Il discorso incendiario col quale il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha riconosciuto l’indipendenza delle repubbliche filorusse del Donbass è stato definito delirante da buona parte della stampa occidentale. In realtà dietro la patina ipocrita del politicamente corretto, si cela il più grande problema dell’Occidente: l’incapacità di capire l’altro perché se ne ignora la Storia.

“L’Ucraina è parte della storia russa” afferma Putin. Forse è una cosa che sfugge a noialtri “malati di Novecento” che riteniamo importante solo la storia recente. Per i popoli non occidentali è vero il contrario: la storia antica conta più di quella recente perché lì sono le tue radici. E qui si tocca un punto particolare: la Russia nasce a Kiev. E questo a causa dei un principe di nome Oleg, sovrano di un popolo chiamato Rus’ che nell’860 fissò la capitale a Kiev dando origine alla cosiddetta Rus’ di Kiev. Solo dopo essersi liberati dal giogo mongolo la capitale dei Rus’ divenne Mosca. L’Ucraina divenne zona periferica e infatti Ucraina in russo significa “bordo”

Ma Putin si rifà anche alla storia recente: ha colpito la frase “l’Ucraina l’ha creata Lenin, suo architetto“. Non è la prima volta che il presidente russo se la prende col fondatore dell’Urss, già in passato definito “terrorista che ha piazzato una bomba nel cuore della Russia”. In questo caso Putin evoca il diritto alla secessione delle repubbliche inscritto nella Costituzione sovietica del 1924 . Questa misura voluta da Lenin ha poi paradossalmente portato alla disgregazione dell’Unione Sovietica nel 1991. Già in passato il presidente russo aveva detto che la cosiddetta korenisatsya voluta da Lenin “consolidò a livello statale la divisione tra i tre popoli slavi, russo, ucraino e bielorusso, al posto della grande nazione russa”. Già nel suo discorso di fine anno Putin aveva accusato Lenin della creazione di uno Stato artificiale. E su questo si innesta anche la questione della Crimea, terra russa ceduta all’Ucraina da Nikita Krusciov, che era ucraino. Putin parla di “decomunistizzazione” incolpando di fatto i leader sovietici di aver lanciato i semi della stessa disgregazione dell’Urss.

La questione ucraina è anche etnica. Abbiamo visto le immagini degli abitanti di Donetsk festeggiare l’indipendenza. Perché gli abitanti di Donetsk sono russi. E soprattutto sono a rischio pulizia etnica da parte di milizie governative come il Battaglione Azov, definito “nazista” anche dalla non certo putiniana Wikipedia e che ha il suo quartier generale proprio a Mariupol, nel Donetsk. Putin ha citato i fatti di Odessa del 2 maggio 2014, quando alcuni nazisti ucraini bruciarono vivi dei russofoni. Ma da dove nasce questa storia del nazismo ucraino?

Anche questa ha radici nella storia recente: si tratta dell’ereditò di Stepan Bandera e anche qui la non putiniana Wikipedia ne parla come di un “fascista” “criminale di guerra” “terrorista che collaborò con la Germania nazista”

Nel 2010 Bandera venne riconosciuto “Eroe dell’Ucraina” dall’allora presidente Viktor Juscenko. All’epoca arrivò la condanna del Parlamento europeo. Bandera è uno degli eroi di Maidan ed è ironico vedere dei servizi del Tg dove la bandiera rossa e nera dei banderisti sventola alle spalle dell’ignara giornalista.

Ma l’Occidente non conosce la Storia russa. La ignora. Cosa ha detto Putin? “L’Occidente non vuole esserci amico”. E anche questo porterebbe ad un discorso storico lungo e complesso, quello sulla russofobia occidentale, che risale almeno al 1797, quando i giacobini francesi diffusero un presunto “testamento di Pietro il Grande” in cui lo Zar avrebbe detto ai suoi successori di conquistare l’Europa. Il documento era un falso come i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, ma venne usato sia da Napoleone che da Hitler per giustificare le loro sciagurate campagne.

La gioia dei russi, non solo di Donetsk e di Lugansk ma di tutta la Federazione, nel vedere riconosciute le repubbliche ha delle radici profondissime nella loro anima, radici che noi, superficialoni malati di Novecento e modernità, non possiamo capire. Come non capiamo, ad esempio, lo spirito dei samurai giapponesi. Che diede la forza ad un altro popolo sconfitto dagli americani di rialzare la testa e prendersi la rivincita in campo economico

ANDREA SARTORI

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