DDL Zan bocciato in Senato: ma la verità è che hanno vinto tutti

In politica molto spesso c’è una distanza siderale tra l’apparenza e la realtà e lo psicodramma collettivo, e la bocciatura del ddl Zan ne è un esempio lampante.

Come è noto il Senato ha bloccato, con voto segreto, la calendarizzazione del ddl sulla cosìddetta omofobia, dopo che il testo era passato senza problemi alla Camera, ed ora per almeno 6 mesi il disegno di legge non potrà essere ripresentato nella stessa forma, il che sostanzialmente significa che non ne sentiremo più parlare per molto tempo.

Le immediate accuse di tradimento ai renziani sono tutto sommato immotivate, perché il numero di voti mancanti è maggiore della somma dei senatori di Italia Viva, dunque almeno 8 tra i banchi di PD e M5S hanno votato con il centrodestra.

L’esito era prevedibile, sia per i mal di pancia di parte della “sinistra” cattolica e dei renziani, sia perché il M5S è in liquidazione, e molti tra i parlamentari grillini sognano di essere ricandidati nella Lega o in FdI o persino dall’ex “psiconano” ora alleato di governo. Tuttavia la disponibilità del centro destra a votare il testo, previe piccole modifiche, avrebbe consentito agevolmente di far passare una legge se non proprio identica molto simile a quella proposta, ma dai dem, pur consapevoli del rischio, non è venuta alcuna disponibilità a trattare.

Come si spiega l’arrocco del PD su posizioni così intransigenti che si è rivelato fallimentare?

La verità è che, ovviamente, al PD non interessava tanto l’approvazione della legge (peraltro inutile, ideologica e pericolosa dal punto di vista della libertà di espressione) quanto la rivendicazione di un’identità progressista. Allo stesso modo i partiti di centro destra non avevano altro obbiettivo che quello di rassicurare il proprio elettorato sul fatto di aver mantenuto la loro identità. E’ l’identità politica, non certo quella di genere, che ha motivato la bocciatura della legge.

In un momento in cui tutti i partiti, dopo essersi delegittimati per anni, governano insieme sotto l’ombrello di Draghi e con le recenti elezioni che hanno visto un’astensione di massa, era indispensabile per le forze politiche dimostrare di essere radicalmente diverse, possibilmente su un tema profondamente divisivo da un punto di vista mediatico ma irrilevante da un punto di vista politico, in modo da dare ai propri tifosi l’illusione di un perenne derby e convincerli ad andare a votare, e così è stato.

Ora potranno continuare a governare insieme, ad applicare  di comune accordo i dogmi del modello neoliberista, ad obbedire alle tecnocrazie europee, a cancellare le libertà costituzionali con la scusa del green pass e a consegnare i pieni poteri al banchiere non eletto, sperando che i meno avveduti tra gli elettori credano ancora che c’è uno scontro politico radicale e che si debba fare una “scelta di campo”. Hanno vinto tutti, missione compiuta.

ARNALDO VITANGELI

Debora Billi

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