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Notizie5 Aprile 2023

E dacci oggi il nostro Leopard, riesumato dal cimitero dei tank

Di ·100 contenuti pubblicati
Giorgio Cattaneo analizza la questione dell'export dei carri armati Leopard-1 dall'Italia all'Ucraina, evidenziando il contesto della guerra in corso. Si discute anche della possibile speculazione economica legata alla vendita di mezzi obsoleti a prezzi esorbitanti.
Punti chiave
  • Il governo Meloni ha autorizzato l'export dei Leopard-1 in Ucraina?
  • I Leopard-1 sono stati dismessi e rimasti in deposito per anni.
  • Rheinmetall si impegna a ricondizionare i carri in Germania.
  • La vendita dei carri obsoleti potrebbe generare profitti esorbitanti.
  • La Francia prevede di arruolare riservisti fino a 72 anni.
L'articolo

Tutti a festeggiare, quando cadeva il fatidico Muro di Berlino. Quel giorno, Vladimir Putin – allora a capo del Kgb nella Germania Est – disse di esser sceso in strada armato di pistola: non sapeva cosa sarebbe successo, in quel caos. Lo abbiamo poi visto, ciò che è accaduto: la storia ha iniziato a galoppare vorticosamente. Per poi prendere il volo nel modo peggiore una decina d’anni dopo, con il crollo delle Torri Gemelle.

Per un attimo, alla vigilia degli anni Novanta, molti si erano illusi che davanti all’umanità si potesse finalmente spalancare la pace universale. Tutto ci si poteva aspettare, allora, tranne lo scenario di oggi: con l’Italia ridotta, come sembra, a trafficare in carri armati da spedire a Kiev. Attenzione: non moderni corazzati da combattimento. Macché: i cingolati in questione sarebbero i vecchi Leopard-1, rimasti ad arrugginire nell’enorme deposito di Lenta, nel Vercellese.

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QUEI VECCHI CINGOLATI ARRUGGINITI

Passa per essere il più grande cimitero di carri armati al mondo. Ora succede questo: alcuni tank (dismessi da tanti anni) vengono ceduti al costruttore, tedesco. Il quale si impegna a “ricondizionarli”, ma in Germania: cioè senza neppure dare lavoro all’industria italiana. Destinazione finale, le truppe di Zelensky: che userebbero gli antidiluviani Leopard, fermi da trent’anni, schierandoli contro i T-90 della Federazione Russa.

Si domanda il “Manifesto”: il governo Meloni ha dato davvero il via libera all’export dei Leopard italiani in Ucraina? Ufficialmente è impossibile saperlo: contrariamente a tutti gli altri paesi Nato, «da noi la lista delle dotazioni belliche per l’esercito ucraino rimane un segreto custodito dal ministro Guido Crosetto e pochi altri addetti ai lavori». Questione di sicurezza, ripetono: «Si rischierebbe di fornire informazioni nevralgiche all’intelligence russa».

CARRI ARMATI A ZELENSKY, VIA SVIZZERA

Cos’è, una barzelletta? «Alle spie russe (come a chiunque altro) basta prendere nota delle parole di Armin Papperger, amministratore delegato di Rheinmetall, il colosso di Düsseldorf che costruisce i Leopard». Notizie di stampa ampiamente circolate, su varie agenzie: sarebbero 96 i vecchi tank italiani destinati alla fanteria ucraina.

Tra l’altro, scrive Guido da Landriano su “Scenari Economici”, si apprende che i mezzi non sono stati neppure acquistati direttamente dalla Rheinmetall. Sarebbero infatti passati attraverso un intermediario, la svizzera Ruag, che già nel 2016 ne avrebbe poi girato la proprietà alla Rheinmetall. Sì, ma nel frattempo quei carri sono rimasti sempre a Vercelli?

VERO AFFARE: IL CASO DEL BELGIO

Altro capitolo non proprio glorioso: la possibile speculazione. Alcuni ferrivecchi, scrive sempre “Scenari Economici”, erano in svendita: per comprare un Leopard potevano bastare 30.000 euro. Non è che adesso verranno rivenduti per cifre iperboliche? Un T-90 russo costa 4 milioni e mezzo. Il suo diretto concorrente, l’Abrams americano, arriva a costare 9 milioni di dollari. Vuoi vedere – si domanda qualcuno – che riusciranno a ricavare milioni anche rifilando i vecchi Leopard agli ucraini?

A quanto pare sta già succedendo: in Belgio. Lo rivela Giuseppina Perlasca, ancora su “Scenari Economici”. I carri armati Leopard-1 di fabbricazione tedesca, tolti anni fa dalla linea dell’esercito belga e venduti a un’azienda dell’industria della difesa, sono di nuovo all’ordine del giorno del governo di Bruxelles, dopo che l’attuale proprietario sta pensando di liberarsene, vendendoli. «I funzionari governativi stanno valutando l’ipotesi di riacquistare i carri armati dall’azienda a un “prezzo ragionevole” per inviarli in Ucraina: e il problema è proprio sul “ragionevole”».

VECCHI ARNESI, RIVENDUTI A 30 VOLTE IL LORO PREZZO

Dieci anni fa, l’esercito belga mandò in pensione i vecchi cingolati, “non operativi” perché obsoleti. Furono trasferiti all’industria nazionale degli armamenti, oggi nota come Oip Land Systems. «Ora il governo vorrebbe riacquistarli, dopo averli fatti risistemare. Ma dato che “finché c’è guerra c’è speranza” la Oip vuole un buon utile dall’operazione».

Ecco le cifre. Il ministro della difesa belga, Ludivine Dedonder, ha dichiarato all’emittente “Bel-Rtl” che la Oip Land Systems aveva acquistato quei tank per circa 10.000-15.000 euro ciascuno. E ora vorrebbe venderli con profitti “esorbitanti”. «Si parla di mezzo milione di euro a carro: un profitto di 30 volte il prezzo iniziale». La Oip avrebbe confermato la trattativa in corso, senza però fornire dettagli.

E LA FRANCIA ARRUOLA ANCHE I NONNI

Ecco il punto, che illumina il presente in modo beffardo. Quei Leopard erano l’ossatura delle forze corazzate italiane, quando l’esercito era ancora di leva. Il loro primato: non hanno mai sparato un colpo contro un nemico. Niente guerre, per decenni. Ora invece vengono resuscitati? Riesumati dal loro cimitero, per contribuire in qualche modo alla grande strage in corso?

Si capisce fin troppo bene, ormai, a cosa ci ha portato il crollo del Muro di Berlino. Il veleno mortale della guerra è diventato quotidiano, quasi ordinario: abitudine, nella sconcertante Europa del 2023. Un viaggio nella follia, ora fotografato dalle parole del ministro francese della difesa, Sébastien Lecornu: ha annunciato di voler innalzare i limiti d’età per i riservisti. Udite: l’idea è di poter richiamare alle armi pure gli anziani, fino a 70 anni. «Anche 72, per certe funzioni specialistiche».

GIORGIO CATTANEO

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