di Daniele Luttazzi – da “Il Fatto Quotidiano” (27 febbraio 2024).

Anche in Italia i propagandisti pro-Netanyahu scrissero sui giornali e raccontarono in tv degli “stupri di massa” commessi da Hamas a Gaza il 7 ottobre. L’avevano letto sul New York Times, e la “notizia” era stata rilanciata dalla Bbc, dal Guardian, dalla Cnn, dall’Associated Press e da Reuters; ma quegli articoli sugli “stupri di massa” erano un falso. I co-autori di quei pezzi, lodati all’epoca dal caporedattore del Times Joe Kahn, erano Jeffrey Gettleman, Anat Schwartz e Adam Sella.

Sabato scorso l’account Telegram @zei_squirrel ha aperto un vaso di Pandora: ha mostrato al mondo i like di Anat Schwartz a diversi post di propaganda sionista su X, fra cui uno che definiva i palestinesi “animali” che meritano un “Olocausto”; uno sui “40 bambini decapitati” (un altro falso); uno che invocava la trasformazione di Gaza in un “mattatoio”; e un altro che esortava i propagandisti di Israele a diffondere il paragone “Hamas è l’Isis” per spaventare l’opinione pubblica occidentale (t.ly/ntbMI).

Il Times ha aperto un’inchiesta interna sulla Schwartz poiché le norme aziendali vietano ai suoi giornalisti di “esprimere opinioni di parte, promuovere opinioni politiche, sostenere candidati, fare commenti offensivi o fare qualsiasi altra cosa che possa minare la reputazione giornalistica del Times”.

Schwartz ha subito disattivato il suo account X, e l’ha riattivato dopo aver rimosso tutti i like compromettenti; ma il Times non è innocente: la Schwartz aveva messo quei like prima che la ingaggiassero per i reportage da Gaza; e bastava dare un’occhiata al suo curriculum per scoprire altri due fatterelli interessanti: la Schwartz lavora come regista alla tv di Stato israeliana e aveva fatto parte dell’intelligence dell’aviazione militare di Israele. Un post a cui la Schwartz ha messo il like è stato addirittura citato dal Sudafrica, nella causa contro Israele per genocidio, come una delle prove dell’intento genocida. Zei_squirrel: “Questa è la persona che hanno preso per scrivere sui palestinesi.”

Gettleman, a sua volta, è un fervente sionista: il Times ha messo in stand by il suo podcast sugli stupri di Hamas dopo critiche dello staff sulla sua accuratezza.

Quanto ad Adam Sella, è nipote della Schwartz (conflitto di interessi): entrambi cercarono di convincere un testimone a cooperare al pezzo del Times perché era “importante per la propaganda israeliana.” Pare che il Times stia pensando di interrompere la collaborazione con la Schwartz. E quella di Gettleman e Sella, i due co-autori del falso, no?

Non è solo una questione di netiquette (mettere like a post di propaganda violenta e razzista), qui si tratta di quello che hanno pubblicato quei tre: falsi propagandistici della gravità di quelli di Judith Miller (sempre NYT) all’epoca della guerra criminale, coloniale e illegale di Bush, Blair e Berlusconi in Iraq.

Jeremy Scahill (The Intercept) denuncia oltre alle balle sioniste del Times quelle del Wall Street Journal sui legami fra Hamas e UNRWA (t.ly/NeSpO): “Queste due storie sono state scritte da anti-palestinesi che fingevano di essere giornalisti obiettivi”. La giornalista del WSJ, Carrie Keller-Lynn, si occupava di social media strategy per l’Idf (le forze armate israeliane) durante la guerra di Gaza del 2009; e negli Usa, da universitaria, era un’attivista anti-Bds, cioè si opponeva alla campagna mondiale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele (scopi della campagna: fine dell’occupazione israeliana e della colonizzazione della terra palestinese, piena uguaglianza per i cittadini arabo-palestinesi di Israele, rispetto per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi).

Del resto, a quante cose sbagliate ci hanno fatto credere da quando siamo al mondo?

—– Articolo pubblicato sul blog de Il Fatto Quotidiano, “Nonc’èdiche”

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