A due anni esatti dalla strage del 7 ottobre, sono iniziati a Sharm el-Sheikh, in Egitto, i negoziati indiretti tra Israele e Hamas sulla tregua a Gaza mediati da USA, Egitto e Qatar. Vladimir Putin compie 73 anni e avvisa: “L'Europa è sulla via dell'escalation, i rischi sono molto alti". Ne parliamo a Dietro il Sipario in compagnia di Paolo Arigotti e Cristiano Puglisi.

A due anni esatti dalla strage del 7 ottobre, i negoziati indiretti tra Israele e Hamas hanno preso avvio a Sharm el-Sheikh, in Egitto, con la mediazione di Stati Uniti, Egitto e Qatar. Questo incontro segna un momento cruciale nel tentativo di trovare una tregua duratura nella striscia di Gaza, che continua a subire bombardamenti incessanti. Il 7 ottobre è ricordato da Hamas come "Alaxa Flud", un riferimento al diluvio di Alaxa, mentre Israele lo definisce "Pogrom" o "Sabato Nero", evocando eventi storici tragici. L'attacco di due anni fa ha scatenato una reazione militare devastante da parte del governo israeliano, che ha portato a una guerra che diversi osservatori internazionali, comprese le Nazioni Unite, definiscono genocida.
Nel contesto di questo anniversario, i negoziati a Sharm el-Sheikh si concentrano su un piano di pace in 20 punti proposto dall'ex presidente Donald Trump, che prevede, tra le altre cose, uno scambio di prigionieri e un maggiore accesso agli aiuti umanitari a Gaza. La delegazione israeliana, guidata dal ministro degli affari strategici Ron Dermer, e quella di Hamas, rappresentata da Khil al Aya, si trovano a discutere di condizioni che potrebbero portare a una de-escalation del conflitto. Tuttavia, le posizioni restano distanti, con Hamas che richiede il completo ritiro delle forze israeliane da Gaza, una condizione che il governo di Benjamin Netanyahu difficilmente accetterà, data la sua vulnerabilità politica interna.
Contemporaneamente, Vladimir Putin celebra il suo 73° compleanno, avvertendo che l'Europa è sulla via dell'escalation e che i rischi di conflitto sono molto elevati. Le sue affermazioni risuonano in un contesto geopolitico caratterizzato da tensioni crescenti, in particolare in relazione alla questione palestinese e alle dinamiche di potere nel Medio Oriente. Putin ha storicamente sostenuto una risoluzione globale della questione palestinese, e il suo ruolo si intreccia con le trattative in corso, suggerendo che le alleanze e le rivalità geopolitiche influenzano profondamente il futuro della regione.
La concomitanza di questi eventi — il secondo anniversario dell'attacco e il compleanno di Putin — sottolinea l'interconnessione tra le crisi globali e le politiche locali. Mentre le delegazioni si incontrano per discutere di pace, la realtà sul terreno rimane drammatica. Le azioni militari israeliane continuano a colpire Gaza, e il futuro della popolazione palestinese appare sempre più incerto. La questione di come si possa realizzare una pace duratura in Medio Oriente rimane aperta, con molteplici fattori che complicano ulteriormente il panorama.
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