Darya Dugina, figlia del più noto Aleksander Dugin, é morta due giorni fa in quello che pare ormai chiaro essere stato un vero e proprio atto terroristico. La ragazza, appena 30 anni, mente brillante, scrittrice, filosofa e giornalista indipendente, si trovava con il padre la sera di sabato.

Entrambi infatti avevano partecipato al festival “Tradizioni” appena fuori Mosca, durante il quale proprio il Dugin aveva tenuto un intervento dal titolo “Tradizione e storia“, alle ore 18 di quella sera.

Pronti per ripartire, i due sarebbero dovuti salire sulla vettura del padre, una Land Rover, ma all’ultimo momento proprio Dugin era poi salito su un’altra auto, separandosi quindi dalla figlia.

Quando la Jeep é saltata in aria e Darya é morta, tutto é avvenuto davanti agli occhi del padre che non ha potuto far nulla se non scendere e constatare l’accaduto. L’esplosione é stata così potente che la macchina é stata letteralmente sventrata così come il corpo di chi la guidava.

Ma era destinato davvero a Darya quell’attentato? O forse il caso ha cambiato il corso degli eventi? Lo vediamo tra un attimo.

Chi avrebbe voluto Darya Dugina morta e verosimilmente anche il padre?

Sicuramente entrambi, a causa loro esposizione mediatica e per la forte divulgazione del loro messaggio, soprattutto all’estero, erano divenuti facile obbiettivo di coloro i quali non gradivano certe idee, idee che invece i due in piena libertà e con estrema convinzione andavano sostenendo a giro per il mondo.

Padre e figlia condividevano la convinzione che l’operazione speciale in Ucraina da parte delle forze militari russe fosse una vera e propria sfida al mondo unipolare e che fosse un modo per scardinare dall’interno il mondo NATO-centrico al fine di creare un assetto multipolare. 

Un’idea estremamente forte e scomoda.

I due non erano sicuramente gli ideologi di Putin, come qualcuno (e qualche testata giornalistica non solo nostrana) propaganda ed erroneamente afferma, né erano in accordo con Putin su tutto quello che lo stesso faceva, anche se a molta parte della stampa occidentale fa comodo presentare così la cosa.

Tuttavia almeno su una cosa si trovavano sicuramente d’accordo con lui , ovvero sulla questione che coinvolgeva Ucraina, Russia e Occidente.

Lei, come il padre, era convinta che dall’esito delle operazioni in Ucraina si sarebbe deciso il futuro assetto del mondo e che quindi fosse importantissimo uscire vincitori dal conflitto. A tutti i costi.

Se facciamo una ricerca sul web, il nome di Darya Dugina, e questo é cruciale, é presente su quel famoso sito ucraino noto come “Pacificatore” in cui vengono stilate vere e proprie liste con tanto di foto e dati personali degli attenzionati, per fomentare e premiare cacce all’uomo, e in cui appaiono tutti (o gran parte) dei nomi di coloro che devono essere eliminati perché contro la causa di Kiev e quindi traditori.

Chi si celi davvero dietro al sito e se sia solo una creazione (e manovra) ucraina, molto difficile dirlo.

Troppe le infiltrazioni possibili, troppi gli interessi in gioco, troppo Occidente a Kiev.

Anche il nome di Aleksander Dugin appare su quel sito, visto che anche lui condivideva il pensiero della figlia, e quindi era un potenziale nemico.
Ma evidentemente quello non era il suo turno.

Si potrebbe quindi ipotizzare che, per rispondere ad una domanda che ci siamo posti poco sopra, forse l’uomo sia stato tradito da qualcuno che era con lui, il quale quindi lo avrebbe fatto allontanare di proposito dalla vettura,  con il fine di colpire il vero obbiettivo, la figlia Darya.

Ma questa non pare essere l’unica conferma. Tra un po’ vedremo perché.

D’altra parte Darya Dugina era molto attiva, era una che si “sporcava le mani” in vere e proprie inchieste sul campo, una giovane coraggiosa che temeva poco o nulla ciò che la vita le presentava.

Pare che ultimamente la Dugina avesse ricevuto minacce molto pesanti, a raccontarlo il giorno seguente un amico della ragazza, Sergei Alexandrov in una intervista a Izvestia, a cui ha confessato che molti dei nemici della ragazza, ovvero rappresentanti della lobby liberale e antirussa, avrebbero potuto infiltrarsi dove si trovava la ragazza, al festival, quella sera.

A distanza di pochissimi minuti dall’incidente appare uno strano Tweet firmato da Eliot Higgins, il fondatore di Bellingcat, il quale dice:

“Dugin si starà chiedendo chi sono suoi amici stasera”

Non é che con questa frase Higgins voleva avvertire Dugin che forse fosse meglio guardarsi le spalle, visto che coloro che fino a pochi minuti prima Dugin considerava amici, poi in realtà si sono dimostrati traditori, magari facendolo salire su un’altra auto nella concitazione del momento? Probabile. Sono ipotesi, ma molto verosimile.

Darya pare infatti stesse proprio investigando su Bellingcat, e sui suoi legami con i servizi segreti occidentali. 

Ma per chi non la conoscesse cos’é Bellingat? Bellingcat si definisce come un gruppo di giornalismo investigativo, specializzato in verifica dei fatti e intelligence open source, una definizione che dice tutto, e allo stesso tempo può anche nascondere di tutto.

Gran parte dei propri fondi pare arrivino al gruppo da donatori come la Open Society Foundation di Soros, e come Higgins stesso aveva evidenziato, i clienti di Bellingcat sono proprio giornalisti, ONG, avvocati e mondo dell’intelligence.

Questa affermazione viene rinforzata clamorosamente da un articolo di Foreign Policy in cui si legge che agenti della CIA sostengono:

Bellingcat può dire ciò che l’intelligence statunitense non può.

Ed appunto, sembra che Darya stesse investigando proprio su questo, tracciando i finanziamenti del sedicente gruppo investigativo indipendente e al tempo stesso cercando di provare il legame con i servizi segreti occidentali.

Una notizia di poco fa dice che la FSB russa, il servizio di intelligence del Cremlino, sembrerebbe aver trovato la soluzione ed il colpevole del crimine commesso nella notte di sabato ai danni della Dugina.

Colei che fisicamente ha fatto saltare l’auto sarebbe l’ucraina Vovk Natalya Pavlovna, che dal 23 luglio scorso si trovava in Russia. Le informazioni che vengono dalle investigazioni dell’FSB di fatto confermano quanto sopra da noi affermato, visto che la Pavlovna che avrebbe avuto come obbiettivo Darya Dugina, aveva appunto affittato un appartamento accanto a quello della ragazza deceduta per studiarne abitudini ed avere più informazioni e occasioni di contatto possibili.

Sembra inoltre che, la Pavlovna fosse al festival dove padre e figlia si erano recati, e, una volta usciti e accertatasi che solo la Dugina fosse al volante, la donna abbia fatto esplodere l’ordigno. Molto probabilmente l’ordigno era stato piazzato in auto durante la conferenza del Dugin.

La Mini Cooper utilizzata per fare gli appostamenti, la cui targa sarebbe stata cambiata ben tre volte, é stata venduta su un sito ucraino per compravendita auto e il venditore dell’auto ha lo stesso cognome e nome della figlia della presunta colpevole, pare difficile pensare quindi che non si tratti proprio di lei.

Inoltre vi sono foto pubblicate su Instagram che ritraggono madre e figlia in Russia insieme.

Per conto di chi la Pavlovna avrebbe agito prima di scappare in Estonia non si sa. Servizi ucraini? Nato?

Cosa cambierebbe in fondo? Tutti e sempre i soliti noti in uno scenario di guerra ormai sull’orlo del precipizio.

MARTINA GIUNTOLI

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