Credevo fosse un film di Bruce Willis” questo fu uno degli innumerevoli commenti uditi all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001 evento che richiamava alla mente di molti il film catastrofico Die Hard girato sei anni prima, pellicola che in quei giorni appariva stranamente profetica addirittura per l’immagine della locandina che raffigurava due grattacieli in fiamme.

Fu solo l’antipasto: più ci avviciniamo ai nostri giorni, più gli eventi sembrano riprendere la seceneggiatura dei blockbuster di Hollywood. In epoca di Covid 19 si è parlato di film premonitori sulla pandemia: gli esempi fatti più spesso sono quelli di Virus letale di Wolfgang Petersen del 1995, che però alludeva alle epidemie di ebola, e soprattutto quello di Contagion di Steven Soderbergh del 2011, film che ha conosciuto una fama rinnovata dopo l’esplosione del caso Covid. Si potrebbe addirittura arrivare al film Io sono leggenda con Will Smith tratto dal classico di Robert Matheson dove il protagonista è l’ultimo sopravvissuto ad uno spaventoso virus che trasformerebbe gli uomini in vampiri

Le premonizioni di questi film “epidemici” sono state sottolineate anche dai media mainstream. Forse perché tali “premonizioni” sembrano far comodo alla narrazione ufficiale. Esistono invece altri film che fanno “predizioni” tremendamente scomode per il potere.

L’esempio più clamoroso è il cult movie del 2005 V per Vendetta di James McTeigue con Hugo Weaving e Natalie Portman tratto dalla graphic novel di Alan Moore. La trama è notoria: un vendicatore che indossa la maschera di Guy Fawkes si muove in una Londra schiacciata da un regime orwelliano. La maschera di V assurse a tale iconica popolarità da diventare il simbolo del movimento Anonymous. Ma quel che interessa di più è l’origine di questo immaginario regime distopico inglese. Nel film il dittatore Sutler prende il potere usando un virus lasciato fuggire da un laboratorio di massima sicurezza. Grazie a questo virus e alla paura diffusa nel Paese Sutler sale al potere. Una volta preso il comando grazie all’emergenza il nuovo cancelliere britannico “svela” la cura per debellare il virus arricchendo in maniera considerevole le case farmaceutiche che lo hanno finanziato e fa arrestare e giustiziare tutti i dissidenti.

Il film, come detto, è del 2005. A risentire oggi il monologo sulla “nascita del partito” vengono i brividi perché rivediamo la nostra stessa situazione.

Ulteriore curiosità sta nel fatto che la questione del “virus della Saint Mary” è una delle differenze tra il prodotto cinematografico e l’originale a fumetti di Alan Moore, dove non si fa cenno del virus come instrumentum regni: Sutler prende il potere semplicemente a causa dell’apatia della gente che lo elegge, non grazie ad un’emergenza pandemica.

Sempre a proposito di futuri distopici, recentemente ha fatto discutere la puntata della serie britannicaBlack Mirror intitolata “Nosedive” (in italiano “Caduta libera”) nella quale si immagine tutte le interazioni della vita, anche le più banali, sono schedate e valutate digitalmente. In caso di punteggio basso però arriva l’esclusione dalla vita sociale. Questa puntata della fortunata serie inglese pare anticipare l’agghiacciante sistema del credito sociale, il progetto varato dal regime cinese che ora controlla milioni di cittadini in attesa di essere esteso a tutto il Paese. E, senza andare sino in Cina, è innegabile che anche il sistema del green pass abbia analogie con la puntata di Black Mirror.

Passando dalla politica alla demografia in questi ultimi anni si parla molto di sovrappopolazione. Questo problema è stato affrontato da personaggi come Bill Gates, Greta Thunberg o anche il nostro ministro della “transizione ecologica” Roberto Cingolani. Il mantra ripetuto in maniera quasi ossessiva è che siamo troppi, che la popolazione deve essere ridotta.

E questo è anche l’argomento principe del villain della saga degli Avengers: Thanos. Un titano che ha visto i disastri del sovrappopolamento sul suo pianeta e decide di uccidere metà dell’universo per riportare il giusto equilibrio.

Ora pare proprio un argomento da complottisti sostenere che qualcuno sia intenzionato a seguire le orme di Thanos per far fronte al problema della popolazione mondiale: vedete forse una cara ragazza tanto sensibile al problema del futuro delle nuove generazioni come strumento per giustificare un genocidio che farebbe impallidire Hitler, Stalin e Mao?

Eppure, proprio parlando dell’ultimo film della fortunata saga del Marvel Cinematic Universe la prestigiosa rivista Forbes afferma che “la scienza di Avengers Endgame ci prova che Thanos non ha fatto nulla di male”. Agghiacciante, ma per ora non possiamo dire che il MCU sia stato “preveggente”.

Le apparentemente innocenti discussioni “da nerd” su Thanos sembrano però aprire una finestra di Overton su scenari futuri di drastica riduzione della popolazione mondiale.

Certo che gli sceneggiatori di Hollywood son meglio di Nostradamus. A tal punto che un complottista potrebbe pensare che ci preparino psicologicamente in anticipo agli eventi descritti nelle loro opere.

ANDREA SARTORI

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