Stare all’opposizione è uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo. Perfino in un momento in cui solo chi non fiata può aspirare a gestire il PNRR, ossia l’unica ricchezza (che costa sangue e lacrime future) di cui attualmente dispone l’Italia.

E così, fuori Conte e chi del M5S vorrà seguirlo: presumibilmente non i Di Maio e i governisti ad ogni costo. Fuori Conte e dentro al Governo la Meloni e i suoi Fratelli d’Italia: gli unici, a parte quattro gatti ed ex M5S, che finora erano all’opposizione.

Sembra riassumibile in questi termini l’ultima questione che agita il Palazzo, ossia l’aumento delle spese militari che Conte trova indigeribile ma che la Meloni ha servito all’esecutivo su un piatto d’argento. Ed è una questione tutta e solo interna al palazzo di Palazzo, nel senso che la gente ha già le idee molto molto chiare.

Solo una minoranza piuttosto esigua di italiani è favorevole ad aumentare le spese militari, anche se il Governo va proprio in quella direzione.  La fiducia degli italiani in Draghi, poi, sta crollando. Quali siano i sentimenti diffusi a proposito del Governo, sulla guerra in Ucraina e non solo, lo si è visto ieri, martedì 29 marzo, a Napoli.

Draghi è stato salutato – si fa per dire – dalle grida “Vai via”, “Assassino” e simili. E i napoletani, come l’opinione pubblica più generale, probabilmente non ha ancora metabolizzato gli immani guai potenzialmente derivanti dal fatto che Draghi ha dato la disponibilità dell’Italia a diventare uno dei garanti internazionali per l’Ucraina.

Davvero di rado, per non dire mai, si è visto un simile scollamento fra il Paese reale e il cosiddetto Paese legale. Gli italiani non vogliono sentire parlare di guerra e di aumento delle spese militari. Le istituzioni non parlano di altro.

Al momento, Draghi sembra reagire come sempre, ossia: Noi tireremo diritto. Il Governo è qui per fare le cose, il Parlamento per garantirgli i voti, come ebbe occasione di dire. Il Parlamento avrebbe il compito di fare le leggi, per la verità, ma tant’è…

Draghi ha scelto questa linea ogni volta che all’interno della sua amplissima maggioranza è soffiato vento di fronda. E’ successo per il tetto del contante e per il catasto. Per le pensioni, il super green pass e varie altre ed eventuali. Ogni volta lo stesso copione: o si fa come dico io, o me me vado. Ogni volta il suo governo sembrava in bilico e ogni volta si è salvato.

E adesso? Il Governo sembra reggere, almeno per ora. Anche se tutti i cinque stelle seguissero Conte (e sembra altamente improbabile), Draghi avrebbe comunque la maggioranza in Parlamento grazie allo zelo guerrafondaio della Meloni.

Però non è questo il punto. Il nocciolo del problema è avere un Paese legale – un Governo – che davvero rispecchi la volontà degli italiani. La volontà di non essere coinvolti dalla guerra e di non aumentare le spese militari. Sarebbe auspicabile ottenere presto un Governo del genere, perché “l’ora delle decisioni irrevocabili”, più di ottant’anni fa, già una volta é stata usata male.

GIULIA BURGAZZI

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