Didier Raoult “spinto” al pensionamento: lascia il promotore dell’idrossiclorochina

Dal 31 agosto 2021 Didier Raoult andrà in pensione. L’Assistenza pubblica di Marsiglia e l’Università di Aix-Marseille, membri fondatori dell’IHU Méditerranée Infection, hanno annunciato di non voler estendere il mandato del microbiologo all’Istituto ospedaliero universitario di Marsiglia. A riportare la notizia è Le Monde.

All’età di 69 anni, il microbiologo è alla fine della sua carriera, avendo raggiunto l’età della cessazione obbligatoria dell’attività per la sua attività di professore universitario. Didier Raoult, al centro di molteplici polemiche dall’inizio della pandemia per il suo protocollo anti-Covid a base di idrossiclorochina in combinazione con l’azitromicina, è stato invitato a lasciare la direzione dell’IHU Méditerranée Infection, da lui creata e che guida dal 2011.

Da settembre, il nuovo direttore generale dell’Assistenza publique-Hôpitaux de Marseille (AP-HM), François Crémieux, e il presidente dell’Università di Aix-Marseille (AMU), Eric Berton, in rappresentanza di due dei membri fondatori dell’IHU, proporranno al consiglio di amministrazione della fondazione che guida l’istituto e al suo presidente, Yolande Obadia, amica di Didier Raoult, di lanciare una gara d’appalto per trovare un successore al microbiologo sessantanovenne.

“Bisogna voltare pagina e organizzare il futuro di IHU per i prossimi vent’anni. Dobbiamo muoverci rapidamente, avviare il processo in autunno per raggiungere buoni risultati tra la fine dell’anno e l’inizio del 2022. Siamo nel mezzo di una pandemia globale e abbiamo bisogno di questo istituto, che è uno strumento formidabile, e del suo personale”, spiega François Crémieux, ex vicedirettore degli ospedali di assistenza pubblica di Parigi (AP-HP), nominato capo dell’AP-HM a giugno.

Raoult aveva inviato alla direzione dell’AP-HM una richiesta di assunzione combinata al pensionamento, tale richiesta non è stata accolta. “Il comitato medico dell’AP-HM non vede alcun motivo per estendere Didier Raoult, anche solo per due giorni e mezzo alla settimana, come chiede. C’è personale più che sufficiente per coprire la sua assenza”, assicura il professor Jean-Luc Jouve, presidente del comitato medico dell’istituzione (CME).

 

La terapia anti-Covid di Raoult

La terapia adottata da Raoult come trattamento per i pazienti affetti da Covid-19 – che si ispirava ai risultati dell’esperienza cinese nel trattamento del coronavirus[1] – ha ottenuto risultati “spettacolari”[2], a detta dal microbiologo stesso. Oltre a frenare la tempesta citochinica, l’idrossiclorochina risulta infatti attiva anche contro i virus: la sua azione antivirale è stata osservata già negli anni Ottanta nelle infezioni da HIV, HCV, HBV e, in seguito, nella SARS-CoV-1[3].

Gli studi del professor Raoult hanno registrato appena lo 0,5 per cento dei decessi sui pazienti trattati con l’idrossiclorochina, a fronte del 99,5 per cento delle guarigioni[4]. Il suo team ha condotto un trial su 1061 pazienti trattati con idrossiclorochina e azitromicina: da questo studio è emerso che 973 pazienti (pari al 91,7 per cento del totale di chi era stato sottoposto al trial) trattati in tal modo sono guariti completamente dalla Covid-19[5].

I risultati suggeriscono che la diagnosi precoce, l’isolamento precoce e il trattamento precoce dei pazienti affetti da Covid-19 con almeno 3 giorni di idrossiclorochina e un antibiotico della famiglia dei macrolidi come l’azitromicina, portano a un risultato clinico significativamente migliore e a una riduzione del carico virale in modo più veloce rispetto ad altri trattamenti[6].

Il 28 aprile 2020 uno studio coordinato tra i ricercatori di Sibylla Biotech e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha individuato 35 molecole utili per inibire la replicazione del coronavirus: una di queste molecole apparteneva «alla famiglia dell’idrossiclorochina»[7].

In seguito alla pubblicazione dello studio falso (poi ritirato) su «Lancet» (il cosiddetto Lancet Gate), Raoult, è stato ingiustamente osteggiato e tacciato di essere un «ciarlatano»[8] dai principali media mainstream.

 

L’idrossiclorochina e lo scandalo Surgisphere

Come anticipato, nei mesi l’idrossiclorochina è stata al centro di polemiche e scandali che hanno investito anche Raoult.

Il 4 giugno 2020 «The Lancet» aveva infatti ritrattato lo studio statistico sull’idrossiclorochina, sulla cui base l’OMS aveva bloccato i trial con il farmaco e la FDA e altri enti statali avevano raccomandato di non impiegare più l’idrossiclorochina per il trattamento dei malati di Covid-19 (leggi articolo).

Nello studio, il cui autore principale della ricerca era il professor Mandeep Mehra, emergeva come l’idrossiclorochina, non solo non apportasse alcun beneficio ai malati da Covid-19 ma addirittura aumentasse il rischio di morte per i pazienti (leggi articolo).

Il 26 maggio ancora Andrea Savarino, insieme a Roberto Cauda (Direttore Malattie Infettive del Gemelli) e ad Antonio Cassone (ex direttore del Dipartimento Malattie Infettive di Iss), aveva denunciato che lo studio a suo dire conteneva al suo interno molte incongruenze: «Ho subito notato un errore grossolano di statistica» e ne aveva spiegato i motivi in un’altra intervista a Peter D’Angelo.

Il 29 maggio, 120 ricercatori di tutto il mondo avevano scritto una lettera all’editore di «Lancet», mettendo in discussione la validità della pubblicazione perché nello studio erano stati usati “dati” provenienti da una controversa società di Chicago, la Surgisphere.

 

Le incongruenze dello studio pubblicato su Lancet

Lo studio conteneva incongruenze macroscopiche nella metodologia di raccolta e trattamento dei dati, di cui si erano occupati ricercatori da Birmingham e del Women’s Hospital di Boston, assieme alla società di analisi Surgisphere Corp. I primi a ritirare le firme sono stati 3 autori su 4 dello studio: tutti i coautori del paper (Mandeep Mehra del Brigham and Women’s Hospital di Boston, Frank Ruschitzka dello University Hospital di Zurigo e Amit Patel della University of Utah).

«Dopo la pubblicazione del nostro articolo su “Lancet”, sono stati sollevati diversi dubbi in merito alla veridicità dei dati e delle analisi condotte da Surgisphere Corporation», hanno ammesso nella loro ritrattazione gli autori dello studio. Questi ultimi hanno anche spiegato di aver intrapreso una revisione indipendente dei dati raccolti.

L’unico a non aver ritrattato è stato il fondatore e Ceo di Surgisphere, Sapan Desai. Lo studio su Lancet utilizzava i registri ospedalieri procurati dalla Surgisphere (https://surgisphere.com/), fondata nel 2007 da Desai.

 

Lo scandalo Surgisphere

Peter D’Angelo spiega come negli anni Desai abbia aperto e chiuso e ancora riaperto diverse società con nome simile, “Surgisphere”:

«Un’altra società a nome di Sapan Desai, Surgisphere Corporation, è stata fondata il 28 giugno 2012 e poi sciolta nel gennaio 2016 è stata creata l’8 aprile 2008 e chiusa il 22 ottobre 2015. Le società sono state create e cancellate più volte in vari Stati, sempre con lo stesso nome. Surgisphere, sebbene specializzata in big data, nell’uso dell’intelligenza artificiale nell’analisi dei dati, non ha molte tracce online. Il dominio del sito Surgisphere è stato registrato nel 2007, ma dà l’impressione di non avere grandi attività tra il 2013 e il 2020. Se si fa una verifica su Wayback Machine (l’archivio di internet, dove viene tracciato ogni sito dalla nascita) non appare nessuna cronologia passata. Sul sito della società, nella sezione “eventi” risulta un unico evento fissato a settembre 2020. Su Linkedin, la società risulta avere quattro dipendenti, il General Manager e il Vicepresidente, entrambi arrivati a marzo 2020 e aprile 2020, mentre non ci sono informazioni sullo science editor».

 

L’inchiesta del Guardian

In un’inchiesta del «Guardian» sono emersi diversi elementi ambigui sull’azienda, in particolare che nello staff della Surgisphere figurano anche «uno scrittore di fantascienza e una modella di riviste per adulti». La società «fino ad ora non ha fornito spiegazioni sui dati o sulla metodologia applicata».

L’indagine del Guardian, in estrema sintesi, ha evidenziato i seguenti punti:

  1. i dipendenti di Surgisphere non hanno nessun background scientifico e statistico, ma menzionano competenze in strategia, copywriting, leadership e acquisizione
  2. La pagina LinkedIn dell’azienda ha meno di 100 follower ed elencava solo sei dipendenti, dato poi modificato in 3 dipendenti.
    La raccolta dei dati vantati dall’azienda richiederebbe molti più dipendenti o collaboratori per analizzare i dati di 96.000 pazienti in 1.200 ospedali in tutto il mondo.
  3. Contattato dal Guardian, Desai ha spiegato che la sua compagnia impiegava solo 11 persone.
    I dipendenti elencati su LinkedIn sono stati registrati sul sito come iscritti a Surgisphere solo due mesi prima dello studio.
  4. Surgisphere non ha quasi alcuna presenza online. Il suo handle di Twitter ha meno di 170 follower, senza post tra ottobre 2017 e marzo 2020.
  5. Fino pochi giorni prima dell’inchiesta, il link “mettiti in contatto” sulla homepage di Surgisphere reindirizzava a un modello WordPress per un sito Web di criptovaluta, sollevando leciti dubbi su come gli ospedali potessero contattare l’azienda per accedere al suo database.
  6. Desai è stato nominato in tre cause di negligenza medica, estranee al database Surgisphere.

La demonizzazione di Raoult

Nonostante lo studio su Lancet sia stato ritirato, i giornalisti di tendenza liberal hanno intrapreso una vera e propria caccia alle streghe e hanno assimilato Raoult «ai complottisti, all’estrema destra, al Rassemblement National (Le Pen), alla sinistra radicale, ai russi, a quelli di Trump, ai climatoscettici, all’antisemitismo, e senz’altro ai Gilet Jaunes»[9], cioè a tutte le espressioni politiche, etniche e culturali invise all’élite.

Raoult, il “populista”, è un medico che non frequenta i salotti snob parigini ma che lavora in provincia e cura i pazienti affetti dalla Covid-19 con farmaci fuori brevetto da pochi euro a confezione, accessibili a tutti. Eppure, il suo H-Index è tra i più alti al mondo.

Come ha scritto in un lungo articolo il filosofo Michel Onfray Qu’est-ce qu’un chef?, pubblicato su «rt France»,

«Quest’uomo [Raoult], quindi, ha avuto la faccia tosta di pretendere di curare il coronavirus con una combinazione di farmaci semplici che hanno il vantaggio di costare poco ed essere efficaci. Ma […] questo protocollo presenta il principale inconveniente, per l’industria farmaceutica, di non fa guadagnare delle fortune giocando con la salute dei malati».

Onfray parla espressamente di “mercenari dell’industria farmaceutica” e mostra come gli interessi del potere, connivente con le case farmaceutiche, arrivino a sacrificare vite umane, pur di lucrare sui brevetti e sui farmaci costosi.

Anche il professor Giulio Tarro nel suo libro Covid. Il virus della paura si è scagliato contro la

«campagna di diffamazione subita dall’autorevole virologo Didier Raoult, definito addirittura “ciarlatano” sui giornali (forse per la sua “colpa” di promuovere contro il Covid-19la idrossiclorochina, un farmaco che costa pochi euro»[10].

 

ENRICA PERUCCHIETTI

 

Note

[1] Cfr. Z. Chen, J. Hu, Z. Zhang, S. Jiang, S. Han, D. Yan, R. Zhuang, B. Hu, Z. Zhang, Efficacy of hydroxychloroquine in patients with Covid-19: results of a randomized clinical trial, in «medRxiv», 22 marzo 2020.

Per approfondimenti: M. Citro, Eresia, Byoblu Edizioni.

[2] Cfr. D. Raoult, Diagnostiquons et traitons! Premiers résultats pour la chloroquine, in https://www.youtube.com/watch?v=n4J8kydOvbc, 16 marzo 2020.

[3] Vincent MJ et al, Chloroquine is a potent inhibitor of sars coronavirus infection and spread, Virology J, 2005; 2:69.

[4] Cfr. C. Michel-Aguirre, Didier Raoult: «Toute cette histoire va finir comme le sang contaminé». Dans une interview qu’il nous a accordée la semaine passée, le controversé professeur Didier Raoult revient sur les dernières polémiques, sur l’efficacité de l’hydroxychloroquine, sur son départ du conseil scientifique et sur ce qu’il a dit à Emmanuel Macron. Interview décoiffante!, intervista a Didier Raoult, in «L’obs», 30 aprile 2020.

[5] Cfr. D. Raoult et al., Full-lenght title: Early treatment of Covid-19 patients with hydroxychloroquine and azythromicin: A retrospective analysis of 1061 cases in Marseille, France, in «Travel Medicine and Infectious Disease», 5 maggio 2020.

[6] Raoult D et al, Outcomes of 3,737 COVID-19 patients treated with hydroxychloroquine/azithromycin and other regimens in Marseille, France: A retrospective analysis, Travel Med Infect Dis. 2020 July-August; 36: 101791.

[7] Cfr. A. Boldrini, L. Terruzzi, G. Spagnolli, A. Astolfi, T. Massignan, G. Lolli, M. L. Barreca, E. Biasini, P. Faccioli, L. Pieri, Identification a Druggable Intermediate along the Folding Pathway of the sars-CoV-2 Receptor ace2, in «arXiv.org», 28 aprile 2020.

[8] Cfr. M. Zanon, “Genio o ciarlatano? Chi è Didier Raoult il medico che sa come ‘guarire il coronavirus’. Il virologo francese, elogiato da Trump, da settimane fa parlare di sé per l’utilizzo della clorochina nel trattamento del Covid-19”, in «Il Foglio», 23 marzo 2020.

[9] M. Onfray, Qu’est-ce qu’un chef?, in «rt France», 10 aprile 2020.

[10] G. Tarro. Covid. Il virus della paura, op. cit., pp. 22-23.

Per approfondimenti si veda: E. Perucchietti, L. D’Auria, Coronovirus. Il nemico invisibile. Dalla minaccia globale al Grande Reset, Uno Editori.

Enrica Perucchietti

vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. È caporedattrice della Uno Editori e autrice di numerosi saggi di successo, tra cui ricordiamo: Fake news; Coronavirus. Il nemico invisibile

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