Conferenza stampa sui vaccini: i giornalisti sono peggio del governo, molto peggio

Attesissima la conferenza stampa di Speranza, Figliuolo e Locatelli prevista per questa mattina alle 10,30. Sui social si pronosticavano catastrofi, in particolare per quanto riguarda i green pass o obblighi vaccinali incombenti. Invece, nulla di tutto ciò. La conferenza stampa è servita a ribadire quanto già si sa, e persino (volendo proprio leggere tra le righe) a gettare un po’ di acqua sul fuoco delle paranoie che la stampa stessa sta fomentando.

Ma andiamo con ordine. In apertura, Speranza ribadisce l’importanza di distanziamento e mascherine, e fa un po’ ridere sentirlo sottolineare “anche alle manifestazioni”, cioè quelle contro di lui e i suoi provvedimenti. Figliuolo riepiloga i suoi successi, ma sommando per la prima volta i guariti ai vaccinati in modo da poter annunciare l’86,5% di “protetti”. Garantisce sufficienti scorte per la terza dose, pur ammettendo con un po’ di nostalgia che molto difficilmente si arriverà di nuovo a quelle 500mila inoculazioni al giorno che sono il suo fiore all’occhiello. Ci dice comunque che i mesi dicembre-febbraio saranno “i più difficili” (possiamo aspettarci dell’altra propaganda del terrore almeno fino a primavera).

Locatelli rilancia lo slogan di questi giorni, ovvero “la pandemia dei non vaccinati”. Ma spiega con dovizia che si chiama così perché i non vaccinati saranno le “vittime” e non gli untori. Chissà se i giornalisti hanno capito. Dice che la terza dose è sicurissima perché l’ha fatta lui e sta bene (quindi scientificamente il test è conclusivo). Poi arriva uno dei due argomenti scottanti di oggi: i bambini. Locatelli parla di “opportunità” che sarà offerta, che il vaccino è stato già approvato dalla FDA, che lo raccomandano tutte le Società Pediatriche (ah ma allora ci fidiamo), e che sarà pronto per Natale.

Non una parola, da tutti e tre, sul green pass. Non viene neppure nominato.

Poi arrivano le domande dei giornalisti, e si scatenano le belve. Le domande sono tutte di questo tenore: accorcerete la durata del pass a 6 mesi? Non sarebbe opportuno togliere la possibilità del tampone per il pass? Non sarà il caso di obbligare i bambini a vaccinarsi e dare loro il green pass? Non sarebbe meglio proibire le manifestazioni no pass? I rappresentanti del governo sembrano addirittura in imbarazzo nel contenere il fuoco di fila di domande che chiedono solo obblighi e costrizioni.

Speranza, costretto a menzionare il green pass che fino a quel momento aveva evitato accuratamente, ribadisce più volte che non ci sarà alcuna modifica in senso restrittivo al meccanismo del pass. Arriva al punto di innervosirsi e mettere un punto alle domande in proposito, perché le belve, affamate di costrizioni, non smettono di pressarlo. Anche le domande sui bambini, che insistono sulla possibilità di meccanismi vessatori, costringono Locatelli a ribadire che non c’è in programma alcun obbligo e che il vaccino pediatrico sarà “un’opportunità”. Poi si sa, il governo cambia idea di continuo, ma la delusione tra i giornalisti presenti per tutto questo lassismo è palpabile.

Precisazioni varie su terze dosi agli over 60 in futuro, a chi ha fatto J&J o Sputnik (sembrano tenerci tantissimo, si ripete varie volte che tutti costoro “devono fare il vaccino mRna”, chissà come mai?), sullo stato di emergenza che sarà deciso non prima di dicembre. Ma nell’insieme la conferenza stampa, per chi si aspettava annunci di obblighi, costrizioni e lager è stata una delusione. In primis ovviamente per i media che già pronosticavano il divertimento.

La sensazione, forse sbagliata chissà, è che questa conferenza sia stata fatta invece per placare gli animi. Il green pass trattato come una patata bollente da menzionare il meno possibile, futuri nuovi obblighi continuamente esclusi a favore di un ecumenico “gli italiani sono i più bravi d’Europa, non occorre nulla”, non una parola sui contagi e le proteste, tutto concorre ad un quadro tranquillizzante fornito per calmare un Paese ormai in ebollizione.

Bisogna capire ora se si tratta di una pezza messa su al momento, rimandando i provvedimenti vessatori a quando i rivoltosi si saranno stancati, oppure se stiamo assistendo a un cambio di strategia dettato dal timore dell’esasperazione popolare. Staremo a vedere. Fatto sta che i giornalisti non hanno avuto il sangue che tanto bramavano, e questa già di per sé è una buona notizia.

DEBORA BILLI

Debora Billi

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