Come è noto ormai da qualche tempo, il mandato di Giuliano Amato come giudice costituzionale terminerà il 18 settembre. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha nominato il suo sostituto alla Consulta: Marco D’Alamberti, professore emerito di diritto amministrativo proveniente dagli stessi ambienti di Sabino Cassese, già parte del governo Draghi in qualità di consigliere giuridico della Presidenza nonché amico ed ex collega del primo ministro uscente.

La legittimità costituzionale dell’obbligo vaccinale anti-Covid sarà oggetto di esame da parte della Corte Costituzionale il prossimo 29 novembre, come da udienza stabilita. Non sembra tuttavia che con il subentro di D’Alamberti cambierà molto. Si è arrivati al rimando alla Consulta in seguito a diverse pronunce di Tribunali nazionali in merito a contenziosi derivanti dall’obbligo all’inoculazione del farmaco.

Attraverso tali sentenze si è visto come la questione del dubbio sull’anti-costituzionalità dell’obbligo sia stata più volte sollevata. Gli articoli della Costituzione che i promotori delle cause ritengono siano stati violati sarebbero molteplici e non riguarderebbero solo il diritto italiano ma anche quello internazionale: la decisione della Corte dovrà tener conto di vari parametri quali la sicurezza, il diritto all’autodeterminazione dell’individuo e la salute pubblica.

Nel caso specifico delle professioni sanitarie, è stato il TAR lombardo a rinviare per due volte alla Corte Costituzionale la vicenda, esplicitando come il mancato adempimento dell’obbligo determini la sospensione dall’esercizio della professione e sia annotato nel relativo albo professionale.

Questo aspetto in particolare sarebbe uno dei punti cardine della questione, in quanto non vi sarebbe proporzionalità, né ragionevolezza, nel rapporto causale tra il mancato adempimento e la sospensione dall’esercizio. Ma vi sarebbe ovviamente altro, come ad esempio l’eccessiva penalizzazione del sanitario autonomo rispetto al sanitario dipendente in quanto per il primo non si può prevedere una ricollocazione ad altra mansione. In ultima analisi, vi sarebbe poi anche un doppio profilo di interessi lesi: quello del sanitario e quello del paziente che non beneficia delle cure del sanitario sospeso.

Oggi solo sui sanitari continua a gravare l’obbligo vaccinale, che per altre categorie come over 50 e insegnanti invece è ormai stato eliminato. Quindi a oggi vi sono ancora sanitari sospesi dall’esercizio professionale poiché inottemperanti alla prescrizione. Tutti questi lavoratori ingiustamente sospesi e rimasti senza alcun mezzo di sostentamento chiedono giustizia per aver esercitato il loro libero diritto alla scelta.

Ce l’avranno?

MARTINA GIUNTOLI

 

 

 

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