Da quando è venuta a essere, la civiltà si è perpetuata dandosi delle regole, emanate dalle autorità che si sono susseguite attraverso i secoli. Tali regole servivano non solo a rendere possibile la sopravvivenza, ma sono sempre servite in qualche modo a migliorare la vita collettiva il più possibile, tenendo conto delle aspettative e delle possibilità delle varie epoche.

Per questi motivi, tali regole divenivano leggi, sorgendo da radici identificabili nei codici morali e nei sistemi filosofici e spirituali, che ne definivano e riassumevano l’essenza, affinché questa venisse compresa e assorbita a sufficienza, da far sì che le persone si regolassero ancor prima attraverso tali sistemi morali e comportamentali, prima ancora che incappare nelle maglie della legge, che sarebbero dovute servire solo come ultima rete di protezione, da chi non avesse compreso o deliberatamente ignorato, la ragion d’essere che aveva preso dimensione istituzionale attraverso la legge stessa.

Ma cosa potrebbe succedere, se una civiltà iniziasse a mettere in discussione sin dalla base, pressoché ogni regola morale ed etica maturata dagli albori della propria storia? Quali conseguenze ci potrebbero essere, a mettere in dubbio, tutto d’un tratto, tutti quei codici etici, morali e spirituali dai quali in origine il diritto stesso è sgorgato, propriamente per proteggere la vita e il suo prosperare armonico? A quale scenario si andrebbe incontro, se sostituissimo tali regole con altre regole che caldeggino oppostamente atteggiamenti e azioni, che facciano invece solo del male alla società e mettessero i cittadini nelle condizioni di compiere facilmente abusi gli uni sugli altri, per ottenere il soddisfacimento di piccoli tornaconti, sfruttando il controllo che si può avere su di loro, attraverso i loro ruoli nelle professioni o nelle istituzioni, e chiedendo loro di farsi delatori a vicenda?

Cosa succederebbe se a monte venisse sdoganato pressoché ogni atteggiamento immorale, sostituendo il sistema di credenze occidentale con un inedito, sedizioso e sofisticato simulacro di etica, scientemente svuotato di ogni reale prerogativa morale, che riuscisse a traghettare le masse verso un lido, dove non vi fosse più alcuna vera regola etica o morale a riconoscere l’importanza della vita e dei diritti individuali?

Una volta completata questa fase, sarebbe poi così difficile cambiare anche quelle stesse leggi che fino al giorno prima, ispirate dal sistema di credenze precedente, proteggevano vita, libertà e diritti civili?

Penso che sia quello che si vede succedere da quasi due anni; delazione moralmente sdoganata, materiale pornografico distribuito nelle scuole elementari, corruzione etica utilizzata come grimaldello per strumentalizzare attraverso i loro ruoli, gli appartenenti a pressoché ogni categoria professionale, nella quale ognuno è oramai autorizzato e incitato a utilizzare come arma verso il prossimo, l’eventuale scarsa adesione a certe norme incostituzionali o punire chi non si allinei più che prontamente allo status quo, caratterizzante il recente totalitarismo sanitario. Al tempo stesso, i rappresentanti delle istituzioni, già da quasi due anni, furenti, tuonano di essere in diritto di legiferare anche contro gli interessi del singolo, qualora ciò sia ritenuto essenziale alla difesa di un qualche bene superiore, scelto arbitrariamente di volta in volta alla bisogna, e che loro ritengano prioritario rispetto all’interesse appunto del singolo individuo, in favore del bene collettivo, apparentemente senza capacitarsi della proporzione nella quale questi interessi siano collegati, essendoci un limite oggettivo, oltre il quale, ledendo gli interessi del singolo, non è possibile portare un beneficio alla collettività intera.

Il fatto che la politica in carica stia mentendo in tutto ciò che abbia un peso nell’amministrazione della cosa pubblica, dell’economia e in qualsiasi ambito che veramente conti è lapalissiano, ma volendo spingerci un po’ oltre l’ovvio, mi chiedo francamente, se siamo sicuri che queste persone abbiano come scopo finale semplicemente quello di mentirci, perché forse il loro scopo potrebbe essere più verosimilmente intimidatorio, volendo deliberatamente sottintendere un’arbitraria svolta autoritaria e un taglio netto ai nostri diritti civili, intimando di fatto richiesta di adesione, anche con una certa veemenza.

Potrebbe sembrare in realtà, date le proporzioni grottesche dell’abuso, che l’intento sia proprio quello di sub-comunicare alla popolazione che è in vigore un nuovo regime al quale bisogna abituarsi e che vi sia piuttosto un conto alla rovescia, in termini di tempo concesso, per comprenderlo ed accettarlo, relativamente con le buone.

Questa prospettiva trova coerenza, nel fatto che i cambiamenti imposti alla popolazione sono e saranno sempre più, talmente drastici, che sarebbe impensabile mentire tanto radicalmente a tempo indeterminato, aspettandosi di essere realmente creduti in eterno dalla maggior parte della cittadinanza, senza contare che già ora la menzogna diffusa attraverso i canali istituzionali, è talmente spudorata da essere oggettivamente paradossale.

Lo stesso criterio, che può avallare l’ipotesi di una campagna di intimidazione sottintesa, nella quale un regime prende il sopravvento sulla democrazia, senza dichiararlo apertamente, ma avvalendosi di una strategia intimidatoria, vale anche per gli aspetti legati alla sfera politica e all’abuso della certificazione scientifica. D’altronde se si vuole imporre una realtà palesemente falsa, della quale non si possa in alcun modo dimostrare la genuinità, come il millantato vantaggio o necessità di permanere nell’Euro o il paragonare il Covid-19 a un vero flagello, di pericolosità equiparabile alla peste nera se non più, è necessario che la popolazione accetti di soprassedere sul fatto che queste sono di fatto inequivocabili menzogne, prepotenze e abusi, ma che in qualche modo siano inevitabili e tutto sommato accettabili, avendo instillato a priori nell’opinione pubblica, oramai da decenni attraverso la sub-cultura mediatica e di intrattenimento, la credenza che quello che fanno i politici lo farebbero anche i cittadini comuni, se solo fossero al loro posto.

Questa è la mentalità che si vuole continuare a instillare, ovvero indebolire le coscienze e compromettere fortemente la moralità pubblica, così che le masse rinuncino spontaneamente a ogni protezione, convincendosi che in fondo sarebbe quello che farebbero anche loro, se solo potessero.

È a dir poco formidabile, l’efficacia del sottile lavoro che sta portando avanti la regia di questo nuovo assetto sociale; è come se un canarino, su richiesta di un predatore, accettasse di buon grado che lo stato di diritto venisse neutralizzato, pur se quello stato di diritto è l’unica cosa che lo protegge da serpenti, aquile, gazze e da ogni altro predatore ed è come se al tempo stesso il canarino lo volesse fare, perché si immedesima nei predatori stessi, considerando che al loro posto farebbe lo stesso.

D’altronde, in quale altro modo, si potrebbe rendere la società debole al punto da poterla soggiogare fino al midollo compreso, se non smantellandone irrimediabilmente la coesione, attraverso veleni come lo sdoganamento della bassezza morale, della delazione e del tradimento sistematico del prossimo?

MARCO RIGAMONTI

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