Con la “cancel culture” funziona così. Non appena qualcuno individua il nuovo nemico immaginario, tutti i lemmings corrono ad obbedire ciecamente: e ora tocca di nuovo all’alfabeto, vittima prediletta della furia demenziale di costoro. Dopo le infinite discussioni sulle vocali in desinenza, l’uso degli asterischi, l’adozione dell’inesistente schwab, la demonizzazione della Q, ora il nemico da combattere è la lettera Z.

Ha cominciato la Moretti, e fin lì sembrava la solita scemenza piddina. Poi sono arrivate ben due regioni della Germania, e la questione si è fatta seria: divieto di uso della lettera Z “a scopo politico” e a supporto della Russia, ovvero non si potrà probabilmente disegnarla su muri, striscioni, adesivi eccetera.

La richiesta di criminalizzare la Z è arrivata dal governo ucraino, che evidentemente non ha altro di meglio di cui occuparsi. E visto che ogni desiderio del governo ucraino è ormai legge per il mondo intero, alla Germania si sono uniti brand celeberrimi come Zurich e Samsung che si sono affrettati a depennare logo storici su cui erano stati investiti milioni in marketing. Persino Vuitton si preoccupa per la L e la V, che unite insieme potrebbero ricordare la lettera incriminata. L’ansia di non passare da filorussi è ormai manifestamente suicida.

Dunque ora chiunque userà la Z sarà guardato in cagnesco o segnato a dito, come nelle migliori pratiche degli Stati totalitari o regimi orwelliani che abbiamo già assaggiato in occasione del Green Pass. La neolingua di 1984 cancellava man mano riferimenti storici, persone, frasi, modi di dire: noi per farla spiccia siamo passati direttamente all’alfabeto. Il Grande Fratello ne sarebbe orgoglioso.

E quando, dopo la colpevolizzazione della P, della A e della R per chissà quale idiozia l’alfabeto sarà totalmente cancellato, si potrà passare direttamente agli ideogrammi cinesi. Cominciate a studiarli, ragazzi, perché dopo di voi l’alfabeto non esisterà più: siete o non siete la Generazione Zeta?

DEBORA BILLI

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