Concessioni balneari, si fa di nuovo come dice lui: che è poi il metodo con il quale il primo ministro Draghi governa. In Senato ieri, giovedì 26, si è raggiunto l’accordo per sbloccare il Ddl Concorrenza. E’ stato tutto molto rapido, esattamente come voleva Draghi, che in mancanza di rapidità avrebbe chiesto per l’ennesima volta un voto di fiducia sul testo base varato dal Governo.

L’accordo raggiunto al Senato, in sostanza, dà incarico al Governo di fare come meglio ritiene: almeno per quel che riguarda le concessioni balneari, che erano uno dei principali nodi da sciogliere.

Ce lo chiede l’Europa, e le concessioni balneari prima destinate a scadere nel 2033 scadranno invece nel 2024. Questo lo hanno graziosamente inghiottito da mesi anche le forze politiche di maggioranza, come Lega e Forza Italia, che prima giuravano: Giammai! Restavano però da definire gli indennizzi per i concessionari uscenti: un aspetto nel quale Lega e Forza Italia sembrava volessero riversare i maldipancia scaturiti dalla scadenza anticipata delle concessioni. Ora il Senato ha demandato la quantificazione a decreti attuativi emanati dal Governo.

Praticamente, il Parlamento – il potere legislativo – si è arreso senza condizioni al potere esecutivo del Governo. Non una parola infatti su come andranno calcolati gli indennizzi: si prescrive soltanto che siano a carico dei concessionari subentranti (così non graveranno sulle casse dello Stato) e che rispondano a “criteri uniformi”. E’ come se il Senato avesse raccomandato al Governo di voler bene alla mamma. Chi mai vorrebbe adottare criteri normativi non uniformi?

I criteri di risarcimento dunque, purché omogenei, usciranno da un uovo di Pasqua. Una somma una tantum uguale per tutti? Il corrispettivo dei mancati guadagni fino al 2033, calcolato in base alle denunce dei redditi degli anni precedenti? Un risarcimento più o meno parziale degli investimenti effettuati ma non sfruttati fino in fondo?  Non si sa. L’accordo raggiunto in Senato (o meglio, la resa del Senato) non contiene i riferimenti dei quali si era finora si era parlato: avviamento, valore residuo dei beni immobili, scritture contabili, perizie giurate.

Le attuali concessioni balneari sono spesso indifendibili: canoni ridicoli, gestioni trasmesse di generazione in generazione nell’ambito della stessa famiglia come se le spiagge fossero feudi eccetera.

Però la concorrenza che “Ce lo chiede l’Europa” è quella che consente ai grandi gruppi europei di partecipare alle gare per gestire le spiagge italiane. E’ la concorrenza in cui i pesci più grandi e più dotati di appetito si pappano i pesci piccoli.

Sono circa 30.000 le piccole e piccolissime imprese che gestiscono le concessioni balneari in Italia. Potranno mai competere su un piede di parità (un concetto di cui l’Europa si riempie la bocca) con i grandi gruppi per aggiudicarsi le concessioni balneari? E’ come costringerle a giocare una partita coi dadi truccati, e dire che vincerà il migliore.

GIULIA BURGAZZI

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