Lo storico svizzero Daniele Ganser presenta sul Visione Tv il suo libro "Le guerre illegali della Nato", dimostrando come anche nel cuore della "civilissima" Europa i metodi coercitivi per allineare i dissidenti siano divenuti la prassi. "Solo a chi mente spudoratamente è concesso il diritto di parola"

Daniele Ganser, storico svizzero, ha recentemente presentato il suo libro "Le guerre illegali della NATO" su Visione TV, evidenziando come la narrazione dominante riguardo ai conflitti in corso, specialmente in Europa, sia influenzata da una propaganda asfissiante. Secondo Ganser, la rappresentazione dei russi come "barbari" e quella degli occidentali, in particolare degli ucraini, come "angeli" dei valori democratici, è una semplificazione che non riflette la complessità della situazione. Egli sottolinea che la NATO ha compiuto guerre illegali, citando l'intervento in Iraq del 2003 e l'attacco alla Serbia nel 1999 come esempi di azioni militari che non rispettano il diritto internazionale.
Ganser fa riferimento al colpo di stato in Ucraina del 2014, definito da lui come un "golpe" orchestrato con il supporto degli Stati Uniti. Questo evento, secondo l'autore, ha gettato le basi per la successiva guerra civile e l'invasione russa del 2022. La narrativa prevalente, che ignora le cause storiche e le provocazioni che hanno portato a questa escalation, è vista da Ganser come un tentativo di semplificare una situazione complessa, riducendo il discorso a una dicotomia tra "buoni" e "cattivi".
In Germania e in Svizzera, Ganser osserva che esiste un clima di paura che impedisce un dibattito aperto su questi temi. La sua esperienza personale, che include l'interruzione del suo lavoro accademico a causa delle sue posizioni critiche, illustra come chiunque osi dissentire dalla narrativa ufficiale possa affrontare conseguenze significative. "Solo a chi mente spudoratamente è concesso il diritto di parola", afferma Ganser, evidenziando un problema più ampio di autocensura e repressione del dissenso.
La questione della libertà di espressione e dell'informazione è centrale nel discorso di Ganser. Egli critica il modo in cui i media mainstream trattano le notizie riguardanti la guerra in Ucraina, sostenendo che non si parla delle violenze subite dalle popolazioni russofone nel Donbass o delle responsabilità del governo ucraino nella guerra civile. Questa selezione dei fatti, secondo Ganser, contribuisce a una disinformazione che confonde l'opinione pubblica e limita la comprensione delle dinamiche geopolitiche in gioco.
In conclusione, Ganser invita a una riflessione critica su come gli eventi storici siano narrati e interpretati. La sua analisi suggerisce che una comprensione più profonda delle guerre e dei conflitti richiede di andare oltre le narrazioni semplificate e di considerare le responsabilità di tutte le parti coinvolte. In un contesto in cui la verità è spesso sacrificata sull'altare della propaganda, il lavoro di storici come Ganser diventa fondamentale per una visione più equilibrata e informata della realtà geopolitica contemporanea.
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