Decreto Festività. Dopo il super green pass arriva il super mega green pass

Ora anche i vaccinati con due dosi possono essere trattati come i no vax. Fa parte della serie “Se il vaccino non funziona bene, diamogliene di più” dagli autori di  “l’Europa non funziona, ci vuole più Europa”. In ultima analisi, il Decreto Legge Festività che il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri, giovedì 23 dicembre, istituisce implicitamente il super super green pass. Quelli che si conquista con tre dosi di vaccino: e non solo con due. Chi ha due dosi, per entrare in determinati luoghi deve fare il tampone: una cosa finora prevista solo per i non vaccinati.

Se il Governo continua su questa strada, non si arriva da nessuna parte. O meglio, si arriva semmai al super super super green pass collegato alla quarta dose. Perché, si sa, i vaccinati (perfino quelli freschi di terza dose) possono contagiarsi e contagiare. Finiscono in ospedale e muoiono anche loro di Covid in numero ormai superiore a quello dei non vaccinati.

In un’Italia vaccinata a tappeto dove oltre 16 milioni di persone hanno ricevuto anche la terza dose – lo ostenta orgogliosamente il sito internet del Governo – i casi e i morti continuano ad aumentare e, come dice il virologo Crisanti, c’è gente che si infetta appena un mese dopo la terza dose.

Eppure Palazzo Chigi insiste a puntare tutto solo sui vaccini. Il super super green pass (terza dose oppure tampone per i vaccinati con due dosi) diventa ora necessario per andare a trovare i propri cari nelle case di riposo e negli hospice: i luoghi che accolgono i malati terminali alleviando il più possibile le loro sofferenze. E per i ricoverati negli hospice, purtroppo, ormai Covid più o Covid meno…

Inoltre di rado i morenti e i ricoverati nelle case di riposo sono – diciamo – nel pieno possesso delle loro facoltà mentali. Con quel po’ di lucidità che resta, vorrebbero probabilmente un proprio caro accanto: e vagli a spiegare la faccenda del super super green pass.

Altre decisioni prese dal Governo rendono labirintica la vita di chi si destreggia fra dosi e tamponi. Al bar, si introduce l’obbligo di super green pass (guarigione o due dosi di vaccino)  anche per il semplice caffè al banco. Super green pass, inoltre, per mangiare al ristorante e per entrare in musei, luoghi culturali e ricreativi, piscine, palestre e affini. Restano in strada i tamponati: cioè gli unici che sicuramente non sono contagiati e contagiosi.

E in strada diventa obbligatoria la mascherina: che, a meno di non essere alla fermata del tram nell’ora di punta o comunque in mezzo alla folla, suona come un memento Covid più che come qualcosa di davvero utile. Chi mai si potrebbe contagiare camminando da solo in mezzo a un viale?

Mascherina filtrante FFP2 – e qui l’obbligo è almeno sensato – sui mezzi pubblici e al chiuso in occasione di eventi e spettacoli. Fino al 31 gennaio, vietati i festeggiamenti pubblici e i concerti. Discoteche e sale da ballo restano chiuse, con buona pace dei gestori ormai allo stremo. Gli auguri per il 2022 potremo farceli solo in privato.

Tutto questo, ovviamente, in attesa del prossimo giro. Perché se i vaccini bastassero per uscire dal Covid, l’Italia ne sarebbe già fuori.

GIULIA BURGAZZI

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