L’attesissima conferenza stampa di fine anno del presidentissimo Draghi si è aperta con una surreale chiosa del presidente dell’ordine dei giornalisti sul ruolo essenziale della stampa libera nella difesa della democrazia, della libertà e del pluralismo. Tralasciando il fatto che l’Italia si trovava, già prima del Covid, in fondo alla classifica per la libertà di stampa, va detto che dopo due anni di propaganda sfacciata e di censura di tutte le opinioni, anche solo parzialmente difformi, rispetto alla gestione della pandemia da parte del governo, la premessa appare come un esordio comico.

Nell’intervento di Draghi il livello di propaganda sfacciata si è mantenuto a livelli altissimi. Draghi, così come i giornalisti, vivono in una realtà parallela dove i fatti oggettivi non contano nulla se contraddicono il racconto del potere, e possono essere tranquillamente ignorati.

Il banchiere prestato alla politica ha sottolineato, ancora una volta, come i vaccini siano il mezzo più efficace e sicuro per combattere la pandemia, oltretutto mentendo (di nuovo) nell’affermare che i morti sono praticamente tutti non vaccinati. Naturalmente nessun cenno e nessuna domanda su un dato clamoroso; come lui stesso afferma, in Italia ed in Europa la percentuale di vaccinati è la più alta del mondo, ma che proprio in Europa si concentri la maggior parte dei contagi, dei ricoveri e delle morti.

Per Draghi ora è arrivato il momento di vaccinare anche i bambini, e su questo assicura che il governo sta lavorando con il massimo impegno. Sembra più una minaccia che una rassicurazione.

Sempre sul tema Covid, rispondendo alle domande dei giornalisti, l’ex presidente della BCE ha sottolineato come l’arrivo della variante Omicron imponga di modificare alcuni aspetti della strategia sanitaria, sottoponendo anche i vaccinati ai tamponi per assicurarsi che non siano infetti e contagiosi. Anche in questo caso si tratta di una bugia, visto che l’ondata di contagi che ha interessato Italia ed Europa già prima dell’arrivo della nuova variante mostra il fallimento dei vaccini nel bloccare la diffusione anche con le varianti precedenti.

Rispondendo ai giornalisti su ulteriori misure restrittive come l’obbligo vaccinale o il lockdown per non vaccinati Draghi non si è sbottonato, affermando che il governo sta valutando le misure da intraprendere.

L’altro tema che ha tenuto banco, insieme alla pandemia, è stato quello dell’elezione del presidente della Repubblica, sul quale il presidente del Consiglio è stato incalzato con numeroso domande.

Draghi vuole il Quirinale, e lo ha fatto capire in maniera chiarissima, sottolineando che gli obbiettivi che il suo governo si era dato sono stati raggiunti (ma allora perché siamo ancora in stato di emergenza?), enfatizzando il ruolo centrale del Parlamento (che ha sempre ignorato) e affermando la responsabilità delle forze politiche che hanno dato vita all’esecutivo e la poca rilevanza del suo destino personale.  Ma come? Non ci era stato detto che lui era l’Eletto? Una sorta di super uomo le cui straordinarie doti e la cui incredibile influenza e credibilità internazionale erano indispensabili all’Italia? Non è in nome di questa eccezionalità che partiti lontanissimi politicamente hanno dato vita a un governo? Se il parlamento ha il compito e i mezzi per portare l’Italia fuori dalla pandemia e garantire la crescita economica perché mai hanno dovuto nominarlo presidente del Consiglio con quei pieni poteri che Salvini sognava?

Draghi ha parlato, ovviamente, anche di Europa, sostenendo l’esatto opposto di quanto ci aveva sempre detto. Ai giornalisti preoccupati per la crescita abnorme del debito pubblico di questi due anni l’ex capo della banca centrale europea ha risposto che dal debito si esce con la crescita, non con l’austerità, e dunque con politiche espansive. Il contrario di quanto predicato e imposto fino a ieri ai governi, primo fra tutti quello greco.

Ma non basta, il Presidentissimo ha anche sostenuto che le regole dell’UE sono state dannose per l’economia, e poco importa che di quelle regole lui sia stato uno dei principali ispiratori. Scurdammuce o passat’, potrebbe essere la sintesi.

Sulla politica estera, infine, Draghi ha fatto affermazioni molto significative e per certi versi clamorose. Ha dapprima sostenuto la necessità per l’Europa di dotarsi di un proprio esercito (e fin qui, macroniano) affermando che la Nato ha priorità diverse dall’UE. Ma poi c’è stato persino spazio per una svolta velatamente filo russa. Il capo del governo ha sostenuto infatti, rispondendo a varie domande sul costo dell’energia, che le sanzioni economiche alla Russia danneggiano più noi che loro, che Mosca è un interlocutore molto importante e che la crisi Ucraina è stata causata dal mancato rispetto degli accordi da entrambe le parti.

Riassumendo possiamo dire che Draghi punta a dirigere l’Italia dal Quirinale su una visione del mondo in cui un Europa sempre più unita (ed armata) dialoga alla pari con le grandi potenze in uno scenario di collaborazione multipolare per risolvere le grandi sfide come la pandemia e i cambiamenti climatici, ovviamente adottando alla lettera le soluzioni che le élite indicano con il loro Grande Reset.

ARNALDO VITANGELI

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