Così il governo ha distrutto il turismo. E la concorrenza ringrazia

I dati del 2021 per il settore turistico in Italia sono semplicemente disastrosi: 120 milioni di presenze in meno, un crollo che arriva al 71% nelle città d’arte; a lanciare l’allarme è Confcommercio con  un’indagine realizzata in collaborazione con SWG e su dati Istat e Bankitalia. Circa 12 mila le imprese a rischio chiusura, con una perdita per il pil nazionale che si aggira intorno ai 20 miliardi e, cosa ancora più drammatica, con una enorme ricaduta sull’occupazione, con mezzo milione di posti di lavoro che rischiano di andare in fumo.

A fronte del disastro italiano i nostri più diretti competitori hanno di che festeggiare, la Spagna ad esempio ha ormai quasi raggiunto il livello di ingressi turistici di prima della pandemia e lo stesso vale per la Grecia. Meno brillanti i dati della Francia che però sono decisamente migliori rispetto a quelli italiani, infatti i cugini mettono sì gli obblighi, ma tolgono le restrizioni.

In pratica ad essere penalizzati sono i Paesi del “rigore sanitario” e ovviamente il primo della lista è l’Italia che, sotto la guida illuminata di Draghi, Speranza e Figliuolo ha imposto le misure più severe del mondo con l’intento, almeno a sentire loro, di tutelare la salute pubblica.

I dati mostrano in maniera incontestabile che quelle misure non hanno avuto nessun impatto a livello sanitario (la Gran Bretagna, che non hai mai applicato il green pass al di fuori dei grandi eventi ed ha recentemente eliminato ogni restrizione ha dati migliori dei nostri), ma oltre ad aver cancellato i diritti costituzionali di milioni di cittadini hanno messo in ginocchio il settore turistico, oltre a molti altri servizi, come la ristorazione.

Ma se il 2021 è stato l’annus horribilis per il turismo italiano il 2022 si apre con auspici ancora peggiori: basti pensare all’agghiacciante pubblicità che il nostro Paese si è fatto nei primi giorni dell’anno, cacciando dal prestigioso hotel Danieli (in svendita) una star internazionale come John Malkovich, reo di avere il green pass scaduto.

Se questo è il trattamento che il Bel Paese riserva ai divi si può immaginare cosa accada alle persone comuni, penseranno i potenziali visitatori stranieri.

Il turismo in Italia rappresenta il 6% del Pil e dell’occupazione nazionale, ma genera indirettamente una quota che raggiunge il 13% della nostra ricchezza, ed è dunque un settore strategico, anche dal punto di vista dell’immagine internazionale del Paese.

Distruggerlo è parte di una lucida follia, in quanto a fare la parte del leone in questo ricco settore sono aziende medie e piccole, o addirittura microimprese come i numerosissimi bed & brekfast. Si tratta proprio di quelle attività economiche che, in nome del grande reset, vanno cancellate per fare spazio alle grandi multinazionali, che nei progetti delle élite globali devono essere le uniche a gestire la ricchezza globale.

ARNALDO VITANGELI

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