Nonostante le promesse di soluzioni diplomatiche, l’esplosiva grana di Kaliningrad è sempre lì. E ora c’è anche una data entro la quale qualcosa con ogni probabilità dovrà accadere: il 10 luglio.

Kaliningrad è un lembo di terra russo staccato dal resto del Paese e circondato dall’Unione Europea. Da due settimane la Lituania blocca parzialmente i rifornimenti russi che vi sono diretti. Si è nel frattempo anzi aggiunta un’analoga grana alle isole Svalbard: la Norvegia impedisce di consegnare merci ad una miniera controllata dalla Russia.

In tutti e due i casi esistono trattati internazionali che prevedono il libero accesso delle merci russe, ma Lituania e Norvegia dicono che stanno applicando le sanzioni UE alla Russia. La Norvegia non fa parte dell’UE, ma ha deciso di attuarle anch’essa.

Difficile pensare che le due grane parallele siano esplose quasi contemporaneamente per puro caso. Un soffio di vento proveniente dall’Atlantico ha sussurrato per caso un desiderio nell’orecchio di Lituania e Norvegia? Tanto più che la Norvegia, almeno fino a due mesi fa, sembrava di tutt’altro avviso e voleva lasciar passare le merci russe dirette alla comunità russa delle Svalbard senza applicare sanzione alcuna.

A proposito di Kaliningrad, nell’UE sta consumandosi un braccio di ferro silenzioso. La Germania – che insieme all’Italia risente più dolorosamente delle ridotte consegne di gas russo – vorrebbe ripristinare il libero transito delle merci russe. La Lituania si oppone e continua a dire che bisogna applicare le sanzioni – traduzione: non bisogna far passare le merci – per non mandare un segnale di debolezza alla Russia.

La Commissione Europea lavora ad un compromesso: lasciar passare le merci solo nella misura in cui la Russia le spediva a Kaliningrad prima della guerra.

Il ritardo con cui il compromesso viene partorito indica che la Lituania non vuole accettarlo. E se anche lo accettasse, non è mica per niente detto che questa soluzione andrebbe bene anche alla Russia. Si è sempre richiamata ai trattati stipulati prima con la Lituania e poi con l’Unione Europea che consentono il libero transito delle merci – di tutte le merci, in qualsiasi quantità – lungo il “corridoio Suwalki”. E’ la striscia di circa 100 chilometri lungo la frontiera fra Lituania e Polonia che rappresenta la rotta più agevole – via Bielorussia – per le merci russe dirette a Kaliningrad.

Da un pezzo la Russia ha annunciato che, se la faccenda di Kaliningrad non si risolverà, effettuerà ritorsioni. Per ora non si sono manifestate, se non attraverso attacchi kacker a siti lituani. Ma il 10 luglio si avvicina. E’ la data in cui entrerà in vigore un altro pacchetto di sanzioni UE alla Russia. Ovvero, diminuirà ulteriormente la gamma dei beni che la Russia potrà inviare a Kaliningrad.

La città ed il circondario si troveranno sempre più chiusi entro una sorta di assedio medievale: la Russia potrà mai accettarlo? Rifornire Kaliningrad tramite un ponte aereo sarebbe difficile, perché la Russia sarebbe di fatto costretta a violare spazi aerei che i Paesi occidentali hanno chiuso ai suoi voli. Resterebbe solo il traghetto da San Pietroburgo: con le complicazioni del caso.

Così la Russia ora si prepara allo “scenario peggiore”, senza precisare ulteriormente in cosa esso consiste. Deciderà di violare gli spazi aerei occidentali per rifornire Kaliningrad dal cielo? Forse la NATO si sentirebbe in dovere di reagire. Ma la reazione della NATO sarebbe certa se la Russia reagisse al crescente blocco di Kaliningrad occupando il “corridoio Suwalki”.

La reazione NATO porterebbe l’Europa a meno di un millimetro dal diventare il teatro della terza guerra mondiale. E’ questo il desiderio che un soffio di vento dell’Atlantico ha sussurrato nell’orecchio alla Lituania? Se sì, al resto dell’Europa restano cinque giorni scarsi per puntare i piedi.

GIULIA BURGAZZI

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