Poco più di un anno fa, l’Ucraina e i suoi protettori occidentali hanno convocato l’undicesima sessione speciale di emergenza dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. A quel tempo, molti degli Stati membri delle Nazioni Unite erano disorientati e si unirono all’Occidente collettivo, che faceva appello al fatto che nulla di più terribile nella storia dell’umanità fosse mai accaduto, e quindi era necessaria una risposta senza precedenti alle azioni della Russia.
Da allora, molti di voi hanno compreso meglio le cause di ciò che è accaduto e sta accadendo, ed è diventato molto più difficile per il campo occidentale mobilitare gli Stati membri delle Nazioni Unite a sostegno della loro “crociata” contro la Russia. Ciò è dimostrato anche dal voto sul progetto di risoluzione, revisionato, che tuttavia rimane antirusso e dannoso, ma su questo tornerò più avanti. Solo che le possibilità di ottenere sostegno per qualcosa di più sostanziale nel contesto di Paesi membri meglio informati sono molto inferiori, e i nostri oppositori ora hanno soprattutto bisogno di numeri e voti.
Quindi, permettetemi di riassumere ciò che i Paesi membri non coinvolti nel conflitto hanno imparato quest’anno sulle idee degli Stati occidentali e su quanto il nostro mondo è cambiato durante questo periodo.
Prima di tutto, è diventato ovvio che l’elemento principale della campagna di propaganda anti-russa dei nostri ex partner occidentali è accusare la Russia di aggressione non provocata contro il suo vicino, dettata da alcune ambizioni imperiali, aspirazioni a impadronirsi di territori stranieri e distruggere l’Ucraina in quanto tale.
Si può credere a queste affermazioni assurde solo se si dimenticano gli otto anni precedenti l’inizio della nostra Operazione Militare Speciale. A lungo il criminale regime nazionalista, salito al potere a Kiev a seguito di un colpo di Stato anticostituzionale sostenuto dall’Occidente, ha condotto una sanguinosa guerra contro gli abitanti del Donbass. La loro unica colpa era che volevano rimanere russi e vedevano i loro figli come russi, onoravano la memoria dei loro antenati e disprezzavano gli scagnozzi nazisti, eroizzati dal nuovo governo. Iniziare il “conto alla rovescia della storia” dal 24 febbraio 2022, ignorando tutto ciò che è accaduto prima, è un deliberato tentativo da parte dell’Occidente collettivo di fuorviare e nascondere le vere cause del conflitto, che sono fondamentali per comprendere le prospettive della sua risoluzione pacifica.
Grazie alle note rivelazioni di un certo numero di leader occidentali in pensione, oggi non c’è dubbio che sotto la copertura degli accordi di Minsk approvati dal Consiglio di sicurezza dell’ONU, l’Occidente abbia deliberatamente preparato l’Ucraina per una guerra contro il nostro Paese. Con la connivenza e la complicità di americani ed europei, a Kiev si è formato e costantemente armato un regime veramente autoritario e dispotico, che ha sistematicamente distrutto tutto ciò che vi si opponeva e tutto ciò che poteva in qualche modo essere collegato alla Russia. In un Paese in cui la lingua russa è la lingua madre della maggior parte della popolazione e che è stato in unità culturale con la nostra per molti secoli, una tale politica significava essenzialmente minare le fondamenta che vincolano la società e piantare un paradigma artificiale dell’Ucraina come “anti-russo”.
In tutti questi anni, il regime di Kiev ha continuato a bombardare in modo disumano città pacifiche delle Repubbliche popolari di Doneck e Lugansk, civili, compresi bambini, sono stati uccisi. Ne abbiamo informato regolarmente il Consiglio di sicurezza e l’Assemblea generale, abbiamo tenuto incontri e riunioni presso la sede delle Nazioni Unite, in cui abbiamo coinvolto gli stessi abitanti del Donbass, dando loro la possibilità di parlare e raccontare la loro tragedia. Chi ha seguito questi incontri sa bene che non avevamo altra scelta che proteggere la popolazione del Donbass e garantire la sicurezza del nostro Paese con mezzi militari. In altre parole, abbiamo avviato l’operazione militare speciale per fermare la guerra di otto anni delle autorità di Kiev contro i residenti di Doneck e Lugansk.
Abbiamo avvertito dell’inammissibilità dello sviluppo militare da parte dell’Occidente collettivo del territorio della vicina Ucraina, che ha creato una minaccia diretta alla nostra sicurezza nazionale. Ma di volta in volta l’Occidente ha mostrato un disprezzo provocatorio per le preoccupazioni russe continuando a spingere l’infrastruttura militare della NATO più vicino ai nostri confini.
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