Forse non molti sanno che esiste una cosa chiamata WPATH che é l’acronimo per il World Professional Association for Transgender Health. Questa associazione no profit, la cui dichiarata mission é quella di promuovere una gestione dei casi di disforia di genere con la necessaria competenza, policy condivisa e rispetto della salute dell’individuo, é anche quella stessa associazione che detta le linee guida per quel che riguarda l’età minima cui sottoporsi ai trattamenti per il cambio di genere sia da un punto di vista farmaceutico che chirurgico.

Recentemente la WPATH ha anticipato l’età non solo a cui é possibile iniziare il trattamento ormonale, ma anche a cui é possibile sottoporsi a chirurgia, sia essa castrazione o mastectomia, portando l’età minima di accesso ai servizi sempre più vicina ad inizio pubertà.

La motivazione che é stata data é che, sebbene si conoscano e siano chiari i rischi di tale decisione, non é etico e a volte può essere psicologicamente dannoso impedire che i trattamenti vengano applicati in giovanissima età.

L’update delle linee guida inoltre sarebbe giustificato quindi da ragioni psichiatriche, poiché molti medici che si occupano di disforia e riassegnazione di genere hanno affermato che un inizio tardivo delle terapie potrebbe portare a casi di suicidio e di malattia mentale dovuti alla profonda frustrazione dei pazienti “abbandonati” al loro genere sbagliato.

Nel mentre, una psicologa del gruppo, Erica Anderson, ora però non più operativa, é stata accusata da diversi genitori di essere stata molto superficiale e di aver offerto ai loro figli ormoni alla prima visita e dopo pochi minuti di colloquio (nulla di nuovo, ricordate Tavistock?).

La stessa ha ripetuto più volte che tutte quelle leggi introdotte ultimamente in alcuni stati conservatori per cui non é possibile fare alcuna transizione fino al raggiungimento della maggiore età siano estremamente crudeli perché priverebbero il paziente di vivere la  “pubertà giusta” insieme ai coetanei ed insieme ai propri cari, rendendo la vita dell’individuo e della famiglia un vero e proprio inferno.

Ma se da una parte abbiamo la idolatrizzazione dell’iniezione ormonale, dall’altra vi sono anche medici che si pongono dei dubbi, molti dubbi, serissimi dubbi.

Innanzitutto sulla sicurezza di certe procedure off label utilizzate su pazienti giovani, poi sull‘età dei pazienti, e, cosa ancora più importante, il perché si abbia una crescita esponenziale di casi di disforia di genere specialmente tra i bambini.

Uno di questi medici si chiama Julia Mason, una pediatra dell’Oregon assolutamente controtendenza che in recente articolo del WSJ si lamenta di come in USA non sia nemmeno possibile mettere in dubbio la questione bambini transgender.

“Quello é un vero e proprio taboo”, dice. 

La stessa, tuttavia, sostiene di non capacitarsi ad esempio di come il numero di bambini che soffre di disforia di genere sia aumentato in maniera così incredibile negli ultimi anni. Qualcuno dei suoi colleghi, sicuramente più liberal chic della Mason, alla stessa domanda aveva risposto che “oggi é caduto lo stigma sociale che vede nel genere di nascita una catena da cui non potersi liberare“, così ha risposto la già citata Anderson ad esempio.

Tuttavia comprendere perché i casi di disforia di genere siano aumentati non é semplice perché la questione include al suo interno un’analisi trasversale di molteplici componenti in parte sociali, in parti puramente chimico-fisiche, in parte ambientali.

Oggi non sono aumentati solo i casi di disforia di genere, ma sono aumentati anche i casi di autismo, di iperattività, di disturbi dell’attenzione. E parallelamente é aumentata la medicalizzazione dell’infanzia, dagli ormoni al Ritalin, farmaci spesso somministrati off label con rischi per la salute anche e soprattutto sul lungo periodo.

Questo però pare non spaventare i medici. Anzi. Quindi sicuramente lo spostamento generale verso la medicalizzazione dell’infanzia appare chiaro e questo sicuramente può fornire un dato interessante riguardo all’incasellamento medico di certe pratiche relative a certi comportamenti infantili.

La parte sociale nasce invece da una sovraesposizione mediatica alla questione del cambio di genere. Molte star di Hollywood hanno figli che hanno cambiato sesso e li esibiscono come fenomeni da baraccone alla mercé dei giornalisti e dei paparazzi che immortalano la famigliola felice.

Chi guarda dall’altra parte dello schermo recepisce che quello sia cool e che semmai il proprio figlio o figlia dovessero mostrare qualche segno di malessere legato al genere sarebbero i primi a correre in clinica.

La parte ambientale é forse la cosa più difficile da affrontare, ma porta con sé un amaro risvolto. Si potrebbe ipotizzare che vi siano elementi ambientali che modificano in maniera consistente lo sviluppo dell’essere umano, come ad esempio i ben noti ormoni somministrati agli animali negli allevamenti, oppure pesticidi come l’atrazina, di cui il suolo americano pare essere davvero pieno. Ecco parliamo proprio di quella.

Tyrone Hayes, un biologo di Berkley che ha condotto un lunghissimo studio sul rapporto tra atrazina e comportamento sessuale delle rane, ha concluso, dati alla mano, che gran parte delle rane sottoposte all’esperimento, al termine dello stesso avessero cambiato comportamento sessuale, sebbene la genetica non fosse cambiata.

Hayes, che ricordiamo ha avuto i suoi studi non solo pubblicati ma anche peer-reviewed, quindi i dati e le conclusioni hanno  avuto una sorta di imprimatur da parte dei colleghi, si é occupato di atrazina e rane dal 1990 e ha più volte informato le autorità del fatto che questa sostanza potesse essere molto dannosa non solo per gli animali ma anche per l’uomo, anche perché aveva notato che le rane rischiavano l’estinzione a causa del comportamento sessuale anomalo e per il fatto che non gracidassero più.

L’EPA, Environmental Protection Agency negli Stati Uniti non ha sentito ragioni e non più tardi di due anni fa scarsi ne ha approvato nuovamente l’utilizzo, dopo che in Europa invece di atrazina non si parla più già da un po’.

Gli studi di Hayes si sono nel frattempo diffusi a più livelli e diversi stati americani hanno chiesto che il pesticida dagli effetti endocrini noti fosse bandito sul loro suolo, uno tra tutti le Hawaai.

E veniamo alla parte dolente. Il più grande produttore dell’atrazina é SYNGENTA, e nemmeno a dirlo ha tra i fondatori e sostenitori i soliti noti, ovvero, Bill & Melinda Gates, i quali non possono non conoscere gli studi di Hayes e del pericolo endocrino sull’uomo, anche perché quando il biologo scoprì e rese noti gli effetti dell’atrazina lavorava proprio per SYGENTA, la quale gli aveva commissionato guarda caso una ricerca sugli effetti della sostanza sugli animali.

Una volta che Hayes scoprì l’amara sorpresa e la condivise ma non solo con SYGENTA, questa passò a minacciare pubblicamente e offendere le ricerche e la persona stessa di Hayes.

“Quale miglior ghiotta occasione per un depopolamento felice”, avranno quindi pensato i due filantropi quando EPA nel 2020 ha confermato l’utilizzo dell’atrazina.

Attenzione, perché dalla rana bollita di Chomsky alla rana transgender di Hayes il passo é breve.

MARTINA GIUNTOLI

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