Era il 1997 quando la legge Bassanini (governo Prodi) istituiva l’obbligo della fascia di rispetto lungo i fiumi: niente più edifici a ridosso dei corsi d’acqua. Misura provvidenziale per la sicurezza idrogeologica, in caso di esondazioni. Un provvedimento anche simbolico: premiava le istanze ambientaliste agitate dai Verdi già negli anni ’80.

Ecologia: parola dolcissima, volendo. Aver cura della propria “casa” terrestre, evitando di sporcarla, devastarla e avvelenarla. Un pensiero che ha tanti padri nobili, anche nell’universo letterario. Lev Tolstoj, Henry David Thoreau, Jean Giono. E com’è che poi si arriva allo scempio di oggi, con i cervelli azzerati dal forsennato fanatismo climatico?

IL CLUB DI ROMA

Come sempre, si procede per gradi. Basta mettere il dossier nelle mani del grande potere. Quello che già negli anni Settanta – con il Club di Roma, guidato da Aurelio Peccei – lanciava ultimatum farlocchi sulla base di previsioni catastrofistiche regolarmente sballate. Obiettivo: diffondere angoscia, per rendere insicuro il cittadino.

La vera ecologia? Nobilissima causa. Evitare di inquinare l’aria, l’acqua, i suoli. Risparmiare le foreste. Migliorare sempre le tecnologie produttive, minimizzandone l’impatto ambientale. Fermare la cementificazione dilagante, impegnarsi per un uso più razionale delle risorse, lasciando alla Terra il tempo di rigenerarsi.

UN IMPEGNO MORALE

Sullo sfondo, è possibile scorgere un contenuto anche morale e spirituale: fare in modo che i figli non siano costretti a vivere in un ambiente peggiore, rispetto a quello dei genitori. Non è il caso di scomodare Francesco d’Assisi (fratello sole, sorella acqua) per afferrare il concetto: non uccidere la natura, non desertificare, non seminare il male.

È diventato anche trendy, l’ecologismo, grazie alle prime storiche associazioni ambientaliste. Grandi ideali, sentimenti positivi: salviamo i panda, le balene, gli orsi. Il rischio di estinzione delle specie percepito, innanzitutto, come perdita dolorosa. Come ingiustizia: qualcosa di empio, persino.

MANIPOLARE I GIOVANI

In prima linea, milioni di giovani. Clamorosa, la loro buona fede. Così come l’entusiasmo, tipico dell’età. Risorse umane, intelligenze vive. Volontariato ambientale, che poi è anche sociale: preservare l’habitat significa rendere migliore la stessa vita dei suoi abitanti.

Proprio il valore intrinseco della causa ecologista deve aver convinto il Grande Parassita a farla propria, per poi deformarla e sfigurarla. Uno schema purtroppo classico: sfrutto una passione autentica, genuina, con l’obiettivo di dirottarla altrove. Fino a capovolgerla completamente.

IL FLOP DEL FOTOVOLTAICO

Come sempre, gli interessi sono plurimi e convergenti. Per esempio, quello del business energetico: scatenare il terrore climatico fa letteralmente decollare l’industria delle rinnovabili. Problema: la loro efficienza è irrisoria, purtroppo.

Dicono gli scienziati indipendenti: con gli attuali standard tecnologici, il fotovoltaico non arriverà mai a rimpiazzare il gas, il petrolio e il carbone. E ripetono: purtroppo. Sarebbe bellissimo, infatti, poter contare solo sull’energia solare. Ma tutti sanno che non è possibile.

AUTO ELETTRICA: UNA FARSA

Lo sanno, ma non lo dicono. I primi a tacerlo sono i magnati del green: recordman dell’inquinamento globale, oggi hanno trovato conveniente fingere di convertirsi alla nuova religione verde. Un affarone anche e soprattutto finanziario (citofonare BlackRock). Incentivi a valanga: per i pannelli e per l’auto elettrica, che si candida a rivelarsi la barzelletta del secolo.

Come se fosse pulita, la fonte energica che alimenta i veicoli a emissione zero. E come se fosse uno scherzo, la produzione e poi lo smaltimento delle batterie. Senza contare la dinamica piuttosto fantozziana dei rifornimenti: auto che hanno continuamente bisogno di ricaricarsi. Autonomia francamente ridicola.

IMPOVERITI E RASSEGNATI

Una colossale presa in giro? Sì, ma non solo. C’è anche un che di minaccioso, sottotraccia. Come una sorta di avvertimento: rassegnatevi a circolare sempre meno. Intanto, perché i veicoli elettrici fanno poca strada. E poi perché costano moltissimo. Non ve li potrete permettere? Meglio: vivrete reclusi nelle future “città da15 minuti”, nelle quali vi muoverete quasi solo a piedi.

Impoveriti, limitati in tutto, depressi e sottomessi. E chi l’ha deciso? Il nuovo sommo sacerdote: il climatologo, la cui parola è legge. Ormai – confermano le massime istituzioni occidentali – il dado è tratto: così è stato deciso, indietro non si torna. E chi prova a dubitare del dogma è un cretino, magari domani anche un fuorilegge.

IPNOSI DI MASSA

La procedura, invariabile, è quella dell’ipnosi, grazie all’unisono dei grandi media. Eseguono le direttive, ripetono militarmente gli assiomi calati dall’alto. Prima verità di fede: non s’era mai visto un surriscaldamento atmosferico così acuto e così repentino. Seconda certezza dogmatica: l’alterazione termica è sicuramente di origine antropica.

Poi, la ciliegina sulla torta: chi nega il cambiamento climatico è un irresponsabile, un complottista, un cialtrone. Un negazionista, appunto. Peccato che un simile soggetto non esista proprio: tutti sanno, infatti, che il clima terrestre è in continua evoluzione, da sempre.

LA VERA STORIA

Gli esempi si sprecano. Prendiamo il Nord Italia. Documenti e archivi del Seicento dimostrano che le mandrie svalicavano in pieno inverno, di valle in valle, superando colli e passi evidentemente liberi della neve. Gli estesi ghiacciai dell’inizio del Novecento? Quasi inesistenti, quattro secoli fa.

Sempre nel settentrione, colture come la vite e l’ulivo si sono regolarmente contese le medesime dorsali. Prima che le temperature calassero rapidamente, tante famose colline – da cui oggi nascono vini pregiati – ospitavano vastissimi uliveti, esattamente come oggi al Sud. Ma come spiegarlo al povero “gretino” ipnotizzato?

FATE PRESTO

Fate presto”, titolavano i giornaloni nel 2011, quando lo spread volava e il debito pubblico era al 120% del Pil. Oggi è praticamente al 150%, ma nessuno batte più ciglio. “Fate presto”, supplicavano gli stessi giornali nel 2021, implorando gli Dèi del Sapere perché ci elargissero a tempo di record i loro sieri salvifici. Poi i sieri sono arrivati, ma non hanno immunizzato nessuno.

Ora siamo al terzo “fare presto”: l’emergenza climatica. Il film è sempre il medesismo, con i soliti pessimi attori. Titolo della serie: credere, tremare di paura e obbedire senza discutere. Vuoi vedere che, alla lunga, qualcuno comincia finalmente a mangiare la foglia? Rincuora la rivolta intellettuale dei meteorologi televisivi. Denunciano: non è vero che siamo di fronte a temperature mai viste.

LACRIME CLIMATICHE

Poi però succede anche che venga mandato in campo l’ultimo fenomeno da circo: l’eco-ansia. Qualcosa su cui versare lacrime a beneficio delle telecamere, facendo pure inumidire l’occhio di un anziano ministro. La ragazzina – recitando – scoppia in singhiozzi. Signor ministro, sto male: temo di non avere un futuro. E per colpa di cosa? Del caldo.

Accade di tutto, nel frattempo. L’economia frana, la democrazia svanisce, si rischia una guerra mondiale. E la Terra ha raggiunto livelli di inquinamento (quelli sì) senza precedenti. Ma il problema – per chi giura di soffrire di eco-ansia – è l’incredibile, imprevedibile solleone estivo. Chi l’avrebbe mai detto, che d’estate si potessero superare i trenta gradi?

ECO-ANSIA PER GONZI

Eco-ansia: sembra la premessa perfetta per arrivare all’eco-odio, sposato senza riserve da battaglioni di eco-asini. Poi, un giorno, la recita si arrenderà all’evidenza. E il sipario calerà anche su quest’ultima minacciosa farsa: l’ennesima paura, con la quale si sta tentando di rovinare la vita delle persone comuni, costrette – come al solito – a sentirsi in colpa.

Comunque, quando tutto sarà finito, i grandi architetti della frode si potranno godere indisturbati persino il frutto più estremo della loro perversione: essere riusciti a distruggere, arrivando a farlo detestare, il suono stesso della parola ecologia, vocabolo disonorato e degradato. Ormai ridotto a sinonimo di anticamera della schiavitù, dentro un orizzonte coatto prefabbricato per i non-pensanti.

GIORGIO CATTANEO

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