondaggi mostrano che in tutto il mondo la maggior parte delle persone continua a sostenere le misure per prevenire la diffusione del Covid.

Tuttavia i movimenti di protesta hanno molto in comune con i precedenti movimenti populisti, dalle manifestazioni di Trump alle proteste europee contro la corruzione degli ultimi anni. In particolare, si tratta di coalizioni ad hoc che sono notevolmente sospettose nei confronti dei partiti politici tradizionali e dei media tradizionali. Le teorie del complotto abbondano in questi movimenti, così come lo scetticismo verso le figure autoritarie tradizionali.

C’è una storia più lunga del dopo Guerra Fredda di movimenti anti-mainstream, dalla corsa presidenziale di terze parti di Ross Perot negli Stati Uniti negli anni ’90 ai movimenti di occupazione dei primi anni 2010. Più recentemente la rivolta populista ha interrotto attivamente il processo politico tradizionale, con la Brexit e la vittoria presidenziale di Donald Trump nel 2016.

La caratteristica che accomuna tutti questi movimenti diversi tra loro è che tutti sono nati dove i principali partiti politici di sinistra e di destra hanno perso la loro direzione ideologica. Senza le forti narrazioni del socialismo o del libero mercato per galvanizzare il sostegno popolare, i partiti politici si sono ritirati nell’amministrazione tecnocratica dei pubblici passivi. L’arena sempre più piccola della contestazione politica lascia un’ampia parte della società immobile e estranea al governo.

Quindi qual è il rapporto tra i lockdown del Covid, gli obblighi vaccinali  e le altre misure pandemiche con i movimenti populisti? È importante dire che il Covid non è stato, come credono alcuni manifestanti, una bufala. Questo virus mortale ha ucciso più di cinque milioni di persone in tutto il mondo e ha presentato ai governi un invito all’azione sia avvincente che drammatico. Chiaramente le autorità pubbliche che non hanno fatto del loro meglio per proteggere i propri cittadini non hanno fatto il loro dovere.

Ma le misure che i governi hanno adottato hanno anche tradito una forte sfiducia nei confronti dei propri cittadini. Hanno suggerito che la gente stessa fosse il vero pericolo. Le persone quindi dovevano essere regolamentate e istruite su come comportarsi, come se fossero in tutto e per tutto dei bambini. Le popolazioni sono state “bloccate” e soggette a pesanti misure di  coprifuoco per la prima volta dai tempi delle dittature della metà del XX secolo. Il dibattito pubblico è stato sospeso nelle assemblee costituenti e le riunioni pubbliche vietate. E, ultimamente, i pass elettronici Covid sono stati introdotti in tutta l’Europa occidentale e in molte città americane.

Queste misure repressive all’inizio non sono state fortemente contrastate perché il pubblico era, per la maggior parte, solidale con l’intenzione dei governi di proteggerle da un nuovo virus.  Quindi, mentre ci sono state delle proteste contro le misure liberticide nel primo anno della pandemia, queste sono state facilmente contenute ed etichettate come opera di pericolosi personaggi eccentrici. Il movimento di protesta contro il lockdown è stato comunque interessante proprio perché era completamente al di fuori dei principali partiti politici.

Tuttavia, le successive proteste contro gli obblighi vaccinali si sono collegate a un pubblico sempre più ampio rispetto ai semplici scettici sui vaccini. L’opposizione alle misure repressive è cresciuta man mano che sempre più persone hanno ritenuto che tali misure fossero onerose e sproporzionate. Quella minoranza che ha dovuto affrontare licenziamenti e restrizioni a causa del suo status di non vaccinato è stata ascoltata da tutte quelle persone che erano stufe delle restrizioni nelle loro interazioni quotidiane.

In Italia, Austria, Belgio e altri stati europei, dove le restrizioni speciali ai non vaccinati sono particolarmente onerose, le proteste sono diventate sempre più conflittuali. Sebbene queste proteste siano ancora in contrasto con l’opinione pubblica di maggioranza, si sono rivelate difficili da contenere.

Il proseguimento delle proteste populiste in opposizione a specifiche misure Covid ha tante caratteristiche nazionali distintive quante sono le diverse politiche delle amministrazioni nazionali, e ognuna dovrebbe essere esaminata a sé stante. I tentativi da parte di attivisti a Glasgow, Helsinki e Canberra di riprodurre l’impatto del convoglio di camionisti canadesi hanno avuto una grande componente teatrale. Tuttavia, il continuo disordine indica un abisso significativo e inesorabilmente esistente tra governanti e governati. I movimenti di protesta hanno prosperato nel vuoto creato quando i partiti politici si sono fusi in un’unica istituzione con il  governo, uniti in un programma comune di regolamentazione della pandemia attraverso misure amministrative – e a  volte coercitive.

Le prospettive di ulteriori disordini sono più che probabili. Sembra ragionevole pensare che l’economia mondiale stia attraversando un periodo difficile, con rincari dei carburanti, shock inflazionistici e tensioni nel mercato del lavoro. Il fatto che i manifestanti a Helsinki e Istanbul abbiano sollevato nuove lamentele sui prezzi del carburante è un’indicazione di ciò che potrebbe accadere.

Rimane l’innegabile fatto che i partiti politici tradizionali sono più lontani dal loro pubblico di quanto non lo fossero  prima dei lockdown e la loro capacità di negoziare il cambiamento è molto più debole. Quindi è sempre più probabile che siano in arrivo crescenti proteste populiste.

di James Heartfield, traduzione Martina Giuntoli

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