Divieto di fuoristrada: per togliere libertà, e nascondere il disboscamento

Proibire l’accesso alle sterrate persino alle 2 ruote: farebbe già ridere così, se a piangere non fosse, anzitutto, chi si spende l’anima ogni anno per mantenersi anche il più misero 4X4 (già condannato all’estinzione dalla transizione elettrica); e, poi, chiunque partecipi di quella gloriosa tradizione sportivo-escursionistica che, dalle auto alle moto alle bici, ha sempre avuto nel fuoristradismo le sue apicalità più avventurose e spettacolari.

Ma andiamo per ordine. Che un regime basato su nichilismo fisico e depressione mentale odi lo sport, e in particolare tutti quegli sport fatti di spazi aperti e aria pura,  s’era capito già durante i lockdown, quando Conte & soci scatenavano i loro droni a caccia di runner. E che fra gli obiettivi principali di un tale regime vi sia quello di distaccare totalmente l’Essere umano da una ancestralità armonica e salubre fatta di prati, boschi e spiagge, per convogliarlo a forza verso nevrotiche metropoli mondializzate e  iperdigitalizzate, è evidente anche senza aver mai visto Blade Runner o Total Recall

E, ancora: che un tale regime basato su riconoscimenti facciali, codici qr e controllo capillare degli spostamenti individuali veda nella vastità delle campagne e nella perdita d’occhio dei sentieri montani un pericolo per la propria bramosia di controllo sociale, rimane constatazione altrettanto logica.

Tuttavia, nessuna di tali constatazioni ci basta singolarmente a spiegare l’ennesima ignominia della ragione e l’ennesima depredazione di soggettive titolarità costituzionali, come la libertà di spostamento e il libero accesso alla proprietà demaniale.

No, ci dev’essere dell’altro. Qualcosa che abbia a che fare con le precipue materie di competenza dei ministeri coinvolti nel provvedimento in questione, ovvero Politiche agricole, Cultura e Transizione ecologica, i principali ambiti sui quali il Grande reset vuole affondare le sue zanne per succhiare via ogni indole bucolico-georgica dalla nostra coscienza collettiva.

Leggiamo da riviste di settore (tutte piuttosto critiche e allarmate dal provvedimento) che il nuovo decreto pubblicato in Gazzetta il 1 dic 2021, contiene “disposizioni per la definizione dei criteri minimi nazionali inerenti gli scopi, le tipologie e le caratteristiche tecnico-costruttive della viabilità forestale e silvo-pastorale, delle opere connesse alla gestione dei boschi e alla sistemazione idraulico-forestale”.

Tradotto dal “latinorum” di manzoniana memoria, col quale da sempre i despoti tengono lontana la marmaglia da quelle consapevolezze giuridiche indispensabili a rendere effettuale una democrazia, si tratterebbe di nuove limitazioni alla viabilità “off road” per qualsiasi mezzo, velocipedi compresi, che non debba transitare sulle sterrate (pubbliche o private che siano) per non meglio precisate attività manutentive.

Ebbene, noi, malignissimi come sempre, la buttiamo là; e, alle argomentazioni esposte sinora, aggiungiamo il sospetto che tale misura serva ad impedire che quell’esigua parte di popolo sovrano ancora dedita alla frequentazione di unicorni, fate e gnomi, continui a ficcare il naso nella più spaventosa e criminale opera di disboscamento mai inferta al vituperato territorio nazionale.

Perché tagliano gli alberi? Per fare spazio al 5G e alla sua frenesia elettromagnetica, per esempio (vi ricordate quando erano i Grillini ad avercela col 5G? Bene, ora girano in auto blu e con la scorta). Probabile? Possibile? In ogni caso, dubitare è gratis.

Noi intanto continuiamo a credere in ciò che vediamo e a fare 2+2; e uno dei tanti 2 di questo schifo di sommatoria fu lo scioglimento della Guardia forestale (si guardi il caso) voluto dall’allora governo Renzi con l’alibi della razionalizzazione delle spese nella P.A. che vide buttare decine di migliaia di euro per poi dover ridipingere di verde le auto dei nuovi Carabinieri forestali, nei quali si fece confluire l’ex Corpo Forestale dello Stato.

Certo, anche stavolta vi diranno di aver vietato il transito sulle sterrate per tutelare l’ambiente, per mantenere pulita l’aria (come se le biciclette inquinassero) e per inibire i comportamenti di basso profilo ecologico dell’odiato popolino italico. Così da scudarsi il consenso delle solite consorterie “progressiste”, come Gretini e radical chic, che possono permettersi auto elettriche da 60 milioni di euro senza dover rottamare la vecchia Panda di famiglia, e che in futuro saranno l’unico bacino elettorale delle nefande forze politiche coalizzatesi per devastare il Paese fra un divieto, una mascherina e un codice a barre.

E a chi sostiene che questa nuova élite oscurantista ricordi il Fascismo, rammentiamo sommessamente che durante il Ventennio i boschi li impiantarono, non li eliminarono.

HELMUT LEFTBUSTER

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