La guerra in Ucraina è vantaggiosa per gli Stati Uniti e svantaggiosa per l’Europa: i politici europei lo pensano, anche se non lo dicono apertamente.

Ah, ma allora non sono né ciechi né sciocchi: forse i politici europei hanno fatto (e continuano a fare) solo finta di esserlo, o forse davvero è stato necessario un annetto perché cogliessero l’essenziale. In ogni caso ora hanno chiaro come stanno le cose.

Ecco cosa scrive Politico Europe, autorevolissima ed americanissima testata online che si occupa di affari europei e che è molto legata all‘establishment atlantista ed ultra atlantista:

In traduzione:

L’Europa accusa gli Stati Uniti di trarre profitto dalla guerra

Il servizio di Politico sottolinea soprattutto che una frattura si va aprendo nell’Occidente. Gli esponenti europei di punta sono incolleriti con Washington, scrive, e il Cremlino si frega le mani.

Lo spunto più interessante, tuttavia, è appunto la presa di coscienza europea che ormai emerge, sebbene solo quando i microfoni non sono accesi. Politico infatti non cita nomi e cognomi degli “esponenti europei di punta” arrabbiati nei confronti degli Usa. Espone invece uno stato d’animo assai presente – dice – ai piani alti dell’Unione europea e delle capitali nazionali.

Politico attribuisce la rabbia europea a due fattori. Il primo sono i sussidi statunitensi all’industria nazionale, che strangolano l’industria europea. Il secondo fattore sono gli alti prezzi dell’energia, conseguenti alle sanzioni contro la Russia, che flagellano l’Europa ma non gli Stati Uniti. Questi ultimi anzi sono ben lieti di vendere all’Europa stessa il loro stracaro gas liquefatto in sostituzione di quello russo.

L’articolo spigola fra le dichiarazioni ufficiali, ma trova solo pochi e cautissimi esempi di doglianze europee. La collera, la rabbia che pure dà per certe stentano molto a manifestarsi esplicitamente.

Rimane da domandarsi perché non parlino apertamente, gli “esponenti europei di punta”. Rimane da capire chi, o che cosa, li induca a seguire una linea politica – l’appiattimento sulle posizioni di Washington – che essi stessi riconoscono come controproducente.

È la grande domanda che Politico non si pone. Eppure cercare la risposta sarebbe molto importante. Forse semplicemente nefas, come dicevano i latini: non è lecito parlarne.

GIULIA BURGAZZI